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Il coltellino svizzero sarà un po’ più americano: Victorinox si sposta negli Usa per colpa dei dazi

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Si parte da alcune fasi di lavorazione degli attrezzi per la cucina, ma non è escluso che con le tariffe al 39% l’azienda debba tradire ancora di più il suo “Swiss Made”
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LUGANO – I dazi al 39% decisi da Trump sui prodotti svizzeri destinati agli Stati Uniti stanno facendo cadere come birilli alcuni simboli dello Swiss Made. Nel senso che alcuni gruppi, resi prestigiosi dalla qualità della fabbricazione elvetica, stanno, obtorto collo, trasferendo progressivamente la loro produzione negli Usa.

Nei giorni scorsi avevamo riferito su Repubblica della decisione di Lindt & Sprüngli di produrre laggiù i coniglietti pasquali di cioccolato. Adesso è la volta di Victorinox, fabbricante elvetico di coltelli, famoso in tutto il mondo per lo Swiss Army Knife, ad annunciare l’intenzione di spostare parte della sua produzione negli Stati Uniti. “Ciò ci consentirà di ridurre dal 10 al 15% il valore delle merci su cui pagare i nuovi diritti doganali”, ha dichiarato il ceo di Victorinox, Carl Elsener, al settimanale economico Wirtschaftswoche. “Pensiamo- ha detto ancora Elsener -di realizzare, per il momento, oltreatlantico alcune tappe della lavorazione finale dei…

LUGANO – I dazi al 39% decisi da Trump sui prodotti svizzeri destinati agli Stati Uniti stanno facendo cadere come birilli alcuni simboli dello Swiss Made. Nel senso che alcuni gruppi, resi prestigiosi dalla qualità della fabbricazione elvetica, stanno, obtorto collo, trasferendo progressivamente la loro produzione negli Usa.

Nei giorni scorsi avevamo riferito su Repubblica della decisione di Lindt & Sprüngli di produrre laggiù i coniglietti pasquali di cioccolato. Adesso è la volta di Victorinox, fabbricante elvetico di coltelli, famoso in tutto il mondo per lo Swiss Army Knife, ad annunciare l’intenzione di spostare parte della sua produzione negli Stati Uniti. “Ciò ci consentirà di ridurre dal 10 al 15% il valore delle merci su cui pagare i nuovi diritti doganali”, ha dichiarato il ceo di Victorinox, Carl Elsener, al settimanale economico Wirtschaftswoche. “Pensiamo- ha detto ancora Elsener -di realizzare, per il momento, oltreatlantico alcune tappe della lavorazione finale dei coltelli da cucina”.

L’amministratore delegato ha, quindi, spiegato che, per Victorinox il mercato statunitense è fondamentale, visto che assorbe il 13% della sua produzione. Elsener, come molti imprenditori svizzeri, spera in un accordo tra Trump e il Governo di Berna, che faccia scendere, dal 39% al 15%, come nella Ue, l’ammontare dei dazi che il Tycoon ha imposto alla Svizzera. In caso contrario le aziende della Confederazione, buona parte delle quali sono votate all’esportazione, negli Usa avrebbero solo da rimetterci.

Dazi di Trump, quanto costano a Victorinox

Elsener, ad esempio, ha stimato costi supplementari di 13 milioni di dollari l’anno, per Victorinox, l’aumento delle tasse doganali trumpiane. Una bella botta se si pensa che, in questo periodo, a causa franco forte e del rallentamento economico in Cina, uno dei mercati di riferimento delle esportazioni elvetiche, il Pil svizzero, nel secondo trimestre del 2025, è cresciuto appena dello 0,1%.

Drammatica, infine, è la situazione di quei gruppi, come la Pilatus Aircraft di Stans, produttore di aerei, che da sola tiene in piedi l’economia del piccolo cantone di Nidwaldo. Da inizio agosto ha bloccato l’esportazione dei propri jet executive negli Stati Uniti, che rappresentano il 40% delle sue vendite. I dazi al 39% rendono non competitivi gli aerei della Pilatus, contro quelli americani. Berna, intanto, continua a trattare, ma con un margine di manovra sempre più ristretto. E chissà quanti di quelli che, negli ultimi 30 anni, si sono opposti all’integrazione con l’Ue oggi invidiano i dazi al 15% spuntati da Bruxelles.

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