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Jackson Hole: perché tutti guardano al simposio delle banche centrali e come sposta i mercati

I governatori Jerome Powell (Usa), Andrew Bailey (Uk) e Tiff Macklem (Canada) durante il simposio del 2024 (reuters)

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L’evento organizzato dalla Fed di Kansas City, dal 1982, attira decine di banchieri, economisti, politici. La Fed ci arriva con il pressing di Trump per tagliare i tassi
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ROMA – Un’occasione per fare chiarezza agli occhi del mercato. Per dare qualche indicazione su come si muoveranno i tassi più importanti al mondo, quelli americani, che Trump vorrebbe abbattere a suon di insulti. Il simposio di fine estate di Jackson Hole accende i riflettori giovedì, ma l’occhio di bue è tutto per il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, chiamato a parlare l’indomani pomeriggio nel suo ultimo discorso prima di cedere il timone della Banca centrale Usa. "Sarà un evento-chiave per i mercati nei prossimi giorni”, scrivono gli analisti della ricerca globale di BofA. E sarà forse uno degli interventi più difficili per Powell, ormai sotto il fuoco costante del presidente americano: il segretario al Tesoro, Scott Bessent, già da settembre avvierà i colloqui con gli 11 candidati a succedergli. E con un contesto macroeconomico pieno di incertezze legate soprattutto all'impatto dei dazi e alle incrinature sul mercato per il tech.

ROMA – Un’occasione per fare chiarezza agli occhi del mercato. Per dare qualche indicazione su come si muoveranno i tassi più importanti al mondo, quelli americani, che Trump vorrebbe abbattere a suon di insulti. Il simposio di fine estate di Jackson Hole accende i riflettori giovedì, ma l’occhio di bue è tutto per il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, chiamato a parlare l’indomani pomeriggio nel suo ultimo discorso prima di cedere il timone della Banca centrale Usa. "Sarà un evento-chiave per i mercati nei prossimi giorni”, scrivono gli analisti della ricerca globale di BofA. E sarà forse uno degli interventi più difficili per Powell, ormai sotto il fuoco costante del presidente americano: il segretario al Tesoro, Scott Bessent, già da settembre avvierà i colloqui con gli 11 candidati a succedergli. E con un contesto macroeconomico pieno di incertezze legate soprattutto all'impatto dei dazi e alle incrinature sul mercato per il tech.

Cos’è Jackson Hole?

È il simposio economico di fine estate ospitato (dal 1982) dalla Federal Reserve Bank di Kansas City, ricorda la stessa BofA: ospita decine di banchieri centrali, politici, accademici ed economisti provenienti da tutto il mondo. In media si tratta di 120 persone. E si tiene, appunto, a Jackson Hole, nel Wyoming. Il tema di quest’anno (21-23 agosto) è “Un mercato del lavoro in transizione: Demografia, produttività e politica macroeconomica”.

Perché è così importante?

Tre i motivi indicati dagli analisti di BofA:

  1. Arriva durante un lungo periodo di silenzio della Fed, corrispondente alla pausa tra le due riunioni del Fomc, il braccio di politica monetaria della Banca centrale americana, di luglio e settembre. Quest’anno c’è un salto di ben sette settimane, con la pubblicazione per due volte dei dati su inflazione e lavoro: così Jackson Hole diventa una sorta di “mini-meeting della Fed” tra i due ufficiali;
  2. avviene in un momento in cui il mercato è generalmente tranquillo a causa delle vacanze estive e per la rarefazione di altri eventi-chiave;
  3. i presidenti della Fed a volte usano il loro discorso a Jackson Hole per dare importanti indicazioni di politica monetaria.

Davvero “fa notizia”?

Non sempre ciò accade, “non si tratta di una riunione in cui si decide o si discute di politica monetaria”, premette BofA. Anche perché non è una conferenza del sistema della Fed, ma di una delle dodici banche regionali che lo compongono (come ce ne sono altre), e una fuga in avanti nel discorso del presidente potrebbe lasciare indietro il resto del board. “Detto questo, la Fed sembra trovare il modo di rendere l'evento degno di nota quando necessario”.

Come incide il simposio sui mercati?

È Gabriele Debach di eToro a ricostruire il “peso” di Jackson Hole sulle traiettorie dei listini e le sue svolte storiche. Solitamente lo “specchio del Wyoming” amplifica i rally durante i cicli accomodanti (cioè di allentamento delle politiche monetarie) e i cali in quelli restrittivi. “Dopo la crisi finanziaria, fu Ben Bernanke a trasformare Jackson Hole in un punto di svolta – scrive Debach - Nel 2010 aprì la porta al QE2”, la seconda ondata di Quantitative easing, gli acquisti di titoli di Stato per rilanciare l’economia. Dopo la fase di Janet Yellen, “con Powell il tono cambiò: nel 2018 parlò delle “stelle scorrevoli” per descrivere l’incertezza delle variabili guida; nel 2019 mise in guardia sui limiti della politica monetaria, con i mercati già nervosi per la guerra commerciale. Il 2020 fu la cesura storica: in piena pandemia Powell introdusse l’average inflation targeting e un’idea di occupazione “ampia e inclusiva”. Inizialmente letto come segno di debolezza, si rivelò pilastro della fase rialzista” dei mercati. Nel 2021 la Fed sottovalutò l’inflazione “transitoria”, e nel 2022 Jackson Hole divenne il teatro della svolta restrittiva: Powell parlò di agire “forcefully”, in modo vigoroso, avvertendo di un dolore necessario per famiglie e imprese. L’S&P 500 crollò oltre il 3% in un giorno e proseguì la correzione. L’anno scorso, “arrivò il cambio di tono: inflazione in calo, lavoro meno tirato, apertura a tagli dei tassi. I mercati reagirono con un ritorno al risk-on”.

Come arriva l’economia Usa a Jackson Hole?

Quest’anno la Fed si presenta al bivio decisivo del Wyoming in un contesto incerto. Lo S&P500 viene da un solido +9%: bene, considerando il quadro geopolitico mondiale, ma non spumeggiante. Il Pil nel secondo trimestre cresceva ancora del 3%, ma il mercato del lavoro di luglio rallentava a “ritmi compatibili con fasi pre-recessive”. Per il momento i dazi non mordono sui prezzi come si poteva aspettare, ma l’inflazione resta vischiosa e da tenere d’occhio. “Powell ha accolto i dati con un linguaggio attendista, che lascia spazio a flessibilità ma evita di dare segnali prematuri”, ha scritto Debach.

Cosa si aspetta il mercato dalla Federal Reserve?

La maggior parte degli operatori vede un taglio per la riunione del 17 settembre, che potrebbe esser anticipato proprio dal simposio. “Il posizionamento del mercato riflette una forte convinzione di ulteriori tagli dei tassi, con una probabilità dell'84% di una riduzione di 25 punti base a settembre”, ha scritto in un’analisi Osama Al Saifi di Traze.com. Nonostante sia anticipata la mossa, “il mercato potrebbe reagire con forza a qualsiasi nuovo accenno da parte della Federal Reserve”.

Secondo BofA, “Powell potrebbe anche anticipare un taglio affermando che è opportuno passare a una politica meno restrittiva”, citando magari il rallentamento del mercato del lavoro e dei salari. Ma, aggiungono, “sospettiamo che Powell non sarà così ‘dovish’ (ovvero ‘colomba’ accomodante) come previsto dal mercato” anche perché “l'inflazione rimane un problema”: probabilmente “riconoscerà che i progressi dell'inflazione si sono arrestati e che i rischi di rialzo per la disoccupazione e l'inflazione sono simili”.

Sul mercato valutario, BofA rimane ribassista sul dollaro ma vede la possibilità di un rialzo nel breve termine proprio a fronte di un discorso meno ‘da colomba’ di quel che il mercato prospetta.

Quali impatti sull’oro?

Anche gli specialisti dell’oro guardano al Wyoming per capire da che parte salterà il vento. “Da un lato, la debolezza del dollaro statunitense e segnali di rallentamento dell’inflazione creano un contesto favorevole a un apprezzamento del metallo giallo”, dice ad esempio Daniela Sabin Hathorn, analista di Capital.com. Se la Fed dovesse aprire le porte a “un orientamento più ‘dovish’” rafforzerebbe “questa dinamica e potrebbe spingere ulteriormente l’oro al rialzo”.

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