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Dazi, la bozza torna negli Usa. La Ue vuole salvare farmaci e chip

La stretta di mano tra Trump e von der Leyen durante il loro incontro sui dazi in Scozia 

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Per la dichiarazione congiunta Bruxelles punta a una formula che leghi i due settori alla tariffa base del 15%. Gli States cercano di non impegnarsi
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ROMA – Ventiquattro giorni dopo l’incontro in Scozia tra Donald Trump e Ursula von der Leyen, l’intesa commerciale raggiunta da Stati Uniti ed Europa non ha ancora forma scritta. Ieri la Commissione ha detto di aver rispedito a Washington la bozza riveduta e corretta della dichiarazione congiunta, aggiungendo che «i contatti politici sono in corso e il lavoro continua». La convinzione è che si tratti delle ultime modifiche e che si possa chiudere a breve. Ma la prudenza resta massima, come in ogni passaggio di questo lungo e difficile negoziato, ancora di più ora che la priorità assoluta nelle relazioni transatlantiche è diventata il destino dell’Ucraina.

Una garanzia per farmaci e chip

Resta il fatto che dietro alle lungaggini c’è qualcosa più delle consuete limature lessicali che caratterizzano la dip…

ROMA – Ventiquattro giorni dopo l’incontro in Scozia tra Donald Trump e Ursula von der Leyen, l’intesa commerciale raggiunta da Stati Uniti ed Europa non ha ancora forma scritta. Ieri la Commissione ha detto di aver rispedito a Washington la bozza riveduta e corretta della dichiarazione congiunta, aggiungendo che «i contatti politici sono in corso e il lavoro continua». La convinzione è che si tratti delle ultime modifiche e che si possa chiudere a breve. Ma la prudenza resta massima, come in ogni passaggio di questo lungo e difficile negoziato, ancora di più ora che la priorità assoluta nelle relazioni transatlantiche è diventata il destino dell’Ucraina.

Una garanzia per farmaci e chip

Resta il fatto che dietro alle lungaggini c’è qualcosa più delle consuete limature lessicali che caratterizzano la diplomazia dei comunicati congiunti. Il tentativo di Bruxelles infatti è avere una dichiarazione che confermi in modo netto che il dazio del 15% sulle merci europee si applicherà anche ai prodotti che gli Stati Uniti devono ancora tassare, come i farmaci - prima voce dell’export Ue - e i semiconduttori. Dalla sua Washington vorrebbe invece adottare una formulazione meno stringente, visto che per lei quei settori pongono un tema di sicurezza nazionale. Il documento, va ricordato, non avrà in ogni caso valore legale, ma avrà un peso per ridurre l’incertezza in settori chiave dell’economia europea e per la prosecuzione delle trattative.

S&P “promuove” i dazi

Oltre alle tariffe su chip e farmaci, a più riprese annunciate da Washington come imminenti ma non ancora scattate, resta aperta una serie di questioni. La prima è l’impegno di Trump a ridurre al 15%, dall’attuale 25, i dazi su auto e componenti, “sconto” che richiede un suo ordine esecutivo che finora non è arrivato. La seconda è l’ipotesi di sostituire la tassa su acciaio e alluminio, oggi al 50%, con un meno punitivo sistema a quote, su cui le parti hanno ancora molto da negoziare: non è tema che troverà soluzione in questo comunicato.

Nel frattempo l’agenzia di rating Standard & Poor’s avvalora la strategia fiscale dell’amministrazione Trump. Confermando la valutazione AA+ degli Stati Uniti, con prospettive stabili, gli analisti scrivono che le entrate extra garantite dai dazi dovrebbero bilanciare gli effetti negativi della “grande e bella” legge di spesa varata dal presidente, pur prevedendo un deficit al 6% e un debito in aumento nei prossimi anni. Ieri il segretario al Tesoro Bessent ha detto che quest’anno gli incassi supereranno «in modo significativo» i 300 miliardi di dollari che aveva stimato in precedenza, senza però fornire una cifra precisa.

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