Liberi dati, per liberi utenti. L’Europa dal 12 settembre 2025 entra nell’era del Data Act, normativa che stabilisce diritti per gli utenti (cittadini, aziende) e obblighi per le aziende tecnologiche, in merito ai nostri dati. Li vuole così liberare dalla tirannia dei produttori tech.
Ecco quindi che, con l’entrata in vigore del Data Act, quando usiamo un oggetto connesso - un’auto che raccoglie informazioni sul consumo, un elettrodomestico smart o un orologio per il fitness – abbiamo diritto a consultare i dati generati. In modo chiaro, diretto e senza ostacoli. E possiamo portarci quei dati dove vogliamo, su altri prodotti e servizi: non siamo più “bloccati” con un solo fornitore. Un po’ come già avviene con la portabilità del numero di telefono.
“In sintesi la norma proteggerà gli utenti da un uso non equo o abusivo dei dati personali da parte delle imprese”, spiega Anna Cataleta, giurista e consulente presso P4I. Ad esempio, potremo richiedere direttamente i dati generati dalla no…
Liberi dati, per liberi utenti. L’Europa dal 12 settembre 2025 entra nell’era del Data Act, normativa che stabilisce diritti per gli utenti (cittadini, aziende) e obblighi per le aziende tecnologiche, in merito ai nostri dati. Li vuole così liberare dalla tirannia dei produttori tech.
Ecco quindi che, con l’entrata in vigore del Data Act, quando usiamo un oggetto connesso - un’auto che raccoglie informazioni sul consumo, un elettrodomestico smart o un orologio per il fitness – abbiamo diritto a consultare i dati generati. In modo chiaro, diretto e senza ostacoli. E possiamo portarci quei dati dove vogliamo, su altri prodotti e servizi: non siamo più “bloccati” con un solo fornitore. Un po’ come già avviene con la portabilità del numero di telefono.
“In sintesi la norma proteggerà gli utenti da un uso non equo o abusivo dei dati personali da parte delle imprese”, spiega Anna Cataleta, giurista e consulente presso P4I. Ad esempio, potremo richiedere direttamente i dati generati dalla nostra auto (consumi, manutenzione, tracciamento, ecc.) in modo chiaro e gratuito. Se cambiamo officina o assistenza, potremo trasferire quei dati a un altro soggetto-meccanico, senza costi.
Data Act: cosa cambia da settembre 2026
Dal settembre 2026 poi le nuove auto dovranno essere progettate fin dall’inizio (access-by-design) per garantire che l’utente possa accedere ai dati in modo semplice e diretto. Da settembre 2027, i contratti di lungo termine o duraturi (prima di settembre 2025) saranno soggetti a nuove regole contro clausole contrattuali ingiuste.
La normativa porta vantaggi anche alle aziende, per fare business e servizi sui dati generati dagli oggetti connessi. ”L'impatto maggiore è sulle aziende che utilizzano dispositivi e macchinari connessi perché avranno accesso gratuito a una serie di informazioni che oggi sono spesso o non disponibili o disponibili a pagamento”, spiega Gianluigi Marino, consulente partner di Osborne Clarke.
In alcuni casi un pagamento può essere richiesto comunque, se l’azienda intende sviluppare un servizio commerciale su quei dati, ma il prezzo dovrà essere ragionevole, secondo la norma.
Data Act per le aziende: i dati generati dai macchinari
“Il Data Act è davvero importante nel contesto del mercato industriale italiano”, aggiunge Marino, “perché tra le altre cose per la prima volta va a regolare l’accesso ai dati generati dai macchinari industriali”. “In concreto, avere accesso a questi dati significa poterli sfruttare economicamente e questo significa sviluppare servizi nuovi o addirittura tool di intelligenza artificiale che possano migliorare processi aziendali”.
“Questa, quindi, è una regolamentazione che riguarda principalmente l’industria: il mercato industriale italiano deve saperla gestire e sfruttarla a proprio vantaggio”, aggiunge. Ad esempio, spiega Marino, “sapere quali dati genera un macchinario per la tessitura potrebbe permettere a chi usa quel macchinario di sviluppare un proprio sistema l’intelligenza artificiale per predire eventuali guasti, senza dipendere necessariamente dal produttore”.