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Ex Ilva, Taranto non si fida dell’intesa sulla decarbonizzazione: “Più tutele sulla salute”

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Il sindaco frena: “Accolte le nostre richieste ma non è un accordo di programma”. Critici ambientalisti e associazioni
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TARANTO – Il gioco di parole proferito involontariamente dal segretario della Uilm tarantina, Davide Sperti, restituisce la dimensione esatta della partita sull’ex Ilva di Taranto. «L’aria sembra buona», dice il sindacalista nel pomeriggio inoltrato di ieri a chi lo interroga su quanto stesse accadendo nelle stanze di Palazzo Piacentini, dove era in corso la riunione per definire l’accordo di programma per la decarbonizzazione del siderurgico. Se l’aria sarà buona davvero, a Taranto, sarà il tempo a dirlo. Anche se scontento e rabbia già serpeggiano in città. La certezza è che l’accordo vede il bollo di tutte le amministrazioni locali e nazionali. Dunque, anche del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, protagonista di dimissioni lampo – poi ritirate - proprio per via delle polemiche legate all’intesa, che ora Bitetti elogia.

TARANTO – Il gioco di parole proferito involontariamente dal segretario della Uilm tarantina, Davide Sperti, restituisce la dimensione esatta della partita sull’ex Ilva di Taranto. «L’aria sembra buona», dice il sindacalista nel pomeriggio inoltrato di ieri a chi lo interroga su quanto stesse accadendo nelle stanze di Palazzo Piacentini, dove era in corso la riunione per definire l’accordo di programma per la decarbonizzazione del siderurgico. Se l’aria sarà buona davvero, a Taranto, sarà il tempo a dirlo. Anche se scontento e rabbia già serpeggiano in città. La certezza è che l’accordo vede il bollo di tutte le amministrazioni locali e nazionali. Dunque, anche del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, protagonista di dimissioni lampo – poi ritirate - proprio per via delle polemiche legate all’intesa, che ora Bitetti elogia.

Intesa Ex Ilva, il sindaco Bitetti frena

«Abbiamo sottoscritto un documento, non un accordo di programma, che recepisce le nostre richieste. In particolare – dice - il testo riporta “l’obbligo vincolante della piena decarbonizzazione del sito di Taranto che impone ai soggetti interessati lo spegnimento delle aree a caldo alimentate a carbone”. In nessun passaggio si fa cenno all’ipotesi di approvvigionamento tramite nave gasiera. Ma alla “tutela occupazionale quale principio inderogabile”. Non meno importante è il richiamo alla tutela della salute e al previsto potenziamento della rete sanitaria locale. A questa giornata attribuisco la giusta importanza».

Ambientalisti e associazioni contro l’intesa

Non altrettanto contente, invece, le associazioni. Da Giustizia per Taranto e Peacelink c’è un ricorso al Tar contro la nuova autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’ex Ilva. «Ho messo in guardia contro la possibilità di sottoscrivere accordi di programma con il governo, ritenendo che tali intese indebolirebbero il ricorso al Tar», afferma il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti. «Ho consegnato al Prefetto una lettera contenente anche proposte operative, ossia bonifiche e interventi per rompere con la logica del carbone». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Massimo Castellana, di Genitori Tarantini, critico sull’accordo. «Siamo per un no, netto, all’accordo di programma. Noi siamo dell’idea che qualsiasi accordo che riguardi Taranto debba essere preparato e discusso a Taranto. Si deve prevedere la chiusura dell’impianto, perché bisogna fare uscire immediatamente Taranto dalla lista delle zone di sacrificio. Poi chiediamo di inserire i lavoratori dell’ex Ilva nelle bonifiche e una no tax area per attrarre investitori per impegnarsi nello sviluppo sostenibile».

Così anche Massimo Ruggeri di Giustizia per Taranto: «Siamo totalmente contrari all’accordo. Non sono chiari i costi, che si prevede di scaricare sul gestore, circa 10 miliardi di euro che nessuno si sobbarcherà. E se fallisce l’accordo si mantiene l’Aia, con tre altiforni per 12 anni. Infine, c’è la partita dei Dri: ci sarebbe una nuova azienda che fornirà preridotto per tutti i siderurgici che faranno richiesta. Un nuovo business, che lascerà un enorme buco quando e se dovessero dismettere gli altiforni».

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