L’assist di Lufthansa alla Svizzera: shopping di Boeing via Swiss per ridurre il surplus con gli Usa
di Franco ZantonelliMercoledì 13 agosto il Consiglio Federale, il collegio di 7 ministri che governa la Svizzera, ha tenuto la sua prima riunione ordinaria dopo la scoppola dei dazi al 39% sui prodotti elvetici destinati agli Stati Uniti, annunciata da Donald Trump il primo agosto scorso. Una riunione che si può definire ordinaria in tutti i sensi, visto che su quel tema specifico i governanti svizzeri non hanno cavato fuori dal cilindro alcuna contromisura. Si va avanti così- dicono -a trattare tramite delegazioni. Intanto gli input per affrontare Trump arrivano da fuori i palazzi istituzionali.
Lufthansa, ad esempio, che ha molto a cuore la controllata Swiss, essendo l’unica compagnia del gruppo, che include anche ITA Airways, ad aver totalizzato utili nel primo semestre dell’anno, si è fatt…
Mercoledì 13 agosto il Consiglio Federale, il collegio di 7 ministri che governa la Svizzera, ha tenuto la sua prima riunione ordinaria dopo la scoppola dei dazi al 39% sui prodotti elvetici destinati agli Stati Uniti, annunciata da Donald Trump il primo agosto scorso. Una riunione che si può definire ordinaria in tutti i sensi, visto che su quel tema specifico i governanti svizzeri non hanno cavato fuori dal cilindro alcuna contromisura. Si va avanti così- dicono -a trattare tramite delegazioni. Intanto gli input per affrontare Trump arrivano da fuori i palazzi istituzionali.
Lufthansa, ad esempio, che ha molto a cuore la controllata Swiss, essendo l’unica compagnia del gruppo, che include anche ITA Airways, ad aver totalizzato utili nel primo semestre dell’anno, si è fatta viva con Berna con quella che è stata definita una proposta di “contabilità creativa”. In sostanza Lufthansa, che ha in programma di acquistare 100 aerei dalla Boeing nei prossimi 7 anni, per una spesa di 21 miliardi di franchi, propone di effettuare la commessa dalla Svizzera, contribuendo in questo modo a far calare il deficit commerciale tra Berna e Washington. Deficit che ammonta a 48 miliardi di dollari e che figura tra i motivi per cui Trump ha preso particolarmente di mira i prodotti elvetici.
L’atteggiamento soft, impiegato dalla Svizzera nei confronti dei dazi doganali trumpiani, è un po’ che che ha conquistato Lufthansa. Lo scorso aprile, quando ancora il Tycoon era arrivato a minacciarli ben oltre il 50% nei confronti dell’Unione Europea, ricevendo una risposta altrettanto dura da parte di Bruxelles, il gruppo tedesco aveva pensato fosse buona cosa importare in Svizzera i 15 Boeing 787-9 Dreamliner ordinati prima della guerra commerciale e in attesa di venire consegnati. Per la Svizzera Trump aveva pensato a dazi del 31%, quindi inferiori a quelli poi introdotti. Soprattutto Berna non aveva alcuna intenzione di scendere in guerra con gli USA. Anche adesso, a quanto pare, Lufthansa non ha cambiato idea e la sua proposta di far arrivare nella Confederazione i 100 aerei ordinati dalla Boeing sembra andare in questa direzione. “Con Trump non si tratta”, affermano, tuttavia, i due terzi degli svizzeri, consapevoli dei danni occupazionali che creeranno i dazi al 39%, in un sistema produttivo votato all’esportazione.
Il numero uno di Swatch: “Contrattaccare con Usa”
Cavalcando questo stato d’animo, riprendendo il discorso poi accantonato sulle tariffe doganali che sembravano dover colpire anche l’oro, si è rivolto a muso duro al Consiglio Federale, dalle pagine del quotidiano Blick, il CEO del gruppo Swatch, Nick Hayek. “Trump vuole abolire i dazi sull’oro? E noi svizzeri- dice l’imprenditore multimiliardario -non dobbiamo accontentarci e dire grazie, ma passare all’offensiva”. In che modo? “È presto fatto! Imponiamo dei dazi d’uscita del 39% sui lingotti destinati agli Stati Uniti”. Berna ascolta questa ed altre proposte ma, per il momento, preferisce occuparsi d’altro Nella riunione del 13 agosto il tema forte è stato il rilancio del nucleare, dopo lo stop seguito al disastro di Fukushima.