ROMA - Nei grandi parcheggi e lungo le autostrade. Ma anche al posto di una vecchia discarica o di una miniera dismessa. Ecco dove le pale eoliche e i pannelli solari industriali potrebbero trovare casa. Toccherà alle Regioni individuare le superfici che potranno beneficiare di un iter accelerato e agevolato per la costruzione e l’esercizio degli impianti da fonti rinnovabili (fotovoltaici, idroelettrici e a biometano), ma il nuovo decreto ministeriale sulle aree idonee fissa già le regole del gioco.
Nel provvedimento al centro delle ultime limature tra i tre ministeri coinvolti (Ambiente, Agricoltura e Cultura) si prova a fare ordine dopo che a maggio il Tar ha annullato alcune parti del decreto già varato e che ora l’esecutivo sta appunto riscrivendo. Nel farlo prende atto dei rilievi dei giudici amministrativi: la bozza del nuovo testo, che Repubblica ha potuto consultare, ridimensiona il potere dei governatori per superare le situazioni di stallo che si sono create sui territori n…
ROMA - Nei grandi parcheggi e lungo le autostrade. Ma anche al posto di una vecchia discarica o di una miniera dismessa. Ecco dove le pale eoliche e i pannelli solari industriali potrebbero trovare casa. Toccherà alle Regioni individuare le superfici che potranno beneficiare di un iter accelerato e agevolato per la costruzione e l’esercizio degli impianti da fonti rinnovabili (fotovoltaici, idroelettrici e a biometano), ma il nuovo decreto ministeriale sulle aree idonee fissa già le regole del gioco.
Nel provvedimento al centro delle ultime limature tra i tre ministeri coinvolti (Ambiente, Agricoltura e Cultura) si prova a fare ordine dopo che a maggio il Tar ha annullato alcune parti del decreto già varato e che ora l’esecutivo sta appunto riscrivendo. Nel farlo prende atto dei rilievi dei giudici amministrativi: la bozza del nuovo testo, che Repubblica ha potuto consultare, ridimensiona il potere dei governatori per superare le situazioni di stallo che si sono create sui territori negli ultimi anni.
Ecco perché il nuovo testo individua "un insieme minimo di aree idonee”. Lo scopo è garantire una scelta uniforme sul territorio nazionale. Nella lista ci sono le superfici adiacenti alle autostrade (entro 300 metri), quelle destinate alla logistica e ai data center, ma anche alle attività di natura industriale, commerciale e industriale. E poi gli invasi idrici e i laghi di cave e miniere dismesse.
A queste nuove aree si aggiungono quelle ereditate dal passato, ma mai attivate perché nel frattempo tutti i decreti che hanno provato a dargli forma si sono impantanati tra ricorsi e cambi di governo. L’elenco, quindi, si allunga. Dentro figurano i beni del demanio pubblico, incluso quello militare, le cave non recuperate o abbandonate, le discariche, gli impianti e i siti di Fs e delle società autostradali.
Al di là delle classificazioni, la spinta alle aree idonee è agganciata a due grandi obiettivi. Il primo ha a che fare con i target sulla decarbonizzazione del Green Deal, ma anche con la riuscita del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec): una potenza aggiuntiva di 80 gigawatt da fonti rinnovabili al 2030 rispetto al 31 dicembre 2020.
Il secondo traguardo riguarda il Pnrr: il nuovo decreto sulle aree idonee e quello che rivedrà il Testo unico sulle rinnovabili sbloccando le zone di accelerazione, permetteranno all’Italia di blindare una delle riforme più importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza: la semplificazione delle procedure autorizzative per le rinnovabili.
Un passo per volta. La revisione del provvedimento sulle aree idonee non si limiterà a fissare dei modelli, confermando che le Regioni avranno 180 giorni di tempo per individuare le aree, pena il rischio di essere commissariate. Rispondendo ai rilievi del Tar viene introdotta una normativa transitoria: i governatori dovranno garantire la salvaguardia delle procedure in corso alla data di entrata in vigore dei provvedimenti regionali.
Retromarcia sulla fascia di rispetto, cioè l’osservanza della distanza minima dai beni sottoposti a tutela per l’installazione degli impianti. Dopo aver dato alle Regioni la possibilità di estenderla fino a 7 chilometri, suscitando la contrarietà degli operatori perché l’area idonea si restringerebbe, ora il governo sceglie di mantenere i criteri attuali (3 km per gli impianti eolici, 500 metri per i fotovoltaici).