NEW YORK – Se la Corte Suprema dovesse confermare che Donald Trump non aveva l’autorità di imporre i dazi al mondo, senza l’approvazione del Congresso, sarebbe la «fine degli Stati Uniti». E Washington diventerebbe la capitale di un «paese del Terzo mondo». Le parole del consigliere commerciale alla Casa Bianca, Peter Navarro, considerato il principale architetto dei dazi trumpiani. Trump e i suoi evocano scenari da Grande Depressione.
Il governo americano sta mettendo pressione alla Corte Suprema, che dovrà stabilire nelle prossime settimane se il parere della Corte d’appello federale ha fondamento. Venerdì i giudici federali hanno stabilito che non c’erano le condizioni perché Trump imponesse dazi permanenti al mondo, invocando una legge del ’77 che attribuisce al presidente poteri straordi…
NEW YORK – Se la Corte Suprema dovesse confermare che Donald Trump non aveva l’autorità di imporre i dazi al mondo, senza l’approvazione del Congresso, sarebbe la «fine degli Stati Uniti». E Washington diventerebbe la capitale di un «paese del Terzo mondo». Le parole del consigliere commerciale alla Casa Bianca, Peter Navarro, considerato il principale architetto dei dazi trumpiani. Trump e i suoi evocano scenari da Grande Depressione.
Il governo americano sta mettendo pressione alla Corte Suprema, che dovrà stabilire nelle prossime settimane se il parere della Corte d’appello federale ha fondamento. Venerdì i giudici federali hanno stabilito che non c’erano le condizioni perché Trump imponesse dazi permanenti al mondo, invocando una legge del ’77 che attribuisce al presidente poteri straordinari in caso di “emergenza nazionale”. Un conto è imporre dazi a un Paese specifico, un conto a tutti i partner commerciali. Il tycoon ha dichiarato che la decisione potrebbe «letteralmente distruggere gli Stati Uniti» e inviato un avvertimento alla Corte Suprema, a maggioranza conservatrice (6 a 3) con tre giudici nominati da Trump. I dazi restano, al momento, in vigore fino al 14 ottobre.
Il consigliere al commercio ha sostenuto che il traffico di psicofarmaci come il fentanyl, che arriverebbe in Usa attraverso Cina, Messico e Canada, è sufficiente a dichiarare l’emergenza nazionale. Ma i dazi sono stati imposti anche a tutto il resto del mondo. Una sconfitta davanti alla Corte Suprema non solo spingerebbe molti Paesi a resistere alle minacce della Casa Bianca, ma potrebbe mettere in difficoltà tutto il piano commerciale: secondo uno studio di Crfb, organizzazione indipendente di analisi del budget federale, una sentenza a sfavore spazzerebbe via il 71% delle entrate registrate.
Fino a luglio le tariffe avevano prodotto ricavi per 159 miliardi di dollari, più del doppio di quanto incassato un anno prima. Solo ad agosto sono state 31 miliardi. Contrariamente a quello che sostiene Trump, i dazi non sono stati pagati dai paesi stranieri, ma dagli importatori americani, le fabbriche e i rivenditori americani. E a cascata toccherà ai consumatori. In caso di stop, migliaia di aziende chiederanno al governo la restituzione dei dazi pagati. Una debacle anche per i conti pubblici.