ROMA - Il titolo resterà lo stesso: chi più assume e investe, meno paga. Ma l’Ires premiale per le imprese potrebbe cambiare forma e soprattutto diventare permanente.
Il dossier è stato aperto nelle ultime ore in vista della manovra: l’obiettivo del governo è rendere la misura strutturale e mantenere la stessa aliquota ridotta in vigore quest’anno (20%), quattro punti percentuali in meno rispetto alla tassazione ordinaria del 24%. Non per questo, però, è detto che la struttura dell’imposta scontata sui redditi delle società resti invariata.
Le prime valutazioni dei tecnici, infatti, sono concentrate su più schemi a geometrie variabili. Soprattutto diversi rispetto a quello definito con l’ultima legge di bilancio e diventato operativo con il d…
ROMA - Il titolo resterà lo stesso: chi più assume e investe, meno paga. Ma l’Ires premiale per le imprese potrebbe cambiare forma e soprattutto diventare permanente.
Il dossier è stato aperto nelle ultime ore in vista della manovra: l’obiettivo del governo è rendere la misura strutturale e mantenere la stessa aliquota ridotta in vigore quest’anno (20%), quattro punti percentuali in meno rispetto alla tassazione ordinaria del 24%. Non per questo, però, è detto che la struttura dell’imposta scontata sui redditi delle società resti invariata.
Le prime valutazioni dei tecnici, infatti, sono concentrate su più schemi a geometrie variabili. Soprattutto diversi rispetto a quello definito con l’ultima legge di bilancio e diventato operativo con il decreto attuativo dell’8 agosto.
L’idea allo studio è rendere più flessibili i requisiti legati al lavoro. Resterebbe invariato l’obbligo di assumere nuovi lavoratori a tempo indeterminato per garantire un aumento dell’occupazione di almeno l’1% rispetto all’anno precedente.
Al contrario verrebbero resi meno rigidi i paletti sulla cassa integrazione e il numero delle unità lavorative per anno (Ula). L’impianto in vigore prevede che l’impresa non deve aver fatto ricorso alla cig nel 2024-2025, al netto di situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili al datore di lavoro o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali. Il periodo di riferimento per l’obbligo potrebbe essere ristretto: in questo modo si allargherebbe la platea delle imprese beneficiare dell’Ires premiale che quest’anno è composta da 18 mila imprese, secondo quanto riporta la relazione tecnica all’ultima Finanziaria.
Lo stesso effetto si avrebbe intervenendo sulle Ula. A regole attuali, il numero non deve diminuire rispetto alla media del triennio precedente. Anche in questo caso si valuta la possibilità di intervenire sull’arco temporale.
Se da una parte si allenta, dall’altra si stringe. In quest’ultimo caso, l’intervento riguarderebbe gli utili. La sperimentazione dell’Ires premiale prevede l’accantonamento di almeno l’80% di quelli maturati l’anno prima, con l’obbligo di destinare non meno del 30% di questa riserva in nuovi beni strumentali 4.0 e 5.0, destinati a strutture produttive ubicate in Italia.
L’ipotesi sul tavolo prevede di dettagliare maggiormente la tipologia dei beni strumentali che permettono di rispettare il requisito, anche alla luce di un possibile accorpamento degli incentivi di Transizione 4.0 e Transizione 5.0. che potrebbe vedere la luce proprio con la manovra.
Le simulazioni potrebbero spingersi ancora più in là, ridisegnando ulteriormente l’imposta. A determinare la portata dei possibili ritocchi è la variabile delle coperture. Intanto, però, il cantiere è stato avviato. Se la riduzione dell’Irpef per il ceto medio è stata già individuata dal governo come la priorità per il taglio delle tasse dei lavoratori, l’Ires premiale per sempre si candida a essere la misura regina per il segnale alle imprese.