✕

Assemblea Mediobanca, affluenza sotto l’80%. Nagel: noi per il mercato

(reuters)

Ascolta l'audio

I soci si esprimono oggi sull’offerta su Banca Generali. L’ad di Piazzetta Cuccia tenta di bloccare la scalata Mps ma Caltagirone e Delfin guidano il fronte avverso che, fra no e astensioni, è stimato attorno al 40-41%
2 minuti di lettura

Milano – All’assemblea di Mediobanca convocata per questa mattina alle 10 parteciperà circa il 78% del capitale. Una percentuale inferiore a quell’82-83% che era previsto per la convocazione del 16 giugno scorso, quando l’assemblea è stata rinviata all’ultimo momento. Il punto all’ordine del giorno, il 16 giugno come oggi, è lo stesso: l’Ops annunciata da Mediobanca su Banca Generali. Essendo la merchant bank di Piazzetta Cuccia a sua volta oggetto di una Ops da parte del Monte dei Paschi di Siena, è soggetta alla “passivity rule”, cioé qualsiasi mossa volta a modificare il patrimonio deve essere autorizzata dai soci.

Inizialmente la nuova assemblea di Mediobanca era stata spostata al 25 settembre, ben dopo la fine dell’Ops di Mps fissata all’8 settembre. Ma essendo l’operazione Banca Generali considerata dal board di Mediobanca alternativa a quella di Mps, ed essendo stata autorizzata dalla Bce il 18 agosto, l’ad Alberto Nagel ha scelto di anticiparla. Nella speranza di farla parti…

Milano – All’assemblea di Mediobanca convocata per questa mattina alle 10 parteciperà circa il 78% del capitale. Una percentuale inferiore a quell’82-83% che era previsto per la convocazione del 16 giugno scorso, quando l’assemblea è stata rinviata all’ultimo momento. Il punto all’ordine del giorno, il 16 giugno come oggi, è lo stesso: l’Ops annunciata da Mediobanca su Banca Generali. Essendo la merchant bank di Piazzetta Cuccia a sua volta oggetto di una Ops da parte del Monte dei Paschi di Siena, è soggetta alla “passivity rule”, cioé qualsiasi mossa volta a modificare il patrimonio deve essere autorizzata dai soci.

Inizialmente la nuova assemblea di Mediobanca era stata spostata al 25 settembre, ben dopo la fine dell’Ops di Mps fissata all’8 settembre. Ma essendo l’operazione Banca Generali considerata dal board di Mediobanca alternativa a quella di Mps, ed essendo stata autorizzata dalla Bce il 18 agosto, l’ad Alberto Nagel ha scelto di anticiparla. Nella speranza di farla partire entro il 2 settembre mettendo gli azionisti nella condizione di scegliere tra due offerte concorrenti. Ma per arrivare a ciò occorre che oggi l’assemblea si esprima con almeno il 50% più uno dei voti presenti, un risultato che al momento sembra arduo da raggiungere.

Il motivo è presto detto: il tandem di azionisti che è presente sia in Mps, sia in Mediobanca, sia in Generali - cioé la Delfin della famiglia Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone - vogliono prendere il controllo di Mediobanca attraverso Mps arrivando a controllare anche le Generali, aggiungendo alle loro partecipazioni dirette quel 13% del Leone custodito in Piazzetta Cuccia. Per raggiungere questo obbiettivo i due azionisti forti, sostenuti dal Tesoro ancora azionista di Mps con l’11,7%, hanno avallato l’Ops lanciata da Luigi Lovaglio sulla base di un piano industriale che unisce una banca commerciale a una merchant bank.

Il cda di Mediobanca si è opposto a questa operazione e ha proposto in alternativa l’Ops su Banca Generali, da pagare con quel pacchetto del 13% di azioni Generali. Operazione che è piaciuta al mercato ma non agli azionisti Delfin e Caltagirone che non vedono un interesse di Generali a scambiare Banca Generali con azioni proprie (scambio che comporta anche problematiche legali). Inoltre a fianco di Delfin, Caltagirone e del Tesoro sono scese in campo anche alcune casse di previdenza, l’Enpam (medici), Enasarco (commercianti), Cassa Forense (avvocati). Forti del loro patrimonio hanno comprato prima azioni Mps, per facilitare l’Ops su Mediobanca, e poi azioni Mediobanca da schierare contro l’operazione Banca Generali.

La presenza del governo a supporto di Mps ha poi avuto l’effetto di scompaginare il campo avversario, inducendo gli azionisti di Mediobanca che non intendono schierarsi contro l’esecutivo in carica, a vendere le proprie azioni o ad astenersi. E così l’assemblea di oggi dovrebbe vedere in campo un 40-41% del capitale, composto da Delfin, Caltagirone, Enpam, Enasarco, Cassa Forense, Benetton, Unicredit, non favorevole all’operazione Banca Generali, tale da far saltare l’operazione. Mentre ciò che resta del patto di consultazione (7,7%) e i fondi istituzionali (tranne Amundi e Anima, che hanno azionisti vicini al governo) per un totale del 37-38% del capitale favorevoli all’operazione. Ma il risultato finale si conoscerà solo oggi.

Leggi i commenti