Bocciata l’ops su Banca Generali. Nagel: soci in conflitto d’interessi
Giovanni PonsL’operazione di acquisizione di Banca Generali proposta dal cda di Mediobanca è stata bocciata dai soci riuniti ieri in assemblea. È questo l’esito della tanto attesa riunione, rinviata una prima volta il 16 giugno scorso e ieri riproposta ai soci che hanno risposto partecipando con il 78% del capitale. I voti favorevoli sono stati pari al 35% del capitale sociale mentre i contrari e astenuti, sommati insieme, hanno raggiunto il 42%. «Mediobanca, preso atto dell’esito dell’assemblea, dichiara decaduta l’offerta su Banca Generali», è scritto nel comunicato finale.
Nello specifico a favore dell’operazione hanno votato gli investitori istituzionali con il 25% del capitale e alcuni investitori privati che hanno apportato un altro 10%. Sull’altro fronte si è registrato un 10% di voti contrari, attribuibile a Francesco Gaetano Caltagirone, e un 32% di astensioni, rappresentato dal 20% di Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio), dal 5% delle Casse previdenziali italiane (Enasarco,…
L’operazione di acquisizione di Banca Generali proposta dal cda di Mediobanca è stata bocciata dai soci riuniti ieri in assemblea. È questo l’esito della tanto attesa riunione, rinviata una prima volta il 16 giugno scorso e ieri riproposta ai soci che hanno risposto partecipando con il 78% del capitale. I voti favorevoli sono stati pari al 35% del capitale sociale mentre i contrari e astenuti, sommati insieme, hanno raggiunto il 42%. «Mediobanca, preso atto dell’esito dell’assemblea, dichiara decaduta l’offerta su Banca Generali», è scritto nel comunicato finale.
Nello specifico a favore dell’operazione hanno votato gli investitori istituzionali con il 25% del capitale e alcuni investitori privati che hanno apportato un altro 10%. Sull’altro fronte si è registrato un 10% di voti contrari, attribuibile a Francesco Gaetano Caltagirone, e un 32% di astensioni, rappresentato dal 20% di Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio), dal 5% delle Casse previdenziali italiane (Enasarco, Enpam, Forense), dal 3% di investitori istituzionali (Amundi, Anima, Tages), dal 2% di Edizione Holding e dal 2% di Unicredit. Unipol invece non ha partecipato all’assemblea perché nei giorni scorsi ha venduto la sua quota.
I primi commenti a caldo dell’ad di Mediobanca Alberto Nagel esprimono il senso di amarezza per l’accaduto: «Un’opportunità mancata per effetto del voto espresso, in particolare, da azionisti che, anche nell’attività di engagement, hanno manifestato un evidente conflitto di interesse, anteponendo quello relativo ad altre situazioni/asset italiani a quello di azionisti di Mediobanca». Il riferimento è a Delfin e Caltagirone che sono azionisti importanti anche di Mps, che ha lanciato un’Ops proprio su Mediobanca, e di Generali, il cui 13% del capitale è custodito da anni in Piazzetta Cuccia.
L’esito dell’assemblea spiana, per così dire, la strada all’offerta lanciata da Mps che terminerà l’8 settembre e che finora ha raccolto poco meno 20% del capitale, apportato principalmente da Delfin. Anche se, per il momento, non ci saranno ricadute sulla governance di Mediobanca. «Continueremo ad essere concentrati sull’esecuzione del nostro Piano “One Brand - One Culture” convinti della superiore generazione di valore rispetto all’alternativa rappresentata dall’offerta di Mps», ha aggiunto Nagel.
Ora bisognerà vedere come si assesteranno le quotazioni dei titoli coinvolti anche per capire se Luigi Lovaglio, ad di Mps, procederà con un rilancio sul prezzo della sua offerta oppure no. Per il momento a risentire di più della decisione dell’assemblea di ieri è stato il titolo Banca Generali, che ha lasciato sul campo il 2,86% fino a 49,54 euro, per il fatto che l’offerta di Mediobanca è sfumata. Le azioni di Piazzetta Cuccia hanno perso l’1,41% e quelle di Mps l’1,13%, segno che lo sconto dell’Ops si è ridotto all’1,8%. Se nei prossimi giorni lo sconto si chiuderà completamente potrebbe non essere necessario un rilancio per raggiungere la quota minima di successo del 35%. Quel 42% che ha votato contro o si è astenuto in assemblea Mediobanca potrebbe infatti apportare le proprie azioni anche senza un beneficio economico. Ma anche gli investitori istituzionali, quel 25% del capitale che ha supportato il progetto di Nagel di acquisizione di Banca Generali, e gli investitori privati con il 10%, potrebbero alla fine consegnare le azioni a Mps se sarà evidente un cambio di gestione in Mediobanca. Il cambio potrebbe arrivare in caso di raggiungimento del 51% del capitale da parte di Mps, una soglia che probabilmente farà scattare un passo indietro dell’intero cda di Piazzetta Cuccia.
Nel caso le adesioni all’offerta si fermassero sotto il 51% per Mps c’è ancora la possibilità di riaprire il periodo di offerta o di un rilancio per vedere se ne affluissero altre. In caso di raggiungimento del 66,7% del capitale, la soglia auspicata da Lovaglio, Mps potrebbe procedere senza indugi alla fusione tra Mps e Mediobanca che darebbe la possibilità di sfruttare al meglio 2,9 miliardi di benefici fiscali dovuti alle perdite della banca negli anni passati.