Una tassa sui buyback delle banche, le operazioni con cui gli istituti di credito acquistano azioni proprie sul mercato. Ecco l’ultima idea del governo per incassare le risorse che serviranno a tenere in piedi la manovra.
L’idea è finita sul tavolo nelle scorse ore. Di fatto è un disincentivo a ricorrere a uno strumento sempre più utilizzato dalle banche italiane in alternativa o in aggiunta alla distribuzione dei dividendi. E decisamente più conveniente considerando che il buyback non è tassato, fatta eccezione per le plusvalenze realizzate dall’eventuale vendita su cui è applicata un’aliquota del 26%. Sulle cedole destinate ai soci è applicata invece un’imposta dello stesso valore. Scatta subito e taglia l’importo della distribuzione degli utili.
Per il governo potrebbe essere …
Una tassa sui buyback delle banche, le operazioni con cui gli istituti di credito acquistano azioni proprie sul mercato. Ecco l’ultima idea del governo per incassare le risorse che serviranno a tenere in piedi la manovra.
L’idea è finita sul tavolo nelle scorse ore. Di fatto è un disincentivo a ricorrere a uno strumento sempre più utilizzato dalle banche italiane in alternativa o in aggiunta alla distribuzione dei dividendi. E decisamente più conveniente considerando che il buyback non è tassato, fatta eccezione per le plusvalenze realizzate dall’eventuale vendita su cui è applicata un’aliquota del 26%. Sulle cedole destinate ai soci è applicata invece un’imposta dello stesso valore. Scatta subito e taglia l’importo della distribuzione degli utili.
Per il governo potrebbe essere arrivata l’ora di cambiare registro sullo strumento. E regole. L’ipotesi allo studio parte da una considerazione: il buyback accresce il valore delle azioni. Troppo, appunto, per l’esecutivo. Il perché è legato al meccanismo dell’operazione. Dopo aver comprato le proprie azioni in Borsa, la banca le annulla. In questo modo il numero delle azioni in circolazione diminuisce e sale il valore dell’utile per azione.
L’operazione, però, non viene registrata nel conto economico, come si vorrebbe fare ora proprio con una misura ad hoc da inserire nella legge di bilancio. Sostanzialmente oggi il vantaggio per l’istituto di credito non si vede perché il processo intercetta solo il patrimonio.
La tassa interverrebbe proprio a conclusione del processo, quando il “guadagno” diventerebbe appunto tangibile. Il balzello potrebbe interessare solo una parte dell’utile, ma non è esclusa un’applicazione sull’intero importo. Così come è ancora in corso una valutazione sul perimetro della misura. Nel governo, infatti, c’è chi vorrebbe estenderla anche alle assicurazioni e più in generale a tutte le società, anche non bancarie, che fanno ricorso al buyback. In ogni caso, le banche verrebbero comunque coinvolte, stando a quanto riferiscono fonti dell’esecutivo.
L’intervento sarebbe alternativo all’idea, anticipata da Repubblica, di allungare di un anno, fino al 2027, il congelamento delle imposte differite attive (Dta) già iscritte nei bilanci degli istituti. Si guarda anche a un “tesoretto” di 1,2 miliardi che le banche potrebbero recuperare compensando una quota di reddito con le perdite pregresse.
Le idee sono diverse, ancora da mettere in ordine. Soprattutto non tutti sono convinti della necessità di chiedere alle banche un nuovo contributo dopo i circa 4 miliardi che il governo recupererà tra quest’anno e il prossimo dalla sospensione delle Dta decisa con l’ultima manovra. Matteo Salvini è tornato a rivendicare l’urgenza di un intervento: "Tutti dovranno fare la loro parte: i soggetti economici che lo scorso anno hanno guadagnato 46 miliardi di euro, un contributo alla crescita del Paese e alle famiglie lo possono dare”, ha detto il leader della Lega. Ma la maggioranza è divisa. Il vicepremier in quota FI, Antonio Tajani, non lascia spazio a dubbi: “Forza Italia - ha detto - non farà passare nessuna idea di tasse sugli extraprofitti, questo la diciamo in maniera molto chiara anche ai nostri alleati”. Un messaggio reiterato: “Pensare di fare tasse o blitz è assolutamente inaccettabile: l’idea di extra profitto è un’idea da Unione sovietica”, ha aggiunto.
Per il governo intervenire sulle Dta o tassare i buyback delle banche ha anche un significato particolare in relazione alle partite finanziarie in corso. Mps ha lanciato l’Ops su Mediobanca lo scorso gennaio proprio facendo leva su 2,9 miliardi di imposte pregresse differite che verrebbero recuperate più velocemente attraverso una fusione con Piazzetta Cuccia. Se venissero modificati i termini si potrebbe generare un impatto negativo sull’offerta (che scade l’8 settembre) e infatti proprio ieri Mps è stato il titolo bancario che ha perso di più in Borsa (- 2,69%).
Una eventuale tassazione dei buyback, invece, andrebbe a impattare in misura importante su Unicredit, cioè la banca che dall’arrivo di Andrea Orcel nel 2021, ha utilizzato di più questo strumento. Ben 17,6 miliardi di riacquisto di azioni Unicredit sul mercato, operazioni che hanno moltiplicato per 5 il titolo in Borsa insieme alla forte distribuzione di dividendi. Ma anche Intesa Sanpaolo, Eni, Enel, Generali e la stessa Mediobanca stanno utilizzando il buyback per distribuire valore ai propri azionisti.