L’Europa è ferma, nell’Unione il Pil del secondo trimestre cresce solo dello 0,2%
a cura della redazione EconomiaMILANO – La crescita in Europa si ferma. Nel secondo trimestre del 2025, il prodotto interno lordo (Pil) destagionalizzato è aumentato di appena lo 0,1% nell’area euro e dello 0,2% nell’Unione rispetto al trimestre precedente. Il dato, reso noto dall’Eurostat, registra la frenata di un continente che nei primi tre mesi dell’anno era cresciuto, seppur in modo contenuto: il Pil dei venti Paesi con la moneta unica era migliorato dello 0,6%, mentre quello dei 27 dello 0,5%.
Meno preoccupante il confronto anno su anno
Il confronto con il 2024 è meno preoccupante: rispetto all’anno scorso, tra aprile e giugno il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dell'1,4% nell'area euro e dell'1,5% nell'Ue, dopo rispettivamente un +1,5% e un +1,6% nel trimestre…
MILANO – La crescita in Europa si ferma. Nel secondo trimestre del 2025, il prodotto interno lordo (Pil) destagionalizzato è aumentato di appena lo 0,1% nell’area euro e dello 0,2% nell’Unione rispetto al trimestre precedente. Il dato, reso noto dall’Eurostat, registra la frenata di un continente che nei primi tre mesi dell’anno era cresciuto, seppur in modo contenuto: il Pil dei venti Paesi con la moneta unica era migliorato dello 0,6%, mentre quello dei 27 dello 0,5%.
Meno preoccupante il confronto anno su anno
Il confronto con il 2024 è meno preoccupante: rispetto all’anno scorso, tra aprile e giugno il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dell'1,4% nell'area euro e dell'1,5% nell'Ue, dopo rispettivamente un +1,5% e un +1,6% nel trimestre precedente.
La produzione industriale cala dell’1%
A tirare il freno è in primis l’industria. A giugno, rispetto al mese precedente, la produzione industriale destagionalizzata è diminuita dell'1,3% nell'area euro e dell'1,0% nell'Ue. Mentre rispetto all’anno precedente, il dato è rimasto pressoché stabile, rispettivamente +0,2% e +0,5%. L'ufficio statistico ha rivisto il dato di maggio 2025, stabilendo che nell’Eurozona la produzione è aumentata dell'1,1% e nell’Unione dello 0,8%.
Anche il Regno Unito rallenta
Fuori dai confini dell’Unione, i dati non sono più rosei. Il Pil britannico è cresciuto dello 0,3% nel trimestre fra aprile e giugno, oltre le attese dello 0,1 per cento, ma comunque in frenata rispetto allo 0,7% dei tre mesi precedenti. Un rallentamento evidenziato dai media come motivo di preoccupazione in più per il governo laburista di Keir Starmer.
La cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, ha definito il dato complessivamente "positivo", "un robusto inizio d'anno segnato dal protrarsi della crescita", a dispetto degli allarmi legati all'impatto dei dazi di Donald Trump e dall'entrata in vigore sul fronte interno di precedenti incrementi fiscali imposti alle imprese britanniche sulla Corporation Tax.
La ministra ha peraltro ammesso che "molto resta ancora da fare per garantire un'economia che funzioni per il mondo del lavoro". A ottobre la aspetta la presentazione della finanziaria che si preannuncia spinosa, stretta com'è fra le necessità di far quadrare i conti rispetto alla recente impennata del debito pubblico, di contenere un'inflazione tuttora superiore al 3% e di provare a dare ossigeno all'economia.