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Il carrello della spesa corre più dell’inflazione: maxi aumento dei discount. Ma si può risparmiare

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L’indagine annuale di Altroconsumo sulla distribuzione fotografa un aumento medio del 2,2% sul 2024. Con profonde differenze tra negozi e città
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ROMA – I discount non sono più convenienti come una volta. Pur restando il canale più economico, questa tipologia di punto vendita ha applicato gli aumenti maggiori negli ultimi anni, spinti dal caro-vita (come tutti) e da strategie commerciali orientate a un’offerta più ampia e di qualità. Un mix che rende sempre più difficile trovare un’alternativa economica per riempire il carrello della spesa.

Prezzi al discount, inflazione senza fine

Altroconsumo ha pubblicato, come ogni anno, la sua indagine nazionale annuale sui prezzi di supermercati, ipermercati e discount. E dando uno sguardo più ampio, cioè agli ultimi cinque anni, i rincari appaiono superiori (e non di poco) all’inflazione generale, che è stata del +19%. Dal 2021 al 2025 i prezzi medi sono saliti del 26% nei discount, del 24% nei supermercati e del 23% negli ipermercati.

ROMA – I discount non sono più convenienti come una volta. Pur restando il canale più economico, questa tipologia di punto vendita ha applicato gli aumenti maggiori negli ultimi anni, spinti dal caro-vita (come tutti) e da strategie commerciali orientate a un’offerta più ampia e di qualità. Un mix che rende sempre più difficile trovare un’alternativa economica per riempire il carrello della spesa.

Prezzi al discount, inflazione senza fine

Altroconsumo ha pubblicato, come ogni anno, la sua indagine nazionale annuale sui prezzi di supermercati, ipermercati e discount. E dando uno sguardo più ampio, cioè agli ultimi cinque anni, i rincari appaiono superiori (e non di poco) all’inflazione generale, che è stata del +19%. Dal 2021 al 2025 i prezzi medi sono saliti del 26% nei discount, del 24% nei supermercati e del 23% negli ipermercati.

Focalizzandosi invece sull’ultimo anno, da marzo 2024 a marzo 2025, Altroconsumo rileva un aumento dei prezzi del +2,1% nei discount, del +2,4% nei supermercati e del +1,9% negli ipermercati. Sono aumenti poco marcati, ma maggiori rispetto alla rilevazione del 2024, a riprova del fatto che la corsa dell’inflazione non si è arrestata e, anzi, continua a colpire gli italiani dove più fa male: la spesa alimentare.

Carrello della spesa, come risparmiare

Se tutti avessimo il tempo e la possibilità di acquistare solo i prodotti più economici nei punti vendita meno cari della nostra zona, riusciremmo a tenere sul conto corrente l’equivalente di uno/due stipendi mensili. Secondo i calcoli dell’associazione, scegliendo solo i prodotti più economici al discount una famiglia di quattro persone risparmierebbe 3.700 euro l’anno; una coppia fino a 3.200 euro e un single 2.249 euro. Ma quasi nessuno compra solo questi prodotti: una simulazione più verosimile, cioè l’acquisto di prodotti di marca e a marchio commerciale al discount consente 2.800 euro di risparmio a una coppia con due figli, mentre molto meno conveniente risulta la spesa mista all’iper e supermercato (solo 208 euro in meno l’anno).

Quali catene scegliere per la spesa mista, cioè il comportamento più frequente tra i consumatori italiani? Altroconsumo ha stilato anche quest’anno le pagelle per canale distributivo. Tra gli iper e supermercati il primato della convenienza spetta a Famila e Famila Superstore, seguite a pochissima distanza da Coop, Conad, Panorama e Tigre; al primo posto per i discount c’è In’s, seguito da Eurospin e Lidl.

Spesa, la mappa della convenienza

L’indagine si sofferma anche sui prezzi dei diversi canali distributivi città per città. Com’era già emerso anche gli anni scorsi, nelle aree urbane del nord la convenienza è più diffusa perché è maggiore il numero dei punti vendita. Insomma, la concorrenza amplia la possibilità di scelta e la conseguenza è un risparmio per il cliente finale.
Venezia, Como e Verona sono le città dove, scegliendo il punto vendita più conveniente, si può risparmiare di più. A Como ad esempio si arriva a 1386 euro, ma sono ben piazzate anche Roma e Bologna (oltre 1.300 euro), e a poca distanza c’è anche Milano. Al sud la competizione è inferiore e il potenziale risparmio anche: a Napoli e Caserta tra il punto vendita più conveniente e quello più caro c’è una forbice di appena 50 euro; il centro si trova nel mezzo non solo geograficamente: a Firenze la differenza tra i due estremi è di 970 euro, mentre in altre città come Perugia, Arezzo, Pisa, Pescara, Latina e Prato oscilla tra i circa 400 e i 700 euro annui.

Prezzi alimentari, la concorrenza come alleato

Al sud, come detto, la minor concorrenza pesa sul cliente finale. Ma non è solo questo perché oltretutto, i redditi mediamente più bassi che si percepiscono al Mezzogiorno fanno sì che la spesa incida in modo più pesante sulle finanze familiari. Una famiglia siciliana, calcola Altroconsumo, spende in media nell’arco di un anno il 10% in meno rispetto a una famiglia valdostana. In Puglia la spesa assorbe il 19,3% del bilancio familiare, in Calabria il 19,2%, in Campania il 18,5%, in Basilicata il 18,3%.

Viceversa, in Trentino-Alto Adige e Lombardia pesa solo il 10,7% e l’11,1%, grazie a redditi annui superiori ai 60.000 euro. Resta sotto il 13% in Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Liguria e Toscana. La differenza tra l’incidenza più bassa (10,7%, Trentino-Alto Adige) e quella più alta (19,3%, Puglia) è di 8,6 punti: significa che per i pugliesi la spesa pesa l’80% in più rispetto ai trentini e altoatesini.

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