✕

Maxi multa a Google dall’Ue, Trump minaccia: “Ingiusto, metterò nuovi dazi”

(agf)

Ascolta l'audio

La Commissione europea annuncia una sanzione per violazioni antitrust nonostante. La Big Tech: “Applicazione sproporzionata delle leggi”
3 minuti di lettura

ROMA – La Commissione europea ha deciso una multa da 2,95 miliardi di euro contro Google per pratiche abusive che hanno distorto la concorrenza nel settore della tecnologia pubblicitaria, l’adtech. E l’annuncio arriva poche ore dopo la cena che si è tenuta alla Casa Bianca, con gli amministratori delegati delle Big Tech americane ospiti di Donald Trump. Soprattutto, arriva dopo le minacce del presidente americano che, archiviato il discorso dazi con l’Ue, aveva lanciato un’invettiva senza rivolgersi direttamente a Bruxelles ma seminando numerosi indizi su chi fosse il destinatario. Non si è fatta attendere infatti la risposta del presidente, che su Truth ha minacciato ritorsioni.

La risposta di Trump alla multa su Google

"Oggi l'Europa ha colpito un'altra grande azienda …

ROMA – La Commissione europea ha deciso una multa da 2,95 miliardi di euro contro Google per pratiche abusive che hanno distorto la concorrenza nel settore della tecnologia pubblicitaria, l’adtech. E l’annuncio arriva poche ore dopo la cena che si è tenuta alla Casa Bianca, con gli amministratori delegati delle Big Tech americane ospiti di Donald Trump. Soprattutto, arriva dopo le minacce del presidente americano che, archiviato il discorso dazi con l’Ue, aveva lanciato un’invettiva senza rivolgersi direttamente a Bruxelles ma seminando numerosi indizi su chi fosse il destinatario. Non si è fatta attendere infatti la risposta del presidente, che su Truth ha minacciato ritorsioni.

La risposta di Trump alla multa su Google

"Oggi l'Europa ha colpito un'altra grande azienda americana, Google, con una multa di 3,5 miliardi di dollari, sottraendo di fatto denaro che altrimenti sarebbe andato a investimenti e posti di lavoro americani", attacca Trump su Truth. "Questo si aggiunge alle numerose altre multe e tasse emesse contro Google e altre aziende tecnologiche americane, in particolare. Davvero ingiusto, e il contribuente americano non lo tollererà!", avverte il presidente americano. "Come ho già detto, la mia Amministrazione non permetterà che queste azioni discriminatorie vengano mantenute. Apple, ad esempio, è stata costretta a pagare 17 miliardi di dollari di multa che, a mio parere, non avrebbe dovuto essere inflitta: dovrebbero riavere indietro i loro soldi!".

"Non possiamo permettere che questo accada alla brillante ingegnosità americana e, se ciò dovesse accadere, sarò costretto ad avviare un procedimento ai sensi della Sezione 301 per annullare le sanzioni ingiuste imposte a queste aziende americane", ha concluso il tycoon riferendosi alla legge sui dazi.

Trump contro l’agenda digitale Ue

“Mi opporrò – aveva scritto su Truth – ai Paesi che attaccano le nostre incredibili aziende tecnologiche americane. Le tasse digitali, la legislazione sui servizi digitali e le normative sui mercati digitali sono tutte progettate per danneggiare o discriminare la tecnologia americana”. Proprio l’agenda digitale di Bruxelles era stata oggetto di dibattito durante i negoziati che hanno poi portato alla dichiarazione congiunta sulle tariffe commerciali. Con l’accordo di lasciare fuori dall’intesa il tema, sul quale il commissario Maros Sefcovic e gli altri negoziatori rivendicavano la piena autonomia dell’Europa.

Dopo le maxi multe dell’ultimo decennio – tra le altre, quella da 2,4 miliardi di euro del 2017 per abuso di posizione dominante nel settore dei comparatori di prezzi, quella da 4,34 miliardi l’anno successivo per abuso di posizione dominante nel settore mobile e quella da 1,49 miliardi di euro nel 2019 per Adsense – l’Ue rivendica i propri regolamenti e le proprie prerogative, senza concedere a Trump un ammorbidimento sulla concorrenza.

Commissione Ue: “Google risolva il conflitto di interessi”

"La decisione odierna dimostra che Google ha abusato della sua posizione dominante nell'adtech, danneggiando editori, inserzionisti e consumatori. Questo comportamento è illegale ai sensi delle norme antitrust dell'Ue. Google deve ora presentare una seria soluzione per risolvere i suoi conflitti di interessi e, se non lo farà, non esiteremo a imporre misure rigorose". Lo afferma in una dichiarazione la vice presidente della Commissione europea con delega alla Transizione competitiva, Teresa Ribera.

"I mercati digitali esistono per servire le persone e devono essere fondati sulla fiducia e sull'equità. E quando i mercati falliscono, le istituzioni pubbliche devono agire per impedire agli attori dominanti di abusare del loro potere. La vera libertà significa parità di condizioni, dove tutti competono ad armi pari e i cittadini hanno un autentico diritto di scelta", aggiunge.

Multa a Google, le ragioni dell’Antitrust Ue

In particolare, la Commissione ha rilevato che, almeno tra il 2014 e oggi, Google ha abusato di tali posizioni dominanti in violazione dell'articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: 1) favorendo il proprio ad exchange AdX nel processo di selezione degli annunci gestito dal suo ad server per editori dominante DFP, ad esempio informando AdX in anticipo del valore della migliore offerta dei concorrenti che avrebbe dovuto battere per aggiudicarsi l'asta. 2) favorendo il proprio ad exchange AdX nel modo in cui i suoi strumenti di acquisto di annunci Google Ads e DV360 piazzano le offerte sugli ad exchange. Ad esempio, Google Ads evitava gli ad exchange concorrenti e faceva offerte principalmente su AdX, rendendolo così l'ad exchange più appetibile.

La Commissione ha concluso che tali condotte miravano intenzionalmente a conferire ad AdX un vantaggio competitivo e potrebbero aver precluso l'accesso agli ad exchange concorrenti di AdX. Ciò ha rafforzato il ruolo centrale di AdX nella catena di fornitura dell'adtech, nonché la capacità di Google di applicare tariffe elevate per il suo servizio.

Google: “Multa sbagliata”

"La decisione della Commissione Europea sui nostri servizi di tecnologia pubblicitaria è errata e faremo ricorso". Lo afferma in una nota Lee-Anne Mulholland, Vicepresidente e Responsabile Globale degli Affari Regolamentari di Google. "Si impone una sanzione ingiustificata e si richiedono modifiche che danneggeranno migliaia di aziende europee, rendendo più difficile per loro generare profitti. Non c'è nulla di anticoncorrenziale - prosegue la nota - nel fornire servizi ad acquirenti e venditori di pubblicità, e ci sono più alternative ai nostri servizi che mai".

Secondo Google questo caso riguarda la sua attività pubblicitaria di terze parti, non gli annunci di ricerca. Sebbene rappresenti una parte limitata della nostra attività - riferisce Google - questa tecnologia aiuta gli editori a generare profitti consentendo agli inserzionisti di pubblicare annunci sui loro siti web, app e video, favorendo a loro volta l'accesso a un'ampia gamma di contenuti online.

L'indagine della Commissione Europea si basa "su interpretazioni errate del settore della tecnologia pubblicitaria, fortemente competitivo e in rapida evoluzione”. Questa sanzione “ingiustificata - conclude Google - è solo un altro esempio dell'applicazione sproporzionata delle leggi da parte dell'Europa nei confronti delle aziende statunitensi”.

Leggi i commenti