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Palazzo Chigi vuole meno Cina nelle partecipate

(ansa)

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Il governo studia un piano per portare i soci cinesi fuori da Cdp Reti, la società pubblica che gestisce gli investimenti in Snam, Terna e Italgas
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ROMA - Vendi e esci. Il governo italiano vuole accompagnare i cinesi alla porta delle società, partecipate e private, ritenute strategiche. Il piano di Palazzo Chigi punta a fare leva sulla sicurezza nazionale per togliere un elemento di disturbo a Donald Trump, impegnato in una crociata contro Pechino sul mercato delle tecnologie innovative e degli investimenti strategici. Allo stesso tempo - spiegano fonti dell’esecutivo - le stesse aziende potrebbero operare con più facilità sul mercato statunitense, evitando limitazioni proprio a causa della presenza di un socio cinese.

Ecco perché nel dossier è finita Cdp Reti, la società pubblica che gestisce gli investimenti per lo sviluppo di infrastrutture energetiche in Snam, Terna e Italgas. L’obiettivo di breve termine è portare State Grid Europe, la divisione europea dell’omonima società cinese, a ridurre la quota attuale (35%). Nel medio termine, invece, si punta a un consiglio d’amministrazione senza i suoi rappresentanti.

Un’attenzione…

ROMA - Vendi e esci. Il governo italiano vuole accompagnare i cinesi alla porta delle società, partecipate e private, ritenute strategiche. Il piano di Palazzo Chigi punta a fare leva sulla sicurezza nazionale per togliere un elemento di disturbo a Donald Trump, impegnato in una crociata contro Pechino sul mercato delle tecnologie innovative e degli investimenti strategici. Allo stesso tempo - spiegano fonti dell’esecutivo - le stesse aziende potrebbero operare con più facilità sul mercato statunitense, evitando limitazioni proprio a causa della presenza di un socio cinese.

Ecco perché nel dossier è finita Cdp Reti, la società pubblica che gestisce gli investimenti per lo sviluppo di infrastrutture energetiche in Snam, Terna e Italgas. L’obiettivo di breve termine è portare State Grid Europe, la divisione europea dell’omonima società cinese, a ridurre la quota attuale (35%). Nel medio termine, invece, si punta a un consiglio d’amministrazione senza i suoi rappresentanti.

Un’attenzione specifica è rivolta a Terna: la natura di infrastruttura strategica e la tecnologia "criticita” sono le ragioni messe alla base della stretta anti-cinese.

In cima alla lista delle società private c’è Pirelli. I timori per un intervento restrittivo dell’amministrazione Usa sugli pneumatici con sensori informatici avrebbero portato Palazzo Chigi a valutare l’ipotesi di rendere più stringente il monitoraggio sul rispetto delle prescrizioni previste dal golden power del 2023.

Un’applicazione più rigida dei poteri speciali potrebbe avvicinare il ricorso a sanzioni nei confronti di Sinochem, il colosso statale cinese che possiede il 37% di Pirelli. Un modo per il governo di rilanciare una moral suasion che nelle scorse settimane avrebbe già registrato l’indisponibilità dei soci cinesi a farsi da parte.

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