La truffa dei nuovi lupi di Wall Street: “Attirati via Facebook e WhatsApp”
di Massimo FerraroROMA – Non c’è un Jordan Belfort, a cui Leonardo DiCaprio diede volto e voce nel film di Martin Scorsese The Wolf of Wall Street, ma l’operazione è la stessa. Seppur aggiornata ai giorni nostri, con annunci fasulli sui social e broker con l’IA. Sono circa 200 i risparmiatori da tutto il mondo iscritti nel gruppo Discord dei truffati dall’azione pump and dump sulle azioni di Ostin Technology Group. Più di 13 milioni di dollari spariti in un attimo. Ma sono solo una parte, non tutte le vittime si sono fatte avanti. Intanto il titolo della piccola società cinese che produce schermi per pc e ha 200 dipendenti rimane quotato al Nasdaq.
Ad aprile le sue azioni venivano scambiate a 80 centesimi a pezzo, poi per due mesi sono state “ingras…
ROMA – Non c’è un Jordan Belfort, a cui Leonardo DiCaprio diede volto e voce nel film di Martin Scorsese The Wolf of Wall Street, ma l’operazione è la stessa. Seppur aggiornata ai giorni nostri, con annunci fasulli sui social e broker con l’IA. Sono circa 200 i risparmiatori da tutto il mondo iscritti nel gruppo Discord dei truffati dall’azione pump and dump sulle azioni di Ostin Technology Group. Più di 13 milioni di dollari spariti in un attimo. Ma sono solo una parte, non tutte le vittime si sono fatte avanti. Intanto il titolo della piccola società cinese che produce schermi per pc e ha 200 dipendenti rimane quotato al Nasdaq.
Cos'è la truffa del pump and dump, la tecnica del lupo di Wall Street: azioni gonfiate poi il crollo
Ad aprile le sue azioni venivano scambiate a 80 centesimi a pezzo, poi per due mesi sono state “ingrassate” con un’azione manipolatoria - come quella utilizzata dal lupo Belfort - che ha gonfiato il titolo del 1.025%. Fino al 26 giugno 2025, quando sono diventate carta straccia in una manciata di minuti. «È il dies horribilis, non lo scorderò mai». A parlare con Repubblica è Toni Occhiello, cittadino italoamericano, che nella trappola finanziaria ha perso 39 mila dollari. È bastato un click su una inserzione di Facebook per entrare nella rete. Sulla vicenda hanno acceso i fari l’Fbi e la Sec, l’autorità che vigila sul mercato negli Usa, che hanno ricevuto numerose segnalazioni e denunce. Il Bureau ha aperto una linea telefonica di assistenza, di supporto psicologico e contro i suicidi. A febbraio, gli agenti federali hanno concluso un’indagine su un caso analogo e hanno sequestrato beni per oltre 200 milioni di dollari. L’epilogo che Occhiello, uno dei circa dieci italiani coinvolti, auspica per la sua vicenda.
Pump and dump su Ost: le inserzioni di Meta
Per lui l’incubo è iniziato a fine aprile. Su Facebook si imbatte in un annuncio sponsorizzato in cui Richard Quest, celebre giornalista di Cnn Business, consiglia di iscriversi al suo gruppo di investimenti. Il post reindirizza a un gruppo su WhatsApp, apparentemente affiliato a una società di investimenti, reale e affermata, con sede in Colorado. Il Ceo della società, probabilmente un bot con la sua foto profilo, partecipa alla conversazione con suggerimenti e consigli.
Ma è su una chat parallela, con una sedicente esperta finanziaria, che vengono indicati i titoli su cui puntare e si fanno sempre più pressanti le richiesti di investimento. Occhiello e altre centinaia di persone tra Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Israele, vengono convinte a puntare con decisione il proprio capitale su Ost. «Verrà acquisita da una società americana», così viene motivata la richiesta e la costante crescita di valore per azione dell’oscura azienda cinese, passata da 0,8 a 9 dollari in meno di due mesi. La realtà è ben diversa.
«Era un continuo fare previsioni sui rialzi del titolo. E poi puntualmente si realizzavano». Anche Gianmichele Bertalmio ha perso dei soldi, 14 mila dollari, tutti i suoi risparmi. Ha visto l’annuncio sui social, ha seguito i consigli, ha visto il grafico crescere e poi è rimasto bruciato. A differenza di Occhiello, non era la prima volta che investiva.
Ost, il crollo al Nasdaq in pochi secondi
Il titolo Ost è stato gonfiato per settimane da acquisti massicci per essere più appetibile ai risparmiatori che nel frattempo venivano attirati con le inserzioni sulle piattaforme Meta e persuasi a investire massicciamente. Questa manovra speculativa è conosciuta come pump and dump: dopo la rapida salita, il gruppo di investitori dietro al raggiro vende contemporaneamente le proprie azioni. Il titolo crolla, chi ha impegnato il proprio capitale perde tutto o quasi. «Alle 19.30 del 26 giugno mi appare su WhatsApp un messaggio drammatico – ricorda Occhiello – ci dicono che un gruppo di speculatori ha avviato una manovra di short contro il nostro titolo». È falso, è già iniziata la grande fuga organizzata. Il titolo scende a 8 dollari e non si ferma, viene sospeso per un paio d’ore. «Ero davanti al pc con il mouse in mano, è successo in 7-8 secondi – racconta Bertalmio – ho visto una lunga candela rossa, non ho potuto fare nulla».
Le denunce e la risposta di Meta
Chi ha coordinato le vendite ha realizzato profitti per milioni di dollari, per mesi si è fatto inoltrare gli screenshot degli avvenuti acquisti di azione per poi vendere allo scoperto con precisione. Ora una decina di cittadini italiani sta cercando di unirsi alla class action formata negli Stati Uniti. Oltre alle denunce negli Usa, i legali hanno appena presentato una denuncia in Procura e alla Consob, ma le difficoltà di rientrare in possesso del denaro perso sono evidenti. Quarantadue Procuratori generali hanno inviato una lettera all’azienda di Mark Zuckerberg per sollecitare un intervento deciso contro la proliferazione di contenuti ingannevoli sulle piattaforme del gruppo. Meta, rispondendo a questo giornale, riconosce che le truffe online sono in aumento e sempre più sofisticate, e aggiunge: «Non vogliamo questo tipo di contenuti sulle nostre piattaforme, motivo per cui continuiamo a investire in soluzioni tecnologiche per contrastare con determinazione le truffe, fornire agli utenti avvisi e strumenti per proteggersi e collaborare con banche, governi e forze dell’ordine per fermare questi criminali».
Per i risparmiatori truffati non è solo una questione economica, c’è anche da affrontare l’imbarazzo per quanto accaduto. E da intraprendere un percorso di sostegno psicologico. «Per me è una piaga ancora viva». Non si nasconde Bertalmio che, come Occhiello, ancora riceve messaggi. «Sai qual è il paradosso? Continuano a scrivermi, mi assicurano che riavrò indietro i miei soldi. Devo solo tornare a investire».