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L’iPhone si fa sottile: Apple reinventa il design ma delude ancora sull’IA

L'amministratore delegato di Apple Tim Cook con i nuovi iPhone 17 presentati ieri

 

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La Mela lancia Air, uno smartphone da appena 5,6 millimetri di spessore. La Borsa però accoglie con freddezza il nuovo modello e gli altri annunci
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ROMA – Aspettando Godot, cioè l’arrivo nei suoi smartphone di un’Intelligenza artificiale degna di questo nome, più volte annunciato e rimandato, Apple prova a stupire ancora il mondo puntando su uno storico cavallo di battaglia, il design. «Design non è come una cosa appare, ma come funziona», ha detto ieri l’amministratore delegato Tim Cook, 64 anni, presentando con le parole del semidivino predecessore Steve Jobs la nuova linea degli iPhone, la 17, e tra questi il nuovo ingresso Air che con i suoi 5,6 millimetri di spessore, un terzo meno degli altri modelli, è lo smartphone più sottile mai messo in commercio dalla Mela.

Un modello di mezzo

Basterà questa meraviglia di progettazione per “stupire” i consumatori,…

ROMA – Aspettando Godot, cioè l’arrivo nei suoi smartphone di un’Intelligenza artificiale degna di questo nome, più volte annunciato e rimandato, Apple prova a stupire ancora il mondo puntando su uno storico cavallo di battaglia, il design. «Design non è come una cosa appare, ma come funziona», ha detto ieri l’amministratore delegato Tim Cook, 64 anni, presentando con le parole del semidivino predecessore Steve Jobs la nuova linea degli iPhone, la 17, e tra questi il nuovo ingresso Air che con i suoi 5,6 millimetri di spessore, un terzo meno degli altri modelli, è lo smartphone più sottile mai messo in commercio dalla Mela.

Un modello di mezzo

Basterà questa meraviglia di progettazione per “stupire” i consumatori, come da titolo del consueto show commerciale andato in scena ieri a Cupertino? La scommessa che ha portato Apple a invertire la tendenza al progressivo ingrossamento del suo prodotto simbolo è chiara. Introdurre un modello “di mezzo”, anche nel prezzo (da 999 dollari negli States, da 1.239 euro in Italia), tra quello Base (da 799 dollari o 979 euro) e quelli professionali (Pro e Pro Max, da 1.099 dollari o 1.339 euro) che spicchi per la leggerezza di linee e ingombri. Ma è anche una scommessa azzardata, visto che lo snellimento ha richiesto il sacrificio di vari orpelli - una sola fotocamera, addio sim fisica - e pone una serie di interrogativi su durata della batteria (che la società sostiene essere maggiore), solidità (per Apple superiore ad ogni modello precedente) e riparabilità in caso di guasti.

Nessun effetto dazi (per ora)

Dal 19 settembre, data di uscita sul mercato, mentre esperti e fanatici dissezioneranno i nuovi Melafonini e li sottoporranno a ogni tipo di test da sforzo, si capirà se anche il mercato vede nell’Air un vero cambio di paradigma e un oggetto da avere a tutti i costi, dandogli un futuro. Intanto i prezzi di lancio di questa 17esima edizione dei Melafonini - con un aumento solo per il Pro - mostrano che, per il momento, Apple è riuscita a scongiurare le nefaste previsioni che a causa dei dazi di Trump volevano i prezzi negli Stati Uniti lievitare fino a 2 mila dollari. È noto come la società stia spostando una quota sempre più grande di produzione dalla Cina all’India, come abbia provato ad anticipare le tariffe spendendo negli Stati Uniti quanti più smartphone possibile e come si sia messa a produrre “in casa” vari componenti chiave, come i chip (A19) e i modem. Tim Cook ha cercato in ogni modo di ingraziarsi Trump, promettendo investimenti produttivi per 600 miliardi di dollari in America. Nella recente cena con gli altri big della Silicon Valley lo ha ringraziato per otto volte in due minuti. Il pericolo però non è ancora scampato, visto che restano da definire sia le tariffe finali sull’import dalla Cina che quelle specifiche su chip ed elettronica di consumo.

La freddezza della Borsa

Ieri la Borsa è rimasta fredda (-0,81%) su Air e gli altri prodotti lanciati da Apple, come la nuova generazione di auricolari Airpods, che permettono la traduzione simultanea, o il nuovo orologio Watch. Nelle ultime settimane Apple ha recuperato circa metà del valore perso dall’inizio della presidenza Trump, e relativa guerra commerciale. Oggi vale poco più di 3.500 miliardi di dollari, un’enormità, ma è stata preceduta al traguardo dei 4 mila miliardi da Nvidia e Microsoft, grandi vincitori della corsa all’Intelligenza artificiale. Proprio l’IA, tema ieri quasi del tutto assente dall’evento, resta al centro della sfida tra la Mela e i concorrenti, da Samsung ai produttori cinesi. A un anno di distanza dalla promessa di Tim Cook di trasformare Siri in un’assistente super intelligente i risultati ancora non si sono visti. Apple ora assicura che la svolta arriverà nel 2026, secondo alcune indiscrezioni con l’aiuto di Google, alla cui Gemini potrebbe appoggiarsi replicando nell’IA una partnership tra colossi tecnologici che già da anni funziona alla grande nel campo della ricerca.

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