ROMA – Gli ombrelloni vuoti a Ferragosto, fotografati anche nelle località più frequentate dai turisti italiani e stranieri, trovano una conferma anche nei dati. C’è una quota importante degli italiani, il 37%, che non è riuscito a permettersi le vacanze, o se è partito, magari riducendo il numero dei giorni rispetto agli anni precedenti, lo ha fatto tagliando le spese, soprattutto quelle di bar, ristoranti e stabilimenti balneari. Il dato emerge da un sondaggio Ipsos-Confesercenti: a fronte del 39% che ha mantenuto lo stesso livello di spesa rispetto al 2024 e di un 24% che lo ha addirittura aumentato, il 26% invece lo ha ridotto, e l’11% non è andato in vacanza. Sono cifre che variano a seconda delle aree: al Nord prevale la stabilità, al Centro spuntano gli aumenti, nel Mezzogiorno prevale la quota di chi è stato costretto a rinunciare del tutto o in parte alle attività estive.
ROMA – Gli ombrelloni vuoti a Ferragosto, fotografati anche nelle località più frequentate dai turisti italiani e stranieri, trovano una conferma anche nei dati. C’è una quota importante degli italiani, il 37%, che non è riuscito a permettersi le vacanze, o se è partito, magari riducendo il numero dei giorni rispetto agli anni precedenti, lo ha fatto tagliando le spese, soprattutto quelle di bar, ristoranti e stabilimenti balneari. Il dato emerge da un sondaggio Ipsos-Confesercenti: a fronte del 39% che ha mantenuto lo stesso livello di spesa rispetto al 2024 e di un 24% che lo ha addirittura aumentato, il 26% invece lo ha ridotto, e l’11% non è andato in vacanza. Sono cifre che variano a seconda delle aree: al Nord prevale la stabilità, al Centro spuntano gli aumenti, nel Mezzogiorno prevale la quota di chi è stato costretto a rinunciare del tutto o in parte alle attività estive.
A pesare non sono soltanto i prezzi degli ombrelloni, o di alberghi e case vacanza. Che hanno giocato un ruolo determinante comunque nelle scelte di quest’estate: lo afferma il 45% di chi ha ridotto il budget delle vacanze. Ma c’è anche il carovita, quell’inflazione che non è mai rientrata davvero, non per i beni di prima necessità, dalle bollette ai beni alimentari, che corrono ancora con aumenti dei prezzi doppi rispetto all’indice generale. Il 52% degli intervistati dichiara infatti che la prima ragione del “taglio estivo” è stata la necessità di destinare risorse alle voci “incomprimibili”, e cioè utenze, mutui, affitti, sanità, istruzione.
Tra il 2016 e il 2024, ricorda Confesercenti, le spese per le utenze e le tariffe sono cresciute di circa il 30%, con un aggravio medio di quasi 2.000 euro l’anno in più. Mentre gli stipendi sono saliti a un ritmo molto più blando: anche là dove ci sono stati i rinnovi contrattuali, l’inflazione ha fagocitato gli aumenti, tanto che dall’Outlook 2025 dell’Ocse emerge che i salari reali in Italia nel primo trimestre di quest’anno erano più bassi del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2021, la performance peggiore tra i Paesi maggiormente sviluppati.
Tra le strategie di risparmio, per chi comunque non ha rinunciato alle vacanze, la più diffusa è quella di ridurre il numero dei giorni (49%). Ma c’è anche un 18% che ha scelto strutture di livello inferiore, tra i giovani la quota sale al 29%. Attenzione anche alle spese nei ristoranti (53%), negli stabilimenti balneari e sulle attività culturali e ricreative.
L’incertezza delle prospettive economiche spinge alla prudenza anche chi potrebbe spendere un po’ di più per le vacanze, ma preferisce risparmiare. A indicare questo tipo di orientamento è il 33% degli intervistati.