Via libera del Partito ai “lavoretti”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloSecondi lavori part-time ammessi: autista, fattorino, scrittore, blogger (ma niente “argomenti sensibili”), personal trainer, venditore di prodotti agricoli. La lista, pubblicata a inizio luglio su un account WeChat gestito dal Dipartimento Organizzativo del Comitato Provinciale del Partito Comunista Cinese della provincia dello Hunan, è stata poi ripresa e ripubblicata tale e quale da altre province del Paese. Gli impiegati delle amministrazioni locali possono svolgere lavori secondari, a patto che non ci siano conflitti di interesse, che il loro capo ne sia a conoscenza e che tali attività non interferiscano con l’orario lavorativo, si legge sulla stampa provinciale cinese. La rassicurante tiefanwan, la ciotola di riso “di ferro”, quella che negli anni precedenti le riforme era garantita dal socialismo a tutti e che oggi vuol dire sicurezza del posto di lavoro a vita, reddito e benefici più stabili, non basta più?
La corsa del debito di Pechino il fardello “nascosto” a livello local…
Secondi lavori part-time ammessi: autista, fattorino, scrittore, blogger (ma niente “argomenti sensibili”), personal trainer, venditore di prodotti agricoli. La lista, pubblicata a inizio luglio su un account WeChat gestito dal Dipartimento Organizzativo del Comitato Provinciale del Partito Comunista Cinese della provincia dello Hunan, è stata poi ripresa e ripubblicata tale e quale da altre province del Paese. Gli impiegati delle amministrazioni locali possono svolgere lavori secondari, a patto che non ci siano conflitti di interesse, che il loro capo ne sia a conoscenza e che tali attività non interferiscano con l’orario lavorativo, si legge sulla stampa provinciale cinese. La rassicurante tiefanwan, la ciotola di riso “di ferro”, quella che negli anni precedenti le riforme era garantita dal socialismo a tutti e che oggi vuol dire sicurezza del posto di lavoro a vita, reddito e benefici più stabili, non basta più?
La corsa del debito di Pechino il fardello “nascosto” a livello locale
I tagli dei governi
Alcuni governi locali, pesantemente indebitati, hanno iniziato a tagliare stipendi e bonus negli ultimi anni. Lo stato di salute della seconda economia mondiale non è ancora dei migliori, dopo le chiusure pandemiche e il crollo dell’immobiliare. Sarà forse per questo che le autorità provinciali si sono messe a fare una lista di ciò che i funzionari pubblici possono fare per guadagnare qualche extra. Accanto alla lista dei secondi lavori permessi ce n’è pure una che spiega (in burocratese) che cosa, invece, non si può fare. E cioè: «Concessione di certificati di qualifica professionale ad aziende a scopo di lucro; utilizzo della ‘gestione patrimoniale’ come copertura per raccolte fondi illegali; accettazione di lavori privati sfruttando le relazioni sociali costruite grazie a risorse pubbliche».
Per finanziare i governi locali fortemente indebitati, Pechino ha speso molto negli ultimi mesi. A novembre 2024 il governo centrale ha annunciato infatti un pacchetto da 12.000 miliardi di yuan - la più grande manovra politica mai intrapresa in relazione ai governi locali - nel tentativo di far fronte al “debito nascosto” fuori bilancio. Il pacchetto del governo prevede “l’estensione del limite alle indennità speciali per il debito degli enti locali” di 6.000 miliardi di yuan, da attuare nell’arco di tre anni, nonché l’emissione di 800 miliardi di yuan di nuovo debito speciale all’anno per i prossimi cinque anni.
L’economia cinese ha registrato una crescita robusta del 5,2% nel secondo trimestre, dimostrando che il suo modello basato sulle esportazioni ha finora resistito ai dazi statunitensi. Ma questa resilienza nasconde delle crepe. A metà luglio l’agenzia Reuters raccontava la storia di Zhang Jinmin, dipendente di un’azienda statale, che per tre ore ogni sera dopo il lavoro e nei fine settimana consegna cibo a domicilio per compensare ad una riduzione del 24% del proprio stipendio. «Fare il fattorino part-time mentre si lavora per un’azienda statale non è esattamente considerato rispettabile», ha detto Zhang a Reuters. La società immobiliare per la quale lavora gli paga 4.200 yuan (502 euro) al mese, in calo rispetto ai 5.500 yuan precedenti (658 euro). Pure Frank Huang, un insegnante di 28 anni di Chongzuo, una città nel Guangxi, provincia tra le più indebitate, ha raccontato a Reuters che la sua scuola non lo paga da tre mesi.
Record occupazione nella pubblica amministrazione
In tempi di rallentamento economico la cara vecchia “ciotola di riso di ferro” di maoista memoria è comunque ancora ambita, nonostante tutto. Lo scorso anno un numero record di 3,4 milioni di giovani cinesi si è presentato all’esame per entrare nella pubblica amministrazione, attirati dalla prospettiva di un lavoro sicuro a vita. Quattrocentomila candidati in più rispetto al 2023. Una “febbre” da impiegati statali che qui gli studiosi chiamano la mentalità shang’an: “andare a riva”, espressione che descrive il desiderio crescente tra i giovani di accettare posti di lavoro nel settore pubblico. Che poi è l’opposto di quello che fece la generazione dei loro genitori e cioè xiahai, “scendere al mare”: quel movimento nato durante l’era delle aperture e delle riforme alla fine degli anni Settanta quando in massa in molti abbandonarono i loro comodi lavori statali per diventare imprenditori ed esplorare quel nuovo mare di opportunità.
I dati di un sondaggio condotto dal portale cinese dedicato alla ricerca di lavoro Zhaopin suggeriscono che i laureati danno sempre più importanza alla stabilità lavorativa quando scelgono la propria carriera. Nel 2024, circa il 51% degli intervistati ha indicato che “la stabilità è la cosa più importante” quando si tratta di valutare opportunità di lavoro, rispetto al 30% circa che aveva citato questo fattore nel sondaggio del 2021.
Pure iscriversi ufficialmente al Partito comunista (dopo rigorose selezioni) sta diventando sempre più allettante per i giovani cinesi, visto il contesto economico più difficile rispetto al passato, con tagli di posti di lavoro nei settori immobiliare, tecnologico e finanziario. A fine giugno il Partito ha festeggiato il superamento dei 100 milioni di membri. Traguardo storico, anche se lo stesso segretario generale comunista Xi Jinping ha messo in guardia negli ultimi anni che è più importante la qualità rispetto alla quantità chiedendo di “controllare adeguatamente” il tasso di crescita degli iscritti. Secondo il Dipartimento Centrale dell’Organizzazione, la potente agenzia delle risorse umane del Pcc, dei 2,1 milioni di candidati esaminati nel 2024, l’84% aveva meno di 35 anni e oltre la metà aveva un diploma universitario.
Oltre alle ragioni politiche, conta pure la busta paga. L’appartenenza al Partito, pur non essendo necessariamente un prerequisito per ottenere un incarico governativo in Cina, offre un vantaggio rispetto a chi non è iscritto. Secondo uno studio pubblicato nel 2020 da tre ricercatori statunitensi e citato dal Wall Street Journal, i membri del Partito Comunista guadagnano infatti, in media, circa il 20% in più rispetto ai non membri.