Milano – Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio, guidata da Francesco Milleri, che ha in pancia il 9,9% di Mps, il 19,8% di Mediobanca e il 10% di Generali, è stata autorizzata dalla Bce a salire oltre il 10% e fino al 19,9% del capitale di Mps. Il passaggio è tecnico e non presuppone altri acquisti di azioni, anzi semmai delle vendite. Aderendo all’Ops lanciata da Mps su Mediobanca, infatti, se questa andrà in porto, Delfin si troverà in portafoglio una quota di azioni Mps che varierà tra il 16 e il 27%, a seconda del livello complessivo di adesioni (che può variare dal 35% al 100%). E dunque, per poter mantenere la posizione di primo azionista del gruppo combinato che nascerà, ha chiesto l’autorizzazione a Bce di salire oltre il 10%. Permesso accordato lo scorso 12 agosto ma comunicato solo ieri. Dunque Delfin a Ops conclusa potrà mantenere in portafoglio fino al 20% di azioni Mps come partecipazione finanziaria, cioé che non può essere determinante per la gestione della …
Milano – Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio, guidata da Francesco Milleri, che ha in pancia il 9,9% di Mps, il 19,8% di Mediobanca e il 10% di Generali, è stata autorizzata dalla Bce a salire oltre il 10% e fino al 19,9% del capitale di Mps. Il passaggio è tecnico e non presuppone altri acquisti di azioni, anzi semmai delle vendite. Aderendo all’Ops lanciata da Mps su Mediobanca, infatti, se questa andrà in porto, Delfin si troverà in portafoglio una quota di azioni Mps che varierà tra il 16 e il 27%, a seconda del livello complessivo di adesioni (che può variare dal 35% al 100%). E dunque, per poter mantenere la posizione di primo azionista del gruppo combinato che nascerà, ha chiesto l’autorizzazione a Bce di salire oltre il 10%. Permesso accordato lo scorso 12 agosto ma comunicato solo ieri. Dunque Delfin a Ops conclusa potrà mantenere in portafoglio fino al 20% di azioni Mps come partecipazione finanziaria, cioé che non può essere determinante per la gestione della banca, essendo Delfin una holding industriale. La cassaforte Del Vecchio resterà dunque socio finanziario di Mps, come lo era di Mediobanca, senza poter presentare liste di maggioranza volte a prendere in mano la gestione.
Tutto ciò avverrà se l’Ops di Mps andrà in porto, raccogliendo almeno il 35% del capitale di Mediobanca. La stessa Delfin ha già dato una grande mano al successo finale annunciando la consegna del proprio 19,8% quando il prezzo dell’offerta è ancora a sconto del 2,53% (441 milioni). E rinunciando così a far pressione sul management per un eventuale rilancio che tutto il mercato, invece, si aspetta.
Il messaggio che lancia Milleri, dunque, è che l’Ops di Mps deve andare in porto a tutti i costi, anche se non è economicamente attraente. E lo lancia in particolare ai fondi italiani e internazionali che domani saranno chiamati a esprimere un giudizio sull’Ops alternativa promossa dal cda di Mediobanca su Banca Generali. Affinché questa seconda offerta possa decollare occorre però che nell’assemblea ordinaria votino a favore almeno il 50% delle azioni presenti.
L’affluenza precisa si saprà solo stasera ma le stime sono per un 75-80% del capitale, per cui servirà un 38-40% di voti a favore per far passare l’operazione Banca Generali. Soglia difficile da raggiungere vista la contrarietà o la probabile astensione di alcuni soci forti di Mediobanca, come la già citata Delfin (19,8% che si asterrà), Caltagirone con il 9,9%, alcune casse previdenziali (Enpam, Enasarco, Cassa Forense) che insieme formano un nocciolo del 5,5%, i Benetton con il 2,2%, Unicredit con l’1,9%. Mentre il fronte dei fondi istituzionali che pesa per un 30-35% dovrebbe essere schierato a favore dell’operazione Banca Generali consigliata anche dai proxi advisor. Il voto è anche influenzato dal fatto che il governo ha esplicitamente supportato l’Ops di Mps e dunque votare a favore di Banca Generali significa inimicarsi l’esecutivo. Domani si saprà quante Ops rimarranno a Piazza Affari.