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La mannaia dei dazi colpisce la meccanica, a picco l'export verso gli Usa. L’appello: “Fare presto”

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Prosegue la contrazione del settore, la produzione cala del 4,3% in 6 mesi: “Serve una visione industriale di lungo periodo”
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ROMA – La richiesta arriva ancora più forte con i primi dati che certificano l’effetto dei dazi sulla meccanica italiana: “Fare presto”. Il settore nel primo semestre dell’anno ha visto la produzione calare del 4,3% rispetto al 2024, seppur in frenata rispeto al -5,8% del primo trimestre. Segno che l’attuale situazione economica e geopolitica colpisce più duramente qui che altrove, considerato che il comparto industriale nel suo complesso ha segnato -2,8%. E a preoccupare le imprese è anche un altro dato, quello sull’export. Per un settore che, ha ricordato la vicepresidente di Federmeccanica Alessia Miotto, è tradizionalmente “a vocazione esportatrice, né si può pensare di cambiare pelle”.

L’impatto dei dazi sulla meccanica

L'export metalmeccanico e meccatronico nei primi sei mesi dell'anno è diminuito dello 0,5% sull’anno: -0,4% verso i Paesi Ue e -0,6% verso i mercati extracomunitari. La scure dei dazi di Trump, così come temevano gli imprenditori, si è abbattuta con forza. Il crol…

ROMA – La richiesta arriva ancora più forte con i primi dati che certificano l’effetto dei dazi sulla meccanica italiana: “Fare presto”. Il settore nel primo semestre dell’anno ha visto la produzione calare del 4,3% rispetto al 2024, seppur in frenata rispeto al -5,8% del primo trimestre. Segno che l’attuale situazione economica e geopolitica colpisce più duramente qui che altrove, considerato che il comparto industriale nel suo complesso ha segnato -2,8%. E a preoccupare le imprese è anche un altro dato, quello sull’export. Per un settore che, ha ricordato la vicepresidente di Federmeccanica Alessia Miotto, è tradizionalmente “a vocazione esportatrice, né si può pensare di cambiare pelle”.

L’impatto dei dazi sulla meccanica

L'export metalmeccanico e meccatronico nei primi sei mesi dell'anno è diminuito dello 0,5% sull’anno: -0,4% verso i Paesi Ue e -0,6% verso i mercati extracomunitari. La scure dei dazi di Trump, così come temevano gli imprenditori, si è abbattuta con forza. Il crollo dell’export verso gli Usa nel semestre è stato marcato, -6,1%. Nel 2024 le vendite oltre Atlantico hanno avvicinato i 13 miliardi di euro su 65 di export totale (20%), con un gigantesco surplus. Tanto che l’Istat, individuando le 3.300 imprese circa che più avrebbero sofferto l’imposizione di una barriera di ingresso negli States, aveva individuato nella meccanica il settore più scoperto. Non stupisce quindi che l'83% delle imprese teme impatti negativi dai dazi, soprattutto perdita di quote export (32%), difficoltà nelle catene di approvvigionamento (25%) e aumento della pressione competitiva sul mercato ue (21%). Senza considerare che l’indagine di Federmeccanica è la prima dopo l'introduzione dei dazi, per cui non quantifica in maniera esaustiva l'impatto effettivo sulla produzione e le eventuali conseguenze.

L’allarme di Federmeccanica

“Il rischio concreto – ha scandito Miotto – è di perdere una buona parte della nostra industria metalmeccanica, mettendo a rischio la continuità di intere filiere". "Non possiamo e non dobbiamo lasciare indietro nessuno. Questo è l'obiettivo che tutti devono avere, dalle parti sociali alle istituzioni, a partire da quelle Europee. Le nostre imprese sono chiamate ad innovare per gestire le transizioni digitali e tecnologiche ma l'incertezza da un lato e la contrazione di marginalità dall'altro riducono inevitabilmente la capacità di investire e questo è un grosso problema che va affrontato e risolto”.

"Abbiamo sempre invocato politiche industriali continentali e nazionali, mirate alla crescita ed efficaci, quindi semplici da applicare e durature. Per spingere gli investimenti indispensabili a far recuperare la competitività al nostro settore serve una visione industriale di lungo periodo, che dia stabilità e certezze. Non è ancora troppo tardi ma occorre fare presto, molto presto", conclude. Lapidario anche il direttore generale Stefano Franchi: "Emergono poche luci e molte ombre osservando il passato, mentre troviamo una nebbia spessa alzando lo sguardo verso il futuro".

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