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Il trucco Usa sui dazi che può far saltare la tregua con l’Europa

(reuters)

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Gli Stati Uniti stanno applicando tariffe al 30-50% anche sui prodotti che contengono solo alcune parti in acciaio e alluminio
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New York – Donald Trump sta imbrogliando l’Europa? Così sembra, almeno a leggere questo titolo pubblicato ieri dal Wall Street Journal: “La tregua commerciale della Ue con gli Usa rischia di saltare”. Motivo: l’accordo siglato a Turnberry dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen prevedeva dazi del 15%, ma Washington sta usando un trucco per tenerli molto più alti, intorno al 50% per parecchi prodotti. L’impiccio si basa sulle tariffe imposte alle importazioni di acciaio e alluminio, estese anche a quasi tutti i beni che contengono parti realizzate con questi metalli. E così il gioco è fatto: dazi nominali al 15%, ma reali al 30 o 50%, soglie insostenibili tanto per i produttori europei, quanto per i clienti americani. Il risultato, secondo il quotidiano, è che «le imprese stanno fermando le esportazioni verso gli Usa, lamentandosi per gli ostacoli burocratici e lanciando l’allarme per la nuova era di imprevedibilità».

Lo scoop del Wall Street Journal parte da una lett…

New York – Donald Trump sta imbrogliando l’Europa? Così sembra, almeno a leggere questo titolo pubblicato ieri dal Wall Street Journal: “La tregua commerciale della Ue con gli Usa rischia di saltare”. Motivo: l’accordo siglato a Turnberry dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen prevedeva dazi del 15%, ma Washington sta usando un trucco per tenerli molto più alti, intorno al 50% per parecchi prodotti. L’impiccio si basa sulle tariffe imposte alle importazioni di acciaio e alluminio, estese anche a quasi tutti i beni che contengono parti realizzate con questi metalli. E così il gioco è fatto: dazi nominali al 15%, ma reali al 30 o 50%, soglie insostenibili tanto per i produttori europei, quanto per i clienti americani. Il risultato, secondo il quotidiano, è che «le imprese stanno fermando le esportazioni verso gli Usa, lamentandosi per gli ostacoli burocratici e lanciando l’allarme per la nuova era di imprevedibilità».

Lo scoop del Wall Street Journal parte da una lettera che Bertram Kawlath, presidente della German Mechanical Engineering Industry Association (VDMA), ha spedito alla fine di agosto a von der Leyen. «Circa il 30% dei macchinari europei esportati negli Usa - si legge nel testo - è ora soggetto a dazi del 50% sul contenuto metallico dei prodotti». Perciò il settore si trova ora davanti «ad una crisi esistenziale». Bernard Krone, capo del gruppo omonimo che costruisce macchinari agricoli, ha detto al giornale economico che ha bloccato le esportazioni verso gli Usa, fermato la produzione dei beni destinati a quel mercato e mandato a casa tutti i dipendenti che ci lavoravano. Le spedizioni già in navigazione verranno dirottate verso Messico e Canada.

Tra le compagnie colpite ci sono anche quelle americane. John Deere esporta negli Usa il 20% dei macchinari che costruisce in Germania, e ora non sa cosa farne,«ma di sicuro - ha commentato un portavoce - non stiamo pianificando di riportare la produzione in America», come magari sperava Trump.

Al problema delle tariffe si aggiunge anche il bizantinismo di come vengono applicate. Infatti vengono calcolate con percentuali diverse per i prodotti interi e le singole parti, alzando il costo e facendo ammattire le imprese. Il commissario europeo per il Commercio Sefkovic ha detto al Journal che le controparti americane «capiscono il problema, ma non mi azzardo a prevedere quando saranno in grado di risolverlo». La politica però si sta agitando e il quotidiano ha sentito parlamentari europei che chiedono di cancellare o rivedere l’accordo. «Perché dovremmo concedere zero dazi alle moto americane - si chiede il deputato Bernd Lange - quando gli europei devono pagare il 15% sui loro prodotti e poi molto di più per le tariffe sull’alluminio?».

In attesa delle risposte, Il Wall Street Journal in un editoriale ha scritto che il problema sono i dazi in generale: «Ripetete con noi: le tariffe sono una tassa che penalizza la crescita». Il segretario al Tesoro Bessent ieri ha risposto che serve tempo: «I dazi sono in vigore da due mesi, non possiamo schioccare le dita e far costruire fabbriche». Il Journal però resta implacabile: «L’unica soluzione è che la Corte Suprema giudichi le tariffe non costituzionali e le annulli».

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