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Doppio schiaffo a Trump, i migranti dopo i dazi. Scontro aperto con i giudici

 (Photo by Drew ANGERER / AFP)

 

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Prima la sentenza della Corte d’Appello che mette fuori legge la sfida degli Usa al libero commercio, poi lo stop di altri due tribunali sulle deportazioni
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NEW YORK – Donald Trump è sparito da giorni, alimentando teorie complottiste sul suo stato di salute e rendendo virale il lugubre hashtag #TrumpIsDead, ma nei tribunali federali il tycoon è ben presente. Nel giro di poche ore tre corti gli hanno imposto dei fragorosi stop sulle due politiche guida: i dazi e le deportazioni di massa.

Il primo dispiacere per il Presidente è arrivato venerdì dalla Corte d’Appello federale: con una sentenza di 7 a 4, ha stabilito che Trump non può imporre dazi permanenti in modo unilaterale senza coinvolgere il Congresso. I giudici hanno deciso di mantenere i dazi in vigore fino al 14 ottobre per dare tempo al governo di fare ricorso alla Corte Suprema. Trump si era appellato all’International Emergency Economic Powers Act, una legge del ’77 che autorizza il presidente a imporre dazi ad alcuni Paesi se ritiene che gli Stati Uniti siano in mezzo a un’emergenza nazionale. The Donald aveva parlato di “pericoli imminenti” come il traffico di droga da Messi…

NEW YORK – Donald Trump è sparito da giorni, alimentando teorie complottiste sul suo stato di salute e rendendo virale il lugubre hashtag #TrumpIsDead, ma nei tribunali federali il tycoon è ben presente. Nel giro di poche ore tre corti gli hanno imposto dei fragorosi stop sulle due politiche guida: i dazi e le deportazioni di massa.

Il primo dispiacere per il Presidente è arrivato venerdì dalla Corte d’Appello federale: con una sentenza di 7 a 4, ha stabilito che Trump non può imporre dazi permanenti in modo unilaterale senza coinvolgere il Congresso. I giudici hanno deciso di mantenere i dazi in vigore fino al 14 ottobre per dare tempo al governo di fare ricorso alla Corte Suprema. Trump si era appellato all’International Emergency Economic Powers Act, una legge del ’77 che autorizza il presidente a imporre dazi ad alcuni Paesi se ritiene che gli Stati Uniti siano in mezzo a un’emergenza nazionale. The Donald aveva parlato di “pericoli imminenti” come il traffico di droga da Messico, Canada e Cina e accusato partner storici di “aver truffato gli americani”. A maggio la Corte del Commercio internazionale aveva stabilito che non ci fossero le condizioni per agire in questo modo. Il ricorso presentato alla Corte d’Appello ha confermato questa linea. Il tycoon ha accusato la corte di “voler distruggere gli Stati Uniti” ed evocato scenari da Grande Depressione. “Se mai questi dazi venissero eliminati - ha scritto sul social Truth - sarebbe un disastro”. “Sì - ha commentato con ironia il Nobel per l’economia Paul Krugman - Togliete questi dazi e il Paese tornerà al deserto bruciato che era il 1° aprile, il giorno prima che Trump facesse il suo grande annuncio sui dazi”. La ministra della Giustizia Pam Bondi ha accusato i giudici di “interferire con il ruolo vitale del presidente in politica estera”. “Questa decisione - ha aggiunto, annunciando il ricorso alla Corte Suprema - indebolisce gli Stati Uniti sulla scena mondiale”.

Ma questo era solo l’antipasto dello scontro con le corti federali. Poche ore dopo è arrivato il secondo stop: in un parere di 48 pagine la giudice Jia Cobb ha dichiarato illegali le “espulsioni rapide”, fatte senza passare dalle corti, di persone non in grado di dimostrare di essere negli Stati Uniti da oltre due anni. Questa pratica, in realtà, è stata adottata da ben prima del ritorno del tycoon alla Casa Bianca, ma era limitata agli immigrati illegali intercettati vicino al confine con il Messico. Trump ha esteso il provvedimento a tutti gli Stati Uniti. La giudice ha definito “sbalorditiva” la spiegazione adottata dal governo, secondo cui chiunque entra illegalmente non ha diritto alle protezioni stabilite dal Quinto Emendamento, che punta a tutelare tutti gli individui da abusi dell’autorità governativa. «Quando si tratta di persone che vivono all’interno del Paese - ha spiegato Cobb nella disposizione - dare priorità alla rapidità sopra ogni altra cosa porterà inevitabilmente il governo a rimuovere erroneamente persone. Non solo gli stranieri, ma tutti sono in pericolo». “La sentenza - ha risposto il ministero guidato da Kristi Noem - ignora le chiare autorità del presidente”.

Il governo aveva appena annunciato ricorso, quando è arrivata un’altra brutta notizia per Trump: pochi giorni dopo la sospensione, decisa da una corte federale, della deportazione in Uganda di un immigrato salvadoregno, Kilmar Abrego Garcia, una Corte d’Appello di San Francisco ha confermato la decisione di un giudice distrettuale, Edward Chen, secondo cui l’aministrazione aveva revocato in modo illecito le protezioni temporanee concesse a 600 mila venezuelani dall’ex presidente Joe Biden. “La decisione - aveva scritto a marzo il giudice Edward Chen - sembrava motivata da pregiudizi negativi verso i venezuelani”.

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