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Mfe e Unicredit tra mercato e politica tedesca

I due gruppi italiani hanno la presa sul capitale. Ma il board di Commerz è ostile, mentre quello di ProSiebenSat ha accolto l’offerta. Resta dirimente la posizione di Berlino
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A prima vista sembrano due esiti diversi. Ma le campagne di Germania di Unicredit e Mfe sono più simili di quanto si possa credere. Andrea Orcel e Pier Silvio Berlusconi sono di fatto entrambi sulla tolda di comando delle loro prede, Commerzbank e ProSiebenSat.

Nessun azionista ha più azioni

Nessun azionista ha più azioni di loro. Unicredit e Mediaforeurope hanno in mano rispettivamente il 29,3% e il 60% della banca e della tv tedesca. E qualora venisse convocata un’assemblea per eleggere il management, non c’è dubbio che le loro liste raccoglierebbero la maggioranza dei voti. Anche perché sia Unicredit che Mfe godono della stima del mercato e buona parte delle azioni non in loro possesso sono nei portafogli dei grandi fondi di investimento, come BlackRock, che non esiterebbero ad appoggiare le loro scalate. Per di più il gruppo di Berlusconi ha tenuto aperta l’offerta su ProSiebenSat fino al primo settembre con la possibilità di ricevere ulteriori adesioni e avvicinarsi, se non supe…

A prima vista sembrano due esiti diversi. Ma le campagne di Germania di Unicredit e Mfe sono più simili di quanto si possa credere. Andrea Orcel e Pier Silvio Berlusconi sono di fatto entrambi sulla tolda di comando delle loro prede, Commerzbank e ProSiebenSat.

Nessun azionista ha più azioni

Nessun azionista ha più azioni di loro. Unicredit e Mediaforeurope hanno in mano rispettivamente il 29,3% e il 60% della banca e della tv tedesca. E qualora venisse convocata un’assemblea per eleggere il management, non c’è dubbio che le loro liste raccoglierebbero la maggioranza dei voti. Anche perché sia Unicredit che Mfe godono della stima del mercato e buona parte delle azioni non in loro possesso sono nei portafogli dei grandi fondi di investimento, come BlackRock, che non esiterebbero ad appoggiare le loro scalate. Per di più il gruppo di Berlusconi ha tenuto aperta l’offerta su ProSiebenSat fino al primo settembre con la possibilità di ricevere ulteriori adesioni e avvicinarsi, se non superare, il 66% del capitale.

Il rilancio di Berlusconi, con un’offerta a premio del 25% sui corsi di Borsa contro il 15% di quella dei cechi di Ppf, non ha solo surclassato la concorrenza, ma ha anche convinto il Consiglio di Gestione e il Consiglio di sorveglianza del broadcaster tedesco ad accogliere l’offerta e a spingere gli azionisti ad aderire. E alla fine la stessa Ppf ha aderito alla proposta italiana.

Trova la differenza

Qui sta la differenza con Unicredit, perché sul fronte bancario i vertici di Commerzbank, in particolare l’amministratrice delegata, Bettina Orlopp, si sono mostrati contrari alla scalata italiana giudicandola ostile. Come nelle migliori tradizioni di ogni manager in bilico, Orlopp ha rilanciato la via stand alone con l’appoggio dei sindacati timorosi che una fusione con l’altra controllata di Unicredit in Germania, HypoVereinsbank, possa portare a una riduzione del personale.

In caso di convocazione delle assemblee per eleggere il consiglio di sorveglianza, Mfe potrebbe anche confermare alcuni dei manager attuali, mentre Unicredit dovrebbe rivoluzionare tutto, vista l’aperta ostilità del board. Forti delle loro quote, fin dove si spingeranno Orcel e Berlusconi?

Un punto dirimente sarà lo scenario politico, con buona pace delle regole di mercato all’interno dell’Ue. Fino ad ora il governo tedesco non si è mai espresso favorevolmente né su Unicredit né su Mfe. Nel primo caso si è schierato il neo cancelliere, Friedrich Merz, che si è detto contrario alla banca italiana perché non avrebbe concordato la scalata con nessuno. In realtà Orcel fu invitato all’asta su Commerz dai ministri del precedente esecutivo.

Nel secondo caso, il ministro della Cultura, Wolfram Weimer, ha parlato di rischi per il sistema dei media tedeschi, per il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione, paventando legami tra i Berlusconi e i russi. Se le questioni non si sfumassero, Orcel e Berlusconi potrebbero far valere comunque il peso delle loro azioni, con il rischio però di un’entrata a gamba tesa del governo che come in Italia si può affidare al golden power.

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