ROMA – Retromarcia sul Ponte. No, il collegamento tra Sicilia e Calabria sognato da Matteo Salvini - e per cui il governo prevede costi da 13,5 miliardi di euro - non potrà essere inserito tra le spese militari, per aiutare l’Italia a raggiungere quota 5%, come da impegni Nato recentemente sottoscritti (oggi siamo al 2%). La doccia gelata, temuta a Roma in realtà da qualche settimana, è arrivata ieri. A darne notizia l’agenzia Bloomberg, che ha intervistato l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Alleanza atlantica, Matthew Whitaker. Il repubblicano, ex ministro della Giustizia in uno scampolo del primo mandato di Trump alla Casa bianca, ha fatto capire, in modo chiarissimo, che il governo del tycoon non intende avallare operazioni di maquillage ragionieristico, per giustificare l’aumento delle spese di difesa.
ROMA – Retromarcia sul Ponte. No, il collegamento tra Sicilia e Calabria sognato da Matteo Salvini - e per cui il governo prevede costi da 13,5 miliardi di euro - non potrà essere inserito tra le spese militari, per aiutare l’Italia a raggiungere quota 5%, come da impegni Nato recentemente sottoscritti (oggi siamo al 2%). La doccia gelata, temuta a Roma in realtà da qualche settimana, è arrivata ieri. A darne notizia l’agenzia Bloomberg, che ha intervistato l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Alleanza atlantica, Matthew Whitaker. Il repubblicano, ex ministro della Giustizia in uno scampolo del primo mandato di Trump alla Casa bianca, ha fatto capire, in modo chiarissimo, che il governo del tycoon non intende avallare operazioni di maquillage ragionieristico, per giustificare l’aumento delle spese di difesa.
Gli Stati Uniti, ha messo a verbale, sono contrari a qualsiasi forma di «contabilità creativa» da parte degli alleati europei per raggiungere il nuovo obiettivo. «Ho avuto conversazioni anche oggi con alcuni Paesi che stanno adottando una visione molto ampia della spesa per la difesa» ed è «molto importante», ha aggiunto Whitaker, che l’obiettivo del 5% si riferisca specificamente alla difesa e alle spese correlate e che l’impegno sia «assunto con fermezza».
Questo significa, secondo l’ambasciatore di Trump presso la Nato, che non possono essere infilati nel computo «ponti che non hanno un’importanza militare» oppure altre infrastrutture, come le scuole, che magari in uno scenario «fantasioso» potrebbero essere utili per «qualche motivo» legato alla difesa.
A domanda diretta sul ponte sullo Stretto, Whitaker ha replicato spiegando che seguirà la situazione «molto attentamente», ricordando, a scanso di equivoci, che la Nato ha messo in piedi un meccanismo di sorveglianza ad hoc sugli investimenti. E ora Roma che fa? Fonti governative contattate da Repubblica escludono che a questo punto il collegamento sullo Stretto possa essere conteggiato tra le spese militari, incluse quelle «per la sicurezza» in senso lato. Anche se proprio Salvini, meno di un mese fa, aveva parlato in conferenza stampa di un «evidente dual use per motivi di sicurezza». E lo stesso esecutivo, ad aprile, aveva classificato in un atto ufficiale il ponte come un’opera militare «strategica nell’ottica della difesa europea e della Nato».
È con queste avvisaglie che Giorgia Meloni domani mattina si collegherà alla call dei volenterosi convocata da Emmanuel Macron. La premier parteciperà a distanza, come il tedesco Friedrich Merz, con cui condivide la contrarietà a discutere adesso di militari europei in Ucraina, progetto franco-britannico. I contatti Meloni-Merz sono costanti. Nelle ultime ore la premier ha sentito anche l’olandese Dick Schoof, che al termine della chiamata ha ribadito: «Manteniamo il nostro supporto militare all’Ucraina».
Anche l’opposizione vorrebbe sentire la premier, in aula, a riferire dei conflitti, da Kiev a Gaza, e dei dazi. Ieri il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha ricevuto i capigruppo. E all’opposizione che chiedeva la presenza di Meloni, secondo più fonti parlamentari, avrebbe risposto così: «Non lo escludo, ma ancora non l’ho sentita». Probabile però che nell’emiciclo di Palazzo Madama si presentino i ministri Antonio Tajani e Tommaso Foti.