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Da Alibaba a Huawei: Pechino schiera le sue big tech contro i chip Nvidia (e Trump)

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L’obiettivo della Repubblica Popolare è triplicare la produzione di microprocessori per l’IA entro un anno. È la sfida cinese agli Usa
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ROMA – Investire nello sviluppo e nella produzione interna per diventare quanto più possibile indipendente dalla tecnologia straniera. E quindi dagli Stati Uniti e dalle giravolte di Donald Trump. La strategia di Pechino è chiara e ormai entrata nel vivo.

Questa settimana il Financial Times svelava come l’obiettivo ora sia triplicare entro il prossimo anno la produzione domestica di processori per l’IA. Sarà per questo che ieri la Casa Bianca ha revocato le autorizzazioni federali che permettevano a Samsung e SK Hynixto di ricevere il materiale americano per la produzione di semiconduttori in Cina. Per superare dazi, divieti, imposizioni e ricatti, la Repubblica popolare punta sui suoi colossi interni, da Huawei a Cambricon, da MetaX ad …

ROMA – Investire nello sviluppo e nella produzione interna per diventare quanto più possibile indipendente dalla tecnologia straniera. E quindi dagli Stati Uniti e dalle giravolte di Donald Trump. La strategia di Pechino è chiara e ormai entrata nel vivo.

Questa settimana il Financial Times svelava come l’obiettivo ora sia triplicare entro il prossimo anno la produzione domestica di processori per l’IA. Sarà per questo che ieri la Casa Bianca ha revocato le autorizzazioni federali che permettevano a Samsung e SK Hynixto di ricevere il materiale americano per la produzione di semiconduttori in Cina. Per superare dazi, divieti, imposizioni e ricatti, la Repubblica popolare punta sui suoi colossi interni, da Huawei a Cambricon, da MetaX ad Alibaba. Proprio il gigante dell’e-commerce e del cloud computing, che ieri ha pubblicato i dati del suo trimestre fiscale con l’utile a 5,17 miliardi di dollari e il fatturato a 34,6 miliardi, ha sviluppato un microchip più versatile delle versioni precedenti, con l’ambizione di riempire il vuoto di mercato lasciato da Nvidia.

Alibaba, Huawei e gli altri per rispondere a Nvidia

La regina statunitense dei chip, che si rifornisce a Taiwan da Tsmc, dopo un blocco assoluto delle vendite ha ottenuto di poter cedere al mercato cinese i suoi H20. Non i suoi top di gamma, ma comunque tra i migliori. Il governo di Pechino ha però avanzato dei dubbi legati alla sicurezza interna. Nelle intenzioni della potenza asiatica, le big tech cinesi dovranno crescere rapidamente nei prossimi mesi per realizzare processori di intelligenza artificiale all’avanguardia, per colmare il divario con gli Stati Uniti. Così Huawei ha progettato tre nuovi impianti che entreranno in funzione entro il 2026, con i quali potrebbe superare la capacità combinata di Semiconductor Manufacturing International Corporation, suo attuale partner strategico. E contestualmente anche Smic punta a raddoppiare nei prossimi 12 mesi la produzione a 7 nanometri, che permetterà di avere una maggiore quantità di chip avanzati sul mercato cinese.

Ma non basta. Pechino deve risolvere almeno due questioni. Huawei è visto dagli altri attori nazionali più come un competitor che come un alleato. Per questo Alibaba e altri si guardano bene dall’effettuare ordini in massa dal rivale, come pure caldeggia il governo. Per riuscire nello sforzo di raggiungere il leader globale, Nvidia, è necessario un lavoro di squadra. E d’altra parte, è questa la seconda questione, bisogna risolvere le lacune nella supply chain. Se anche solo un anello della catena continuasse a dipendere dall’estero - e dalle forniture dagli Usa - allora l’ambizione di diventare autonomi nel settore non verrà soddisfatta. Intanto la sfida è anche sulla capacità di addestrare i modelli IA. Gli ingegneri cinesi si sono lamentati che i chip di produzione propria, compresi quelli Huawei, incontrano problemi durante l’operazione, dal surriscaldamento alla rottura. E anche l’ultimo chip Alibaba non è stato progettato specificatamente per questa fase. Su questo, le tech cinesi sono ancora indietro.

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