ROMA - L’importo esatto del contributo a carico delle banche sarà deciso solo quando si metteranno in fila tutte le entrate della manovra. È a quel punto che il governo capirà quanti soldi mancano ancora alla sua quarta legge di bilancio. Ma la consapevolezza che bisognerà ricorrere ancora una volta al soccorso degli istituti di credito è acquisita. Al punto che l’idea, anticipata ieri da Repubblica, è stata già agganciata a un obiettivo: l’esecutivo punta a incassare un miliardo.
Le simulazioni dei tecnici sono concentrate sulle Dta, le imposte differite attive che le banche possono convertire in crediti fiscali. L’ultima Finanziaria ha previsto il rinvio delle deduzioni delle quote di svalutazioni e perdite dei crediti. È in questo modo che il governo riuscirà a raccogliere 3,4 miliardi tra quest’anno e il prossimo.
Per garantirsi il miliardo aggiuntivo, l’ipotesi più accreditata al momento guarda al congelamento delle Dta già iscritte nei bilanci per un triennio. Fino al 2027, un a…
ROMA - L’importo esatto del contributo a carico delle banche sarà deciso solo quando si metteranno in fila tutte le entrate della manovra. È a quel punto che il governo capirà quanti soldi mancano ancora alla sua quarta legge di bilancio. Ma la consapevolezza che bisognerà ricorrere ancora una volta al soccorso degli istituti di credito è acquisita. Al punto che l’idea, anticipata ieri da Repubblica, è stata già agganciata a un obiettivo: l’esecutivo punta a incassare un miliardo.
Le simulazioni dei tecnici sono concentrate sulle Dta, le imposte differite attive che le banche possono convertire in crediti fiscali. L’ultima Finanziaria ha previsto il rinvio delle deduzioni delle quote di svalutazioni e perdite dei crediti. È in questo modo che il governo riuscirà a raccogliere 3,4 miliardi tra quest’anno e il prossimo.
Per garantirsi il miliardo aggiuntivo, l’ipotesi più accreditata al momento guarda al congelamento delle Dta già iscritte nei bilanci per un triennio. Fino al 2027, un anno in più rispetto alla misura in vigore che riguarda il 2025-2026.
Nella lettura dei tecnici, l’estensione dell’impianto non avrebbe un impatto negativo perché il meccanismo resterebbe lo stesso: un anticipo di imposte che le banche dovrebbero comunque versare nei prossimi anni. Il vantaggio per le casse pubbliche, invece, c’è ed è anche immediato dato che le entrate maturerebbero prima del previsto. A confermare lo scenario è Equita: “Se dovesse essere formulata una soluzione analoga” a quella dell’ultima legge di bilancio “non ci aspettiamo impatti rilevanti per il settore”. Tuttavia gli istituti sarebbero comunque chiamati a pagare prima.
Sul tavolo c’è anche un trattamento differenziato delle imposte differite rispetto a quelle relative alle perdite pregresse. In ogni caso - spiegano fonti di governo - verrà escluso qualsiasi intervento che può incidere sul patrimonio di vigilanza, il capitale che ogni banca deve avere per soddisfare i requisiti di sicurezza e solidità. In questo modo non si andrebbe a incidere sulle strategie degli istituti di credito.
Non è solo una questione tecnica. Le stesse fonti aggiungono che la premier Giorgia Meloni vuole evitare uno scontro con le banche. Per questo a Palazzo Chigi si lavora a un incontro con i vertici dell’Abi. E per le stesse ragioni, la voce “banche” sarà inserita tra le entrate della manovra solo nelle prossime settimane.
Gli introiti saranno destinati proprio a coprire le spese della legge di bilancio. Nelle ultime ore sono salite le quotazioni della detassazione delle componenti variabili dei salari, dagli straordinari alle festività. La proposta vede Fratelli d’Italia in prima linea. Le prime simulazioni parlano di un costo di 6 miliardi, ma l’importo sarà ridotto attraverso paletti al reddito del lavoratore e all’importo della parte dello stipendio che potrebbe essere agganciata a una flat tax invece che alle aliquote Irpef ordinarie. Prima, però, bisogna costruire l’accordo con le banche.