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Dazi anche sui mobili, la nuova minaccia di Trump. Un guaio per l’Italia

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Il presidente Usa ha annunciato la chiusura dell’indagine sul settore per stabilire la tariffa speciale che tocca un’importante voce di export della manifattura italiana
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ROMA – Neanche due giorni dopo la firma sulla dichiarazione congiunta che avrebbe dovuto togliere ogni dubbio sui dazi Usa alle merci in arrivo dall’Europa, Donald Trump accende i fari mette nel mirino i mobili. Con un post su Truth ha annunciato che, entro 50 giorni, l’indagine federale stabilirà quale percentuale imporre ai beni di arredo esportati negli Stati Uniti.

La dichiarazione getta nuovamente nella confusione i produttori dopo mesi di incertezza. E spaventa le aziende italiane della filiera legno e arredo che in questi anni hanno visto quasi triplicare il volume di affari verso gli Stati Uniti, passato dagli 848 milioni del 2013 ai 2,2 miliardi di euro dello scorso anno. Per il settore, gli Usa sono il primo merc…

ROMA – Neanche due giorni dopo la firma sulla dichiarazione congiunta che avrebbe dovuto togliere ogni dubbio sui dazi Usa alle merci in arrivo dall’Europa, Donald Trump accende i fari mette nel mirino i mobili. Con un post su Truth ha annunciato che, entro 50 giorni, l’indagine federale stabilirà quale percentuale imporre ai beni di arredo esportati negli Stati Uniti.

La dichiarazione getta nuovamente nella confusione i produttori dopo mesi di incertezza. E spaventa le aziende italiane della filiera legno e arredo che in questi anni hanno visto quasi triplicare il volume di affari verso gli Stati Uniti, passato dagli 848 milioni del 2013 ai 2,2 miliardi di euro dello scorso anno. Per il settore, gli Usa sono il primo mercato extra Ue e il secondo in assoluto. «Certo che siamo preoccupati, siamo in un limbo», dice il presidente FederlegnoArredo Claudio Feltrin.

Mobili, l’export verso gli Usa a rischio dazi

La tassa oscura dell’incertezza, a maggio, ha già colpito: — 6,6% di export oltreoceano. Una contrazione di ordini per le incognite alle dogane, che hanno spaventato i compratori. A meno di sorprese, l’indagine rientra in quella su legname e rivestimenti sotto la Sezione 232 già iniziata a marzo, e che da accordi con l’Ue non dovrebbe comportare più del 15% per i beni europei. Ma è proprio questa incertezza a spaventare i produttori di una filiera che rappresenta il 4% del manifatturiero italiano e che esporta oltre il 50% del suo fatturato. «Meglio una notizia brutta ma certa che questa situazione — ragiona Feltrin — pensavamo che il 15% fosse il nostro destino e stavamo lavorando per capire come avrebbe impattato sulla filiera».

Un altro grande punto interrogativo è sul 50% previsto per l’acciaio, che serve anche per assemblare i mobili. «Non è chiaro su cosa venga calcolato, le dogane non sanno risponderci — prosegue l’imprenditore — e sul settore sta avendo un impatto anche la svalutazione del dollaro, che diminuisce il potere d’acquisto dei nostri clienti». A ogni modo, i dazi avranno un effetto sulle vendite negli Usa. «Per sbloccare altri mercati ci vuole tempo, anni — aggiunge — per tamponare le perdite speriamo che l’Ue, entro fine anno, sblocchi l’accordo con il Mercosur».

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