ROMA – Si muove anche il nostro ministero degli Esteri per gestire l’ultima crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti. È la crisi del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano. Il colpo basso ai nostri due formaggi d’eccellenza prende corpo in una grande dogana americana, al porto di New York e del New Jersey.
Qui i doganieri statunitensi accolgono un primo quantitativo di formaggi a pasta dura (come il Grana e il Parmigiano) con un dazio al 15%. Sono tonnellate vendute in base a vere e proprie licenze di importazione, e la mossa dei doganieri è corretta.
Poi ci sono le tonnellate extra che arrivano negli Usa senza lo scudo delle licenze. Parliamo di circa 200.000 forme da 39-40 chilogrammi ognuna. Su questo secondo lotto - ecco il problema - gli stessi doganieri stanno applicando sia il prelievo al 15% e sia il vecchio, storico dazio: una gabella pari a 2,2 dollari per chilogrammo di formaggio.
ROMA – Si muove anche il nostro ministero degli Esteri per gestire l’ultima crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti. È la crisi del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano. Il colpo basso ai nostri due formaggi d’eccellenza prende corpo in una grande dogana americana, al porto di New York e del New Jersey.
Qui i doganieri statunitensi accolgono un primo quantitativo di formaggi a pasta dura (come il Grana e il Parmigiano) con un dazio al 15%. Sono tonnellate vendute in base a vere e proprie licenze di importazione, e la mossa dei doganieri è corretta.
Poi ci sono le tonnellate extra che arrivano negli Usa senza lo scudo delle licenze. Parliamo di circa 200.000 forme da 39-40 chilogrammi ognuna. Su questo secondo lotto - ecco il problema - gli stessi doganieri stanno applicando sia il prelievo al 15% e sia il vecchio, storico dazio: una gabella pari a 2,2 dollari per chilogrammo di formaggio.
La Task force
I Consorzi italiani, che proteggono Grana e Parmigiano, saltano sulla sedia. Calcolano che le tonnellate eccedenti - sono quasi il 35% del nostro export di cacio a pasta dura - vengono gravate, alla fine, da una mega-dazio al 30%, in violazione pensano degli accordi tra Bruxelles e Washington. Dunque investono del caso la Farnesina.
Il ministero degli Esteri ha in piedi una Task force chiamata a vigilare sulla corretta applicazione delle intese commerciali. Dopo una rapida valutazione della grana (non nel senso di formaggio), il ministero degli Esteri contatta l’ambasciata statunitense a Roma, la nostra ambasciata a Washington, infine la Commissione europea a Bruxelles (in particolare la Direzione generale che si occupa di Commercio).
L’Italia vuole il rispetto di un principio chiave. I nostri formaggi dovranno essere colpiti da un solo dazio (quello meno vantaggioso, certo); ma non da entrambi (il più forte e il meno forte, insieme).
Le auto europee
Bruxelles non sottovaluta i guai del nostro Grana e Parmigiano. Certo, la Commissione Ue è alle prese con un problema anche più urgente. L’esecutivo comunitario lavora perché i dazi americani sulle auto europee e sui componenti scendano dall’attuale 27,5% alla soglia del 15%.
Perché gli Stati Uniti abbattano il prelievo, la Commissione Ue deve mettere sul tavolo una precisa contropartita. Il presidente Donald Trump vuole che l’Europa riveda - fino ad eliminarli - i dazi sui prodotti industriali strategici degli Usa.
La Commissione europea sarebbe pronta a concedere tariffe privilegiate anche su beni agricoli e ittici “made in Usa”.
Entro agosto
L’agenzia d’informazione Bloomberg, di solito bene informata, è convinta che i funzionari comunitari abbiano rinunciato a parecchi giorni di ferie pur di presentare una proposta praticamente adesso: entro fine agosto.
Il tentativo di Bruxelles è di raggiungere un accordo lampo con Trump. In questo modo, lo sconto americano sulle nostre auto - con un dazio limitato al 15% - partirebbe dal primo agosto, in modo retroattivo.