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“I prezzi devono adeguarsi al calo del potere d’acquisto. Boom della bassa stagione”

Nico Gronchi, presidente di Confesercenti

 

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Intervista al presidente di Confesercenti Nico Gronchi: “Vero, in alcune località c’è stato un aumento importante da parte degli operatori balneari ma le imprese hanno il problema dei costi”
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ROMA – Chi ha fatto scelte di prezzi che non trovano corrispondenza nel mercato ha avuto e avrà più difficoltà. Oggi la questione è diventata quella di dare beni e servizi adeguati a quanto il consumatore è in grado di spendere». Nico Gronchi, imprenditore toscano di 52 anni, dal 14 luglio è il nuovo presidente di Confesercenti. Non si tira indietro rispetto alle domande legate al caro-vacanze, ma precisa: «Se ci mettiamo a misurare solo le due settimane centrali di agosto, come si faceva negli anni Ottanta, abbiamo un’ottica distorta».

E qual è quella giusta, allora?

«Con il sondaggio commissionato a Ipsos abbiamo cercato di capire in questa fase della stagione, non ancora conclusa, cosa stava accadendo, al netto delle polemiche e degli allarmismi. E ci siamo r…

ROMA – Chi ha fatto scelte di prezzi che non trovano corrispondenza nel mercato ha avuto e avrà più difficoltà. Oggi la questione è diventata quella di dare beni e servizi adeguati a quanto il consumatore è in grado di spendere». Nico Gronchi, imprenditore toscano di 52 anni, dal 14 luglio è il nuovo presidente di Confesercenti. Non si tira indietro rispetto alle domande legate al caro-vacanze, ma precisa: «Se ci mettiamo a misurare solo le due settimane centrali di agosto, come si faceva negli anni Ottanta, abbiamo un’ottica distorta».

E qual è quella giusta, allora?

«Con il sondaggio commissionato a Ipsos abbiamo cercato di capire in questa fase della stagione, non ancora conclusa, cosa stava accadendo, al netto delle polemiche e degli allarmismi. E ci siamo resi conto che non c’è stato un crollo delle partenze, ma piuttosto un loro completo ridisegno».

Di che tipo?

«Quest’anno c’è stato uno spostamento di una quota importante dei giorni di ferie a giugno e a settembre, determinato probabilmente innanzitutto dall’obiettivo di risparmiare».

Però anche il vostro sondaggio dimostra come il caro-prezzi abbia influito sulla riduzione dei giorni.

«Gli aumenti italiani di ristorazione e ricettività sono in linea o inferiori a quelli dei nostri principali concorrenti. Tra il 2015 e il 2025, ci dice Eurostat, in Italia si è registrato un aumento del 33,5%, in Spagna del 39%, in Francia del 31%. Il problema è un altro: che in Italia, a fronte di un costo del lavoro tra i più alti in Europa, abbiamo i salari più bassi d’Europa. In dieci anni le famiglie hanno visto in media un aumento di 2.000 euro l’anno per le spese non comprimibili, dalle bollette al cibo: si tratta proprio di quella cifra che veniva destinata alle vacanze».

Forse proprio il calo del potere d’acquisto delle famiglie avrebbe dovuto suggerire agli operatori turistici un contenimento dei prezzi.

«In alcune località forse c’è stato un aumento importante da parte degli operatori balneari, ma la vera questione è invece quella di riuscire a dare i servizi richiesti ai prezzi che la clientela è disposta a pagare. Per la parte ricettiva a fare esplodere i prezzi è stata anche la trasformazione di molte residenze private in strutture alberghiere. Ma anche le imprese subiscono la crescita dei costi per via degli aumenti delle tariffe energetiche e del costo del lavoro».

Il mercato turistico è pronto a questo spostamento significativo a giugno e settembre?

«Sì. L’offerta si sta adeguando non soltanto in termini di servizi, ma anche culturale, c’è ormai una grande quantità di eventi che rendono vivi e attraenti i luoghi anche in bassa stagione».

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