Mr Terra si dichiara “colpevole” della cripto-frode del secolo. Ma Trump spinge le stablecoin
di Filippo SantelliOcchio alla coincidenza. Martedì scorso a New York il sudcoreano Do Kwon, 33 anni, ex Re Mida delle criptomonete, si è dichiarato colpevole di una delle più grandi frodi finanziarie della storia americana. Sapeva bene che Terra, quella che presentava come una moneta dal valore stabile – in gergo: una stablecoin – stabile non lo era per niente. Lo sapeva ben prima che nel maggio del 2022 il suo valore collassasse, bruciando 40 miliardi di dollari e scatenando un’ondata di vendite in tutto il settore delle valute digitali. In quelle stesse ore fuori dall’aula di tribunale, sui mercati finanziari, una ritrovata euforia per le criptomonete riportava il loro valore ai massimi storici, quelli precedenti al crack di Terra. E al centro di questa nuova ondata ci sono proprio le stablecoin, per cui una nuova legga voluta da Donald Trump ha appena costruito una prima e assai favorevole cornice legale.
Occhio alla coincidenza. Martedì scorso a New York il sudcoreano Do Kwon, 33 anni, ex Re Mida delle criptomonete, si è dichiarato colpevole di una delle più grandi frodi finanziarie della storia americana. Sapeva bene che Terra, quella che presentava come una moneta dal valore stabile – in gergo: una stablecoin – stabile non lo era per niente. Lo sapeva ben prima che nel maggio del 2022 il suo valore collassasse, bruciando 40 miliardi di dollari e scatenando un’ondata di vendite in tutto il settore delle valute digitali. In quelle stesse ore fuori dall’aula di tribunale, sui mercati finanziari, una ritrovata euforia per le criptomonete riportava il loro valore ai massimi storici, quelli precedenti al crack di Terra. E al centro di questa nuova ondata ci sono proprio le stablecoin, per cui una nuova legga voluta da Donald Trump ha appena costruito una prima e assai favorevole cornice legale.
La corsa delle stablecoin
Rieccoci in piena cripto-mania. Perché nel giro di un anno il numero di stablecoin in circolazione è triplicato, sono 170, e loro capitalizzazione complessiva è raddoppiata a 250 miliardi di dollari. Le loro promesse sono simili a quelle originarie del bitcoin – una moneta universale e meno costosa di quelle tradizionali, uno scudo contro l’inflazione, un porto sicuro - ma senza la selvaggia volatilità del loro antenato. Circle, la società che emette una delle due principali stablecoin, l’Usdc, si è da poco quotata con successo a Wall Street. Grandi aziende come Amazon e Walmart studiano la loro, Elon Musk ci pensa da tempo, tutte le maggiori banche si attrezzano per coniarle, preoccupate altrimenti di essere tagliate fuori. Si prospetta all’orizzonte una moltiplicazione di valute “private” che potrebbe cambiare faccia al modo in cui paghiamo. Opportunità, certo. Ma anche rischi inediti, dicono molti, soprattutto nella prudente Europa ma anche nei più liberali Stati Uniti.
L’algoritmo del crac
Non che tutte le stablecoin debbano fare la fine di Terra. Anche perché non sono tutte uguali, a cominciare dal modo in cui garantiscono la propria “stabilità” a fronte dello scenario estremo, quello in cui chi le possiede decida in massa di liberarsene. La moneta di Do Kwon era – in teoria – assicurata da un algoritmo che regolava in tempo reale domanda e offerta, tecnologicamente spericolato e, soprattutto, non funzionante. La maggior parte lo fa in un modo più tradizionale, cioè agganciando il valore a quello del dollaro e mettendo a riserva un’adeguata quantità di attivi tradizionali, di solito titoli di Stato americani, da liquidare alla bisogna. Funzionano così le due principali stablecoin, cioè Tether e Usdc, che da sole valgono il 90% del mercato. Funziona così la maggior parte delle nuove stablecoin lanciate su piazza.
Il salto triplo di Trump
E qui arriviamo alla tripla opportunità che Trump – ex scettico convertito al verbo delle cripto – ha visto in questo mercato. Una smaccatamente personale, farci un sacco di soldi. Due per la missione di rifare grande l’America: da un lato moltiplicare l’impronta e il potere globale del dollaro, senza moltiplicare i dollari in circolazione, dall’altro assicurare una domanda aggiuntiva di titoli del Tesoro, che tenga bassi i rendimenti e quindi le spese per interessi nel bilancio federale. Il Genius Act, appena approvato a larga maggioranza (anche da molti democratici), impone alle società che per ogni moneta digitale emessa tengano a riserva un pari valore in asset finanziari. Ma il diavolo sta nei controlli, che non si annunciano così stringenti. Non un dettaglio, considerato per esempio che Tether ha finora sempre rifiutato di farsi certificare i bilanci da revisori esterni, che i soldi versati in banca da un cittadino per “prelevare” una stablecoin non saranno coperti dalla garanzia federale sui depositi, che quei circuiti permettono di scambiare soldi sotto pseudonimo. Sarebbe necessario un regime “più restrittivo” rispetto a strumenti più tradizionali, ha scritto di recente la Banca dei regolamenti internazionali, non meno.
L'Europa più severa
Più restrittiva è stata l’Europa con la sua direttiva Micar, anche quella fresca di approvazione. Troppo, obietta qualcuno, tanto che per l’ennesima volta rischia di perdere il treno di un’innovazione. Se un rischio infatti è che queste stablecoin crollino, uno anche più grave per l’eurozona e le sue ambizioni è che abbiano successo. Se molti cittadini iniziassero ad utilizzarle la sovranità monetaria – quindi il controllo dell’inflazione – potrebbe diventare più difficile. E il ruolo del dollaro a livello globale, soprattutto dei mercati emergenti, potrebbe diventare ancora più preponderante. Vanno letti in quest’ottica gli allarmi sempre più frequenti degli alti dirigenti della Bce, come l’italiano Piero Cipollone, sugli “effetti destabilizzanti della dollarizzazione digitale”. Francoforte e le Banche centrali nazionali stanno cercando di usare la minaccia delle stablecoin per convincere l’Europarlamento e i 27 Paesi a sbloccare il progetto dell’euro digitale. L’idea è che una moneta digitale di Banca centrale possa offrire ai cittadini gli stessi vantaggi, ma con maggiori garanzie. Il rischio che venga visto come un progetto rigido e dirigista. Ma giocare solo in difesa potrebbe essere un rischio anche maggiore.