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Fibercop, linee giù. Via libera dell’Antitrust all’ingresso di Poste in Tim

Installazione di fibra ottica a Roma 

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La concentrazione non ostacolerà la concorrenza nei mercati chiave delle telecomunicazioni. Unica incognita è Tim Vision
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FIBERCOP chiude il primo semestre del 2025 in calo, ma quantomeno vede rosa per la seconda metà dell’anno. La società titolare dell’ex rete di Tim - che dal luglio 2024 è sotto il controllo di Kkr ed è partecipata dal nostro ministero dell’Economia - registra ricavi in flessione del 4% a 1,86 miliardi. Nei primi 6 mesi dell’anno, il margine lordo - se rettificato dalle componenti straordinarie - risulta anch’esso in contrazione del 12,2% a 824 milioni. Si attesta adesso al 44,3% dei ricavi (dal 49% di fine anno).

Invece gli investimenti in conto capitale crescono a 1,155 miliardi nel semestre. Di conseguenza, i debiti lievitano a 10,2 miliardi (dai 9,2 miliardi di fine anno). La colpa di questo andamento è anche della contrazione delle linee attive che a giugno sono diminuite a 14,1 milioni.

Erano 14,5 milioni alla fine dell’anno (ma molte in fibra e rame). In ogni caso, Fibercop resta leader del mercato della fibra più efficiente, quella che arriva fino a dentro casa (con una quota c…

FIBERCOP chiude il primo semestre del 2025 in calo, ma quantomeno vede rosa per la seconda metà dell’anno. La società titolare dell’ex rete di Tim - che dal luglio 2024 è sotto il controllo di Kkr ed è partecipata dal nostro ministero dell’Economia - registra ricavi in flessione del 4% a 1,86 miliardi. Nei primi 6 mesi dell’anno, il margine lordo - se rettificato dalle componenti straordinarie - risulta anch’esso in contrazione del 12,2% a 824 milioni. Si attesta adesso al 44,3% dei ricavi (dal 49% di fine anno).

Invece gli investimenti in conto capitale crescono a 1,155 miliardi nel semestre. Di conseguenza, i debiti lievitano a 10,2 miliardi (dai 9,2 miliardi di fine anno). La colpa di questo andamento è anche della contrazione delle linee attive che a giugno sono diminuite a 14,1 milioni.

Erano 14,5 milioni alla fine dell’anno (ma molte in fibra e rame). In ogni caso, Fibercop resta leader del mercato della fibra più efficiente, quella che arriva fino a dentro casa (con una quota che il Garante AgCom fissa al 63%, in termini di nuove linee).

All’ingrosso

Il gruppo guidato da Massimo Sarmi stima che il secondo semestre può migliorare. Sta salendo l’incidenza della divisione business, che risente di una certa stagionalità, mentre il mese di dicembre potrebbe portare il passaggio ad operatore soltanto all’ingrosso (wholesale only). Lo status consentirà una maggiore flessibilità nelle politiche di prezzo e nuove opportunità di crescita dei ricavi, sia pure dal 2026.

Tutto tranquillo, dunque? Per gli analisti di NewStreet i numeri di Fibercop «stanno deteriorando» con attese per il 2025 che sarebbero «troppo ottimistiche». Opposta invece è la visione di Fibercop che considera il suo andamento nelle attese e in linea con il Piano industriale.

Certo, Intermonte chiude anche lo scenario del consolidamento. A suo parere, le prospettive di un matrimonio tra Fibercop e Open Fiber (60% Cdp, 40% Macquarie) si allontanano. Le nozze porterebbero a una rete unica con importanti sinergie. Eppure la soluzione si starebbe allontanando perché la valutazione fatta da Kkr su Fibercop e quella di Macquarie su Open Fiber sarebbero difficili da raccordare.In questo scenario, Poste Italiane - almeno lei - è tranquilla nella partita di Tim.

Influenza determinante

È ormai certo che l’Antitrust, garante della concorrenza, darà semaforo verde all’acquisto del 15% di Tim. Mossa che ha fatto di Poste il primo azionista della società di tlc (a quota 24,81%). L’Antitrust ritiene che la concentrazione Tim-Poste non ostacolerà la concorrenza nei mercati chiave delle telecomunicazioni.

Grazie a Poste, ad esempio, Tim aumenterà la sua quota di mercato solo dell’1,7% nella telefonia fissa; e solo del 5% nella telefonia mobile.Come anticipato dal Domani, una sola vera criticità emerge in queste nozze industriali. Poste - società controllata dal ministero dell’Economia - si prepara a esercitare una «influenza determinante» e un «controllo di fatto» su Tim, appena nominerà sue persone nel Cda.

A quel punto, Poste controllerà anche Tim Vision (la pay-tv di Tim). Condizione che la legge sembra vietare perché Poste è una società pubblica. Sul possibile corto circuito sarà chiamato a pronunciarsi un altro garante, l’AgCom.

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