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Mps-Mediobanca, cosa succede ora: occhi puntati sull’offerta di Siena. Le mosse di Delfin

(reuters)

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Tramonta l’operazione di Nagel su Banca Generali, resta in pista (fino all’8 settembre) soltanto l’Ops lanciata da Lovaglio su Piazzetta Cuccia: lo sconto si riduce all’1,8%
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Cosa succede ora all’offerta di Mediobanca su Banca Generali?

L’Ops, voluta dall’ad Alberto Nagel per far nascere una realtà da 210 miliardi in pancia, tramonta del tutto. L’acquisizione di Banca Generali da 6,3 miliardi sarebbe stata coperta distribuendo ai soci il 13,1% che Mediobanca detiene nelle Generali. Essendo Mediobanca sotto Ops da parte di Mps, per procedere ha dovuto chiedere il via libera dei soci: permesso negato, offerta decaduta.

E come procede l’offerta di Mps su Mediobanca?

È partita il 14 luglio e propone ai soci di Piazzetta Cuccia di scambiare ciascuna loro azione con 2,533 titoli Montepaschi, con uno sconto ridotto ieri all’1,84% sui corsi di Borsa, che esprime una “richiesta” di rilancio da 314,5 milioni. Durerà fino all’8 settembre. La soglia minima per il successo è fissata al 35% del capitale ma, superato l’ostacolo Banca Generali, la speranza concreta a Siena è di arrivare al controllo. Se Mps supererà il 50 per cento, il cda Mediobanca convocherà un’asse…

Cosa succede ora all’offerta di Mediobanca su Banca Generali?

L’Ops, voluta dall’ad Alberto Nagel per far nascere una realtà da 210 miliardi in pancia, tramonta del tutto. L’acquisizione di Banca Generali da 6,3 miliardi sarebbe stata coperta distribuendo ai soci il 13,1% che Mediobanca detiene nelle Generali. Essendo Mediobanca sotto Ops da parte di Mps, per procedere ha dovuto chiedere il via libera dei soci: permesso negato, offerta decaduta.

E come procede l’offerta di Mps su Mediobanca?

È partita il 14 luglio e propone ai soci di Piazzetta Cuccia di scambiare ciascuna loro azione con 2,533 titoli Montepaschi, con uno sconto ridotto ieri all’1,84% sui corsi di Borsa, che esprime una “richiesta” di rilancio da 314,5 milioni. Durerà fino all’8 settembre. La soglia minima per il successo è fissata al 35% del capitale ma, superato l’ostacolo Banca Generali, la speranza concreta a Siena è di arrivare al controllo. Se Mps supererà il 50 per cento, il cda Mediobanca convocherà un’assemblea per passare il timone. A ieri, le adesioni erano al 19,42%.

Che faranno i grandi soci?

La Delfin della famiglia Del Vecchio ha in pancia il 9,9% di Mps, il 10% di Generali e il 19,8% di Mediobanca. La cassaforte guidata da Francesco Milleri ha già annunciato la consegna del suo pacchetto di Piazzetta Cuccia all’offerta senese. In caso di buon esito dell’Ops uscirà quindi da Mediobanca, dove è cresciuta gradualmente dal 2019, per ritrovarsi al piano superiore. Si è per questo attrezzata ottenendo dalla Bce l’ok a salire fino al 19,9% del Montepaschi. Un passaggio tecnico: a seconda delle adesioni complessive all’Ops senese, infatti, Delfin sarà il primo azionista del nuovo Monte (con in pancia Mediobanca) con una quota tra il 16 e il 27 per cento. Il beneplacito Bce le consente di mantenere in portafoglio fino al 20% di azioni Mps, come partecipazione finanziaria. Considerando la quota del gruppo Caltagirone, l’Ops del Montepaschi può già contare su un 30% di sicuri aderenti.

Cosa succede a Generali?

Lo scorso aprile, il tandem Donnet-Sironi, candidato da Mediobanca, ha raccolto la conferma al vertice della compagnia. Il fronte rappresentato da Caltagirone ha ottenuto la rappresentanza in cda con Flavio Cattaneo, Marina Brogi e Fabrizio Palermo. Sullo sfondo, resta l’alleanza con Natixis per gestire insieme 2mila miliardi di investimenti. Annunciata a inizio anno, con il voto contrario in cda delle minoranze, e malvista dal governo, è rimasta sottotraccia con gli ultimi sviluppi del risiko. Alla semestrale, un paio di settimane fa, Donnet ha detto di esser «concentrato nella discussione con la controparte» e in attesa di definire un accordo «eventualmente, dopo l’estate».

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