Spesso nelle sale operative dei broker si aspetta una buona ragione per correggere il tiro, quando il clima si surriscalda. Era successo con DeepSeek, qualche mese fa. Sta succedendo ora che il Mit di Boston ha rilasciato uno studio, basato su qualche centinaio di interviste a manager e lavoratori, per il quale solo il 5% di programmi d’investimento delle imprese in IA generativa sta creando valore, per milioni di dollari. Ma nel 95% dei casi non ci sono ritorni apprezzabili. In realtà, il documento non mette in dubbio la bontà dei modelli IA, quanto la capacità di introdurli efficacemente nei processi aziendali.
Tanto sarebbe bastato a innescare la retromarcia del tech: il Nasdaq ha perso l’1,4% martedì e ieri un altro 0,67%, lo S&P500 in quattro sedute ha limato mille miliardi. Palantir è il 20% sotto il suo record, Nvidia (chiamata settimana prossima alla prova dei conti) in due giorni vale il 5% in meno. Alla memoria tornano le recenti parole di Sam Altman, ad di OpenAi, che…
Spesso nelle sale operative dei broker si aspetta una buona ragione per correggere il tiro, quando il clima si surriscalda. Era successo con DeepSeek, qualche mese fa. Sta succedendo ora che il Mit di Boston ha rilasciato uno studio, basato su qualche centinaio di interviste a manager e lavoratori, per il quale solo il 5% di programmi d’investimento delle imprese in IA generativa sta creando valore, per milioni di dollari. Ma nel 95% dei casi non ci sono ritorni apprezzabili. In realtà, il documento non mette in dubbio la bontà dei modelli IA, quanto la capacità di introdurli efficacemente nei processi aziendali.
Tanto sarebbe bastato a innescare la retromarcia del tech: il Nasdaq ha perso l’1,4% martedì e ieri un altro 0,67%, lo S&P500 in quattro sedute ha limato mille miliardi. Palantir è il 20% sotto il suo record, Nvidia (chiamata settimana prossima alla prova dei conti) in due giorni vale il 5% in meno. Alla memoria tornano le recenti parole di Sam Altman, ad di OpenAi, che vede gli investitori «troppo eccitati», aggiungendo che «probabilmente perderanno molti soldi».
Uno scenario da bolla, che resta magmatico. L’assegno da 2 miliardi di SoftBank per una quota di Intel e l’interventismo Usa nei chip supportano la convinzione che dalla rivoluzione IA non si scappi.
Per altri osservatori, la secchiata servirà per calmare un comparto reduce da un lungo rally e che inizia a ragionare sui suoi eccessi, tanto sul mercato pubblico che privato. Che OpenAi viaggi a 500 miliardi di valutazione e Databricks abbia superato quota 100 ha forse fatto credere a troppe startup che basti mettersi l’etichetta dell’IA per raccoglier soldi. In realtà la maggioranza dei capitali fluisce verso l’1% di aziende top, in una concentrazione che sempre più si vede anche sullo S&P500, dove ormai un terzo dello spazio è occupato dalle Magnifiche 7.
Questo ruolo sempre più ingombrante rischia ora di tirare giù tutto il mercato, già con i nervi tesi in attesa di conoscere le mosse della Fed sui tassi: il presidente Powell, da Jackson Hole, domani darà qualche indicazione. Oggi lo S&P500 tratta a multipli di 24 volte gli utili attesi. Lo stesso indice a pesi uguali, cioè senza far distinzione tra un colosso come Amazon e una società molto più piccola, tratta a multipli quasi 5 punti inferiori. Per molti questo strabismo nelle valutazioni è insostenibile. Resta da vedere se i capitali migreranno via dal tech verso titoli più tradizionali o volteranno le spalle ai listini azionari.