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“Taglierò la bolletta di Fs, un miliardo è troppo”

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L’ad di Ferrovie Donnarumma: “Siamo il primo consumatore di elettricità. Già partite le gare per innovare. I treni viaggiano molto in galleria e non possono ricevere il segnale di Internet via satellite. Realizzeremo una nostra rete di antenne al servizio delle Frecce”
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COME tante aziende, e in fondo come tante famiglie, anche il Gruppo Fs ha un cruccio: risparmiare sulla bolletta elettrica. Bolletta che, nel caso di Fs, è un po’ cara: arriva a 1,1 miliardi ogni anno. L’ad del Gruppo Fs Stefano Antonio Donnarumma ha dato corpo a un piano che, nel 2029, a regime, porterà a risparmi per 100 milioni. Se da un lato economizza, dall’altro Donnarumma investe. Il manager vuole anche assicurare connessioni Internet adeguate a bordo delle Frecce. Connessioni in qualità streaming che però non saranno garantite dalla Starlink di Elon Musk (come pure si era ipotizzato). Intanto, in questo fermento di progetti, i binari vengono dipinti di bianco per respingere il sole delle torride estati italiane.

Ingegner Donnarumma, quando arriva la bolletta della luce lei sverrà: 1,1 miliardi l’anno.
«Siamo il primo consumatore italiano di energia: fa capo a noi il 2% della domanda totale. Normale che la bolletta sia salata. Ma ora lavoriamo con vigore perché il Gruppo Fs pag…

COME tante aziende, e in fondo come tante famiglie, anche il Gruppo Fs ha un cruccio: risparmiare sulla bolletta elettrica. Bolletta che, nel caso di Fs, è un po’ cara: arriva a 1,1 miliardi ogni anno. L’ad del Gruppo Fs Stefano Antonio Donnarumma ha dato corpo a un piano che, nel 2029, a regime, porterà a risparmi per 100 milioni. Se da un lato economizza, dall’altro Donnarumma investe. Il manager vuole anche assicurare connessioni Internet adeguate a bordo delle Frecce. Connessioni in qualità streaming che però non saranno garantite dalla Starlink di Elon Musk (come pure si era ipotizzato). Intanto, in questo fermento di progetti, i binari vengono dipinti di bianco per respingere il sole delle torride estati italiane.

Ingegner Donnarumma, quando arriva la bolletta della luce lei sverrà: 1,1 miliardi l’anno.
«Siamo il primo consumatore italiano di energia: fa capo a noi il 2% della domanda totale. Normale che la bolletta sia salata. Ma ora lavoriamo con vigore perché il Gruppo Fs paghi di meno».

Che cosa farete, in concreto?
«Abbiamo già indetto la prima gara per aggiudicarci energia da fonti rinnovabili. Noi ci impegniamo ad acquistarne per periodi lunghi: dai 5 ai 10 anni. I fornitori assicurano prezzi stabili e certi. La gara, da 204,2 milioni, è andata bene».

I fornitori hanno risposto?
«Alcuni tra i maggior: Enel, Edison, Erg. Questa gara ci procura un risparmio di svariati milioni praticamente adesso. Vedremo il beneficio già nel bilancio 2025 del Gruppo Fs. È stato un test proficuo, ha funzionato, faremo altre gare di importo economico maggiore».

Quando compravamo corrente, eravamo esposti a fluttuazioni continue. Chiuderemo questa evidente inefficienza

Prima gara nella storia di Fs?
«È la prima gara del genere nel settore pubblico. Il senso di questa iniziativa inedita è chiaro. Noi compriamo - premetto - una parte dell’energia a un prezzo agevolato, per la nostra missione pubblica».

Ma il resto del fabbisogno?
«Una parte rilevante, pari a 2 terawatt e mezzo, storicamente lo acquistavamo ai valori del PUN, il Prezzo unico nazionale. Eravamo esposti, quindi, a fluttuazioni continue. Chiuderemo questa evidente inefficienza con le nostre gare di approvvigionamento».

Il Gruppo Fs aveva intrapreso la strada della produzione con i pannelli fotovoltaici per il consumo in proprio. È abbandonata?
«L’abbiamo perfezionata grazie alla seconda gamba del nostro progetto: il co-sviluppo».

Per il fotovoltaico le nostre aree non sono sufficienti a garantirci una produzione adeguata

Stefano Antonio Donnarumma 

Detto in parole semplici?
«Primo: gli impianti fotovoltaici si installano su terreni, capannoni, piazzali. Noi ne abbiamo tanti di proprietà, e tutti idonei».

Avete già le autorizzazioni.

«Ma le nostre aree non sono certo sufficienti a garantirci una produzione adeguata».

Dunque?
«Una seconda gara pubblica da 46 milioni individuerà aziende del fotovoltaico che abbiano loro terreni in prossimità di nostre infrastrutture particolarmente energivore. Sono terreni con impianti fotovoltaici già attivi o prossimi all’ultimazione, a volte con strutture pronte per l’accumulo dell’energia prodotta. Così metteremo in piedi 18 impianti. Infine, a chiusura del cerchio, creeremo delle SPV con le imprese dell’energia selezionate».

SPV significa, scusi?
«Sono società di scopo dove saremo presenti noi e gli operatori dell’energia. E dove in futuro potranno entrare fondi di investimento interessati a veicolare risorse su quel progetto».

Voi comprerete l’energia verde prodotta?
«Ci impegniamo per un lungo periodo e per quantitativi certi di energia generata».

Ingegnere, alla fine quanti soldi risparmierete sulla bolletta grazie ai suoi progetti?
«A regime, nel 2029, almeno 100 milioni di euro. Ed è un risparmio che si ripeterà negli anni a venire. Ma ci saranno altri forti vantaggi».

Ad esempio?
«Noi acquistiamo e produciamo energia, sempre di più, da fonti rinnovabili. Dunque siamo uno dei motori della transizione green del Paese. E poi, con il tempo, saremo molto più autosufficienti».

Per l’energia non dipenderete del tutto dagli altri.
«Questo ci metterà al riparo da avarie, blackout, inefficienze».

Era indispensabile creare una società ad hoc e dotarla di professionisti e capaci

Perché creare una nuova società dedicata solo all’energia? Serviva davvero?
«Fs Energy, la nostra nuova società, sarà il centro di responsabilità del progetto. Si farà carico, peraltro, di rendere più efficienti la rete e le stazioni. Era indispensabile crearla e dotarla, come stiamo facendo, di professionisti esperti e capaci».

Avete davvero testato la tecnologia di Starlink per le connessioni Internet sulle Frecce?
«Un nostro partner commerciale ci ha prospettato questa soluzione che, purtroppo, non è adatta al sistema ferroviario italiano».

Non è adatta perché?
«Perché l’antenna satellitare deve sempre vedere il cielo per ricevere il segnale dai satelliti, ovunque sia collocata: su una barca, un aereo, un treno. Ora l’Italia, che ha la metà delle gallerie dell’intera rete ferroviaria europea, non può certo affidarsi al satellite per i binari».

Ha un piano B?
«Noi non possiamo più puntare sul segnale che ci arriva dagli operatori delle telecomunicazioni. Le loro antenne sono calibrate per servire le persone che vivono sul territorio. È vero, raggiungono anche il treno veloce in corsa, ma solo in modo incidentale. Per questo il servizio in viaggio funziona a intermittenza».

Per il web in qualità streaming faremo un primo test lungo 50 chilometri della rete veloce

Non se ne esce….
«Usciremo da questa palude creando una rete di antenne nostre, collocate lungo tutti i 1.097 chilometri dell’alta velocità. Entro l’anno faremo il primo test su 50 chilometri di binario. Se andrà bene come credo, procederemo ventre a terra sugli altri per offrire una connettività veloce a bordo treno».

Tempi di realizzazione?
«Abbiamo bisogno di un tempo tecnico per acquistare tutte le tecnologie. Poi serviranno due anni per completare la rete di antenne. Procederemo per tratti parziali della linea. Serviremo subito, faccio un esempio, la Milano-Bologna o la Roma-Napoli, in attesa di raggiungere gli altri punti».

Sarà costoso farlo?
«No. Dobbiamo riconvertire antenne già esistenti, dunque non partiamo da zero; poi piantarne di nuove, anche in 5G. Ovviamente i binari veloci saranno prolungati di altri 1.000 chilometri che pure saranno serviti dalle antenne».

Stiamo colorando di bianco la parte laterale di molti binari perché il colore respinga i raggi solari

Il caldo ormai torrido genera problemi nuovi per voi?
«Svariati e insidiosi: grandi piogge, bombe d’acqua, fulmini che mandano in tilt le centraline elettriche, bombe di calore, incendi nei terreni vicini ai binari».

Come se ne esce?
«Investiamo con forza nella manutenzione, ordinaria e straordinaria. Perfezioniamo il nostro sistema di sensori che accerta e prevede anche il minimo disallineamento dei binari. Aumentiamo i controlli umani metro dopo metro lungo la rete. E serve infine un po’ di creatività».

Nel senso?
«Stiamo dipingendo di bianco la parte laterale dei binari per chilometri perché il colore, scusi il gioco di parole, respinga il calore dei raggi solari. E studiamo anche sistemi di irrigazione della rete per contenerne le temperature».

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