Milano – Nel giorno in cui le adesioni all’Opas di Mps raggiungono il 40,4%, avvicinandosi sempre più al 51% agognato, il cda di Mediobanca boccia per l’ennesima volta i contenuti dell’offerta. Anche dopo il rilancio in contanti di 0,9 euro annunciato da Luigi Lovaglio, ad di Mps, martedì scorso. L’Opas «risulta priva di razionale industriale nonché priva di convenienza», visto che il corrispettivo totale, salito a 2,681 euro, è ancora lontano dal valore intrinseco di 3,71 euro calcolato dagli advisor di Mediobanca, Centerview, Equita e Goldman Sachs. Secondo il board, «il nuovo corrispettivo non è di per sé sufficiente, anche alla luce dei rischi di dissinergie e di distruzione di valore che caratterizzano l’offerta, a mutare la precedente valutazione di non congruità e inadeguatezza». Il consiglio – che ha votato a maggioranza, con il voto contrario di Sandro Panizza e l’astensione di Sabrina Pucci, i due consiglieri eletti dalla lista Delfin nell’ottobre 2023 – «rileva inoltre che …
Milano – Nel giorno in cui le adesioni all’Opas di Mps raggiungono il 40,4%, avvicinandosi sempre più al 51% agognato, il cda di Mediobanca boccia per l’ennesima volta i contenuti dell’offerta. Anche dopo il rilancio in contanti di 0,9 euro annunciato da Luigi Lovaglio, ad di Mps, martedì scorso. L’Opas «risulta priva di razionale industriale nonché priva di convenienza», visto che il corrispettivo totale, salito a 2,681 euro, è ancora lontano dal valore intrinseco di 3,71 euro calcolato dagli advisor di Mediobanca, Centerview, Equita e Goldman Sachs. Secondo il board, «il nuovo corrispettivo non è di per sé sufficiente, anche alla luce dei rischi di dissinergie e di distruzione di valore che caratterizzano l’offerta, a mutare la precedente valutazione di non congruità e inadeguatezza». Il consiglio – che ha votato a maggioranza, con il voto contrario di Sandro Panizza e l’astensione di Sabrina Pucci, i due consiglieri eletti dalla lista Delfin nell’ottobre 2023 – «rileva inoltre che la rinuncia alla condizione soglia conferma e avvalora tutte le criticità già evidenziate, segnalando in maniera inequivocabile la volontà di Mps di assumere il controllo, anche di fatto, di Mediobanca, anche dinanzi ai rilevanti rischi di dissinergie e di distruzione di valore».
Rischi che sono stati subito segnalati dall’agenzia Fitch, che ha messo il rating di piazzetta Cuccia sotto osservazione con implicazioni negative, alla luce della bocciatura in assemblea del progetto Banca Generali e dei rischi di integrazione con Siena, che ha un rating più basso.
Ma ciò che preoccupa di più, in questo momento, è l’andamento dei titoli in Borsa dopo la corsa dei mesi scorsi. Ieri il Monte ha ceduto il 2,3% a 7,31 euro e Mediobanca l’1,9% a 19,34 euro, riducendo il premio allo 0,4%. Dal momento del rilancio Mps ha perso il 7,9% e Mediobanca il 7,3%, mentre l’indice delle banche italiane solo l’1,3%. Ormai i due titoli vanno a braccetto e uno tira giù l’altro. Secondo gli osservatori vicini a Mediobanca questa è la conferma che il mercato – anche dopo il rilancio, la rinuncia alla soglia massima e il superamento della soglia minima del 35% – non riconosce il valore industriale dell’operazione lanciata da Mps. Gli investitori, in pratica, darebbero più peso alle dissinergie che alle sinergie e al rilancio, altrimenti il titolo Mps dovrebbe muoversi in controtendenza rispetto a quello Mediobanca, come aveva fatto il titolo Bper dopo il superamento della soglia del 51% della Popolare di Sondrio.
Il periodo di adesioni terminerà l’8 settembre ma tra il 16 e il 22 vi sarà una riapertura, anche se non si attendono ulteriori ritocchi del prezzo. Gli investitori istituzionali, però, potrebbero aspettare fino all’ultimo prima di consegnare le azioni, per vedere se la soglia del 51% viene affettivamente raggiunta. Non avrebbe molto senso, infatti, restare azionisti di minoranza di Mediobanca con Mps azionista di maggioranza, ma il responso finale si conoscerà il 22 settembre.
Intanto, il gruppo Caltagirone ha comunicato che con la consegna all’Opas delle azioni Mediobanca in possesso delle sue società queste registreranno una plusvalenza di 191 milioni di euro. Tale plusvalenza viene pagata da Mps di cui il gruppo Caltagirone è azionista al 10%, come lo era anche di Mediobanca.