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Angeloni: “Il posto di Lisa Cook alla Fed è cruciale, gli effetti saranno dirompenti”

Ignazio Angeloni 

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Intervista all’economista, senior fellow alla Bocconi, sul licenziamento deciso da Trump: “Da noi i presidi attorno alla Bce sono più forti, ma prevedo che alcuni partiti tenteranno di imitare la Casa Bianca”
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«I mercati hanno reagito male ma credo che gli effetti negativi di questa manovra non siano stati ancora percepiti appieno». Ignazio Angeloni, già direttore per la stabilità finanziaria della Bce e membro del consiglio di vigilanza, oggi “senior fellow” in Bocconi, è convinto che le conseguenze del licenziamento di Lisa Cook «potrebbero essere più dirompenti di quelle del Liberation Day, che in fondo è stato il primo passo di un processo negoziale in corso».

Invece stavolta?
«L’assoggettamento della banca centrale Usa al potere politico (a questo potere politico, aggiungo, privo di senso delle istituzioni e noncurante della storia che ci sta dietro) è una svolta netta che avrà effetti in tutto il mondo».

Quali possono essere le prossime mosse di Trump?
«I membri del board della Fed sono 7: contando i due che già si sono espressi per un ribasso dei tassi, il neonominato Stephen Miran (sostenitore della fine dell’indipendenza della Fed) e l’eventuale sostituto di Cook, già ci sarebbe …

«I mercati hanno reagito male ma credo che gli effetti negativi di questa manovra non siano stati ancora percepiti appieno». Ignazio Angeloni, già direttore per la stabilità finanziaria della Bce e membro del consiglio di vigilanza, oggi “senior fellow” in Bocconi, è convinto che le conseguenze del licenziamento di Lisa Cook «potrebbero essere più dirompenti di quelle del Liberation Day, che in fondo è stato il primo passo di un processo negoziale in corso».

Invece stavolta?
«L’assoggettamento della banca centrale Usa al potere politico (a questo potere politico, aggiungo, privo di senso delle istituzioni e noncurante della storia che ci sta dietro) è una svolta netta che avrà effetti in tutto il mondo».

Quali possono essere le prossime mosse di Trump?
«I membri del board della Fed sono 7: contando i due che già si sono espressi per un ribasso dei tassi, il neonominato Stephen Miran (sostenitore della fine dell’indipendenza della Fed) e l’eventuale sostituto di Cook, già ci sarebbe la maggioranza per il controllo del bilancio e dello staff. Per le votazioni sui tassi si aggiungono a rotazione cinque dei 10 presidenti delle Fed regionali: tutti devono essere rinnovati in febbraio e approvati dalla maggioranza del board stesso. Ecco perché la questione Cook è cruciale: se viene sostituita entro febbraio i sostenitori di Trump controlleranno la politica monetaria».

Negli Usa le difese costituzionali e legislative della banca centrale sono sempre state deboli. Serve una pronuncia precisa della Corte Suprema: i tempi ci sono, le certezze meno

Ma com’è possibile una trappola tale?
«Negli Usa le difese costituzionali e legislative della banca centrale sono sempre state deboli. La costituzione è nata prima della Fed, e le norme successive non sono riuscite a creare un quadro chiaro. Si parla genericamente di “giusta causa” per licenziare un membro del board. Serve una pronuncia precisa della Corte Suprema: i tempi ci sono ma le certezze molto meno. In Europa i presidi intorno alla Bce sono più forti, ma prepariamoci a effetti imitazione: talune forze politiche sarebbero (anzi saranno) tentate di imboccare la stessa strada».

Trump sta creando le sue “partecipazioni statali”: prima UsSteel, ora Intel.
«Gli Usa stanno lasciando la linea del libero mercato e imboccando quella del capitalismo di Stato, con l’aggiunta di promuovere a dismisura gli interessi della famiglia Trump».

Come usciamo dalla battaglia sui dazi?
«L’Europa ha gestito finora la partita abbastanza bene date le circostanze. L’ostilità di Trump fin dall’inizio era forte e il 15% spuntato è meglio della tariffa imposta ad altri storici alleati. Ma bisogna vedere cosa implica l’ultima sparata su tasse e regole nel digitale».

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