ROMA – Il bonus Maroni ha raggiunto il target previsto per quest’anno e sarà riconfermato per il prossimo: 7.126 richieste arrivate a Inps a fine agosto, contro le 7mila previste dal governo Meloni nella relazione tecnica all’ultima legge di bilancio.
Un target tenuto non a caso molto basso («prudenziale», lo definisce la relazione), dopo le scarsissime adesioni del 2023 e del 2024.
Eppure nonostante l’obiettivo 2025 sia stato raggiunto - nel giro di due mesi e mezzo: la circolare Inps attuativa è arrivata a metà giugno - l’Istituto di previdenza è pronto a lanciare un’importante campagna informativa d’autunno per spingere le adesioni al bonus. Aiutando così anche i conti pubblici: più persone al lavoro, meno pensioni e Tfr erogati.
ROMA – Il bonus Maroni ha raggiunto il target previsto per quest’anno e sarà riconfermato per il prossimo: 7.126 richieste arrivate a Inps a fine agosto, contro le 7mila previste dal governo Meloni nella relazione tecnica all’ultima legge di bilancio.
Un target tenuto non a caso molto basso («prudenziale», lo definisce la relazione), dopo le scarsissime adesioni del 2023 e del 2024.
Eppure nonostante l’obiettivo 2025 sia stato raggiunto - nel giro di due mesi e mezzo: la circolare Inps attuativa è arrivata a metà giugno - l’Istituto di previdenza è pronto a lanciare un’importante campagna informativa d’autunno per spingere le adesioni al bonus. Aiutando così anche i conti pubblici: più persone al lavoro, meno pensioni e Tfr erogati.
Contro gli interessi
Una mossa che sulla carta va contro gli interessi della stessa Inps. Chi sceglie il bonus non versa più la sua parte di contributi all’Istituto di previdenza (il 9,19% per i dipendenti privati e l’8,85% per i pubblici).
E li trattiene in busta paga fino all’età della vecchiaia, cioè fino a 67 anni. Il lavoratore o la lavoratrice rinuncia quindi ad andare in pensione a 62 anni con 41 di contributi (Quota 103) oppure con la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall’età (un anno in meno per le donne).
E sceglie di avere una retribuzione più alta almeno per cinque anni. Pur sapendo che la sua pensione subirà un taglio. L’esenzione dalle tasse, la novità di quest’anno, è il vero punto di forza dell’operazione.
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Nel cedolino
Lo dimostra un calcolo dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Aderire al bonus Maroni a 62 anni con un reddito da 40mila euro significa incassare per cinque anni 11.934 euro in più nel cedolino dello stipendio, ma perderne 11.687 sulla pensione futura: quasi altrettanto. L’esclusione dalle imposte permette però da quest’anno di recuperare 6.629 euro.
Vantaggio che si assottiglia con l’aumento dell’età: 5mila euro a 63 anni, 4mila euro a 62 anni, 2.700 euro a 65 anni, 1.400 euro a 66 anni. Fin qui i dipendenti hanno preferito agganciare le Quote e gli scivoli anziché chiedere il bonus Maroni, per non intaccare la pensione futura e uscire prima.
Ma quest’anno i numeri sono un po’ cresciuti. E Inps conta di farli salire ancora di più, con la campagna d’autunno. Il target fissato dal governo - e coperto con 15 milioni quest’anno e circa 30 milioni all’anno fino al 2030 - è stato raggiunto: oltre 7 mila domande per il bonus.
Un vero cuscinetto
Andare oltre assicura però al bilancio dello Stato un beneficio ancora più importante: sgonfiare il monte pensioni e non erogare il Tfr (un vero cuscinetto per il deficit, depositato da Inps nel conto di tesoreria).
Oltre al fatto che l’occupazione vola con i tanti over 50 che restano al lavoro: un milione da quando si è insediato il governo Meloni e quota 10 milioni superata già a giugno.
Il tutto anche grazie alle numerose strette sulle uscite anticipate, crollate del 25% sul 2022 e del 35% sul 2021. La campagna Inps serve anche a consolidare queste politiche.