Rilancio in contanti da oltre mezzo miliardo: Mps completa l’assalto a Mediobanca
di Andrea GrecoMILANO – Il cda Mps approva il rilancio in contanti che alza l’appetibilità dell’offerta di scambio su Mediobanca, con l’obiettivo di conquistare almeno il 50% più un’azione della storica banca d’affari.
I dettagli non sono noti – solo stamani la banca li diffonderà – ma più fonti attive sul dossier indicano un voto favorevole per avvicinare il concambio dell’Ops, di 2,533 titoli Mps per ogni Mediobanca, al rapporto espresso in Borsa, che ieri era più alto del 3,7%. In caso di allineamento sarebbero 640 milioni in più da dividere tra i soci di Piazzetta Cuccia.
L’organo senese, riunito nel tardo pomeriggio per evitare riflessi sulle quotazioni, ha esaminato gli scenari dell’Ops, che chiude in Borsa lunedì e che ieri sera aveva raccolto il 28,16% del capitale Mediobanca: anche se considerando l’annullamento di un 2,4% di azioni proprie effettuato a luglio, le adesioni effettive salgono al 28,85%. L’obiettivo minimo indicato nel prospetto Mps, pari al 35%, è vicino.
MILANO – Il cda Mps approva il rilancio in contanti che alza l’appetibilità dell’offerta di scambio su Mediobanca, con l’obiettivo di conquistare almeno il 50% più un’azione della storica banca d’affari.
I dettagli non sono noti – solo stamani la banca li diffonderà – ma più fonti attive sul dossier indicano un voto favorevole per avvicinare il concambio dell’Ops, di 2,533 titoli Mps per ogni Mediobanca, al rapporto espresso in Borsa, che ieri era più alto del 3,7%. In caso di allineamento sarebbero 640 milioni in più da dividere tra i soci di Piazzetta Cuccia.
L’organo senese, riunito nel tardo pomeriggio per evitare riflessi sulle quotazioni, ha esaminato gli scenari dell’Ops, che chiude in Borsa lunedì e che ieri sera aveva raccolto il 28,16% del capitale Mediobanca: anche se considerando l’annullamento di un 2,4% di azioni proprie effettuato a luglio, le adesioni effettive salgono al 28,85%. L’obiettivo minimo indicato nel prospetto Mps, pari al 35%, è vicino.
Tuttavia, con una soglia così bassa, i benefici sarebbero limitati a quelli del mero “controllo di fatto”: in pratica, il ricambio del vertice da vent’anni guidato da Alberto Nagel, il consolidamento degli utili pro quota e pochi benefici finanziario. A quanto trapela, l’ad Luigi Lovaglio, che ha sempre rivendicato la correttezza del concambio offerto a gennaio, ora avrebbe preferito colmare il differenziale che il mercato esprime, per assicurarsi l’adesione degli investitori istituzionali e degli hedge fund speculativi, i soli che possono portare Mps oltre il 50%, al controllo di diritto di Mediobanca. Tale scenario, intermedio, consentirebbe ai senesi di consolidare il bilancio della preda, e con più ricavi e utili trasformare altri 1,3 miliardi di euro di imposte differite (“Dta”) in crediti fiscali, in aggiunta agli 1,6 miliardi che Mps può scontare da sé: per un totale di 2,9 miliardi di benefici fiscali, che il management intende distribuire agli azionisti dei due istituti.
Sopra al 50%, poi, Lovaglio realizzerà una parte delle sinergie di costo e ricavo, stimate in 700 milioni: benché per spremerle interamente dovrebbe fondere le due banche e delistare Mediobanca. Per questo scenario, tuttavia, serve che l’Ops raccolga almeno il 66,67%: ma resta un obiettivo remoto senza un rilancio ricco, che Mps (pur avendo 2,8 miliardi di capitale in eccesso) non intende fare al momento.
A dare una spinta all’offerta, ieri, sono state due comunicazioni simmetriche di Caltagirone e Caltagirone Editore - le quotate del gruppo omonimo – che hanno reso noto di avere esaminato, nei loro cda, l’Ops senese, e averne riscontrato «la convenienza e la correttezza sostanziale ai fini dell’adesione delle controllate che detengono azioni Mediobanca», dopo istruttorie compiute «anche con l’ausilio di un esperto indipendente». Risulta però che ieri i due consiglieri espressi da Caltagirone nel cda Mps non abbiano partecipato, per evitare una votazione che il vedeva in conflitto di interessi.
Finora all’Ops senese hanno aderito quasi solo i due blocchi di Delfin (19%) e di Caltagirone (9,9%), primi due azionisti in Mediobanca, nonché soci forti di Mps con un 10% a testa, e comprimari della scalata.
Sul rilancio tornerà ad esprimersi in settimana, il cda di Piazzetta Cuccia, che già in due occasioni criticò il corrispettivo offerto come «del tutto inadeguato», e che nelle sue analisi chiedeva un concambio di 3,71 azioni, quasi il 50% più di quello ufficiale. Tanto o poco che sia, il prospetto dell’Ops prevede di riaprire i termini: nel caso sarebbe il 16 settembre, per richiudere il 22.