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Buyback: cos’è e a che serve. Da Unicredit e Intesa a Eni ed Enel, ecco chi lo usa

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Pur essendo protagonisti dei riacquisti di titoli, gli istituti di credito non sono stati gli unici a realizzare queste operazioni
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MILANO – Puntuale come ogni fine estate, arriva l'idea del governo di raccogliere soldi dal mondo delle banche ma non solo. L'ipotesi, questa volta, sembra quella di andare a colpire i cosiddetti buyback, ossia le operazioni con le quali le società riacquistano azioni proprie dal mercato. Una mossa che consente di spingere al rialzo il prezzo delle stesse azioni, a vantaggio dei soci, e di aumentare l'utile per azione della società.

A ben vedere, se le banche negli ultimi anni sono state protagoniste delle operazioni di buyback, non sono state le uniche a realizzarle. Lo hanno fatto anche i colossi energetici Enel ed Eni, gruppi industriali come St, Stellantis, Ferrari e Prysmian, ma anche operatori finanziari e assicurativi come Nexi e Generali.

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MILANO – Puntuale come ogni fine estate, arriva l'idea del governo di raccogliere soldi dal mondo delle banche ma non solo. L'ipotesi, questa volta, sembra quella di andare a colpire i cosiddetti buyback, ossia le operazioni con le quali le società riacquistano azioni proprie dal mercato. Una mossa che consente di spingere al rialzo il prezzo delle stesse azioni, a vantaggio dei soci, e di aumentare l'utile per azione della società.

A ben vedere, se le banche negli ultimi anni sono state protagoniste delle operazioni di buyback, non sono state le uniche a realizzarle. Lo hanno fatto anche i colossi energetici Enel ed Eni, gruppi industriali come St, Stellantis, Ferrari e Prysmian, ma anche operatori finanziari e assicurativi come Nexi e Generali.

Tanto per citare alcuni esempi, Eni nella primavera del 2025, ha approvato un piano di buyback da 1,5 miliardi per l'anno in corso, l'Enel uno fino a un massimo di 3,5 miliardi in 18 mesi mentre Generali ha avviato operazioni per 500 milioni all'anno tra il 2025 e il 2027.

Tra le banche, la regina del buyback è l'Unicredit guidata da Andrea Orcel, che lo scorso anno ha realizzato un buyback da 5,6 miliardi a valere sui risultati del 2023 e ne sta portando avanti uno da 5,3 miliardi a valere sull'utile del 2024. L'amministratore delegato Orcel, che ha spinto molto sul riacquisto di azioni, sta però riequilibrando la quota di remunerazione in dividendo, con la prospettiva di portarla al 50% a valere sui risultati 2025.

Intesa Sanpaolo ha invece remunerato i soci con buyback per 1,7 miliardi nel 2024, a valere sui risultati 2023, e sta attuando un programma da 2 miliardi quest'anno. Quanto a Mediobanca, lo scorso luglio ha annunciato di avere terminato il programma di buyback nei termini autorizzati dall’assemblea dello scorso ottobre, avendo acquistato titoli per il 2,9% del capitale e per un controvalore complessivo di 385 milioni.

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