ROMA - Sono più di dieci milioni. Mai così tanti. Per la prima volta, gli over 50 al lavoro superano la soglia a doppia cifra. Erano meno della metà vent’anni fa: 4,8 milioni. A certificare il boom è l’Istat. I dati sull’andamento dell’occupazione nel secondo trimestre fotografano l’impatto dell’invecchiamento della popolazione e della stretta sulle pensioni anticipate. Ecco spiegato l’aumento dell’età media degli occupati in Italia.
Se il numero dei lavoratori dai 50 anni in su aumenta sia rispetto a quello registrato nel primo trimestre che sull’anno, il contrario avviene per gli under 35. Il calo demografico e il periodo di formazione sempre più lungo fermano l’asticella a 5 milioni e 333mila unità. Sono circa 2,4 milioni in meno rispetto al 2004. Poco più della metà degli over 50, che invece sfiorano il 42% del totale delle persone al lavoro tra aprile e giugno (in tutto 24 milioni e 169mila, sostanzialmente in linea con il primo trimestre e in aumento di 226mila sull’anno).
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ROMA - Sono più di dieci milioni. Mai così tanti. Per la prima volta, gli over 50 al lavoro superano la soglia a doppia cifra. Erano meno della metà vent’anni fa: 4,8 milioni. A certificare il boom è l’Istat. I dati sull’andamento dell’occupazione nel secondo trimestre fotografano l’impatto dell’invecchiamento della popolazione e della stretta sulle pensioni anticipate. Ecco spiegato l’aumento dell’età media degli occupati in Italia.
Se il numero dei lavoratori dai 50 anni in su aumenta sia rispetto a quello registrato nel primo trimestre che sull’anno, il contrario avviene per gli under 35. Il calo demografico e il periodo di formazione sempre più lungo fermano l’asticella a 5 milioni e 333mila unità. Sono circa 2,4 milioni in meno rispetto al 2004. Poco più della metà degli over 50, che invece sfiorano il 42% del totale delle persone al lavoro tra aprile e giugno (in tutto 24 milioni e 169mila, sostanzialmente in linea con il primo trimestre e in aumento di 226mila sull’anno).
Un altro indicatore - il tasso di occupazione - spiega bene la crisi delle classi lavorative più giovani: in 21 anni è sceso dal 52,4% al 44,3%. Dinamica opposta per i lavoratori più anziani, tra i 50 e i 64 anni: il tasso è salito dal 42,4% al 66,4%.
Passando dalle classi d’età ai dati più generali, l’Istituto nazionale di statistica registra il record dell’occupazione al Sud. Come per gli over 50, anche in questo caso c’è un dato inedito: il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni ha toccato quota 50,1% nel secondo trimestre. È il livello più alto dall’inizio delle serie storiche dell’Istat (2004). In numeri assoluti, gli occupati nel Mezzogiorno, sempre tra aprile e giugno, erano 6 milioni e 549 mila (+96mila in un anno).
Il governo festeggia. "Ci accusavano di voler spaccare l’Italia, ma la verità è che abbiamo scelto di credere nelle energie, nel talento e nella forza del Sud”, scrive Giorgia Meloni sui social. La premier rivendica lo stop “alla stagione dell’assistenzialismo che per troppo tempo ha alimentato l’idea di un Mezzogiorno condannato a restare indietro”.
Critiche le opposizioni. La responsabile Lavoro del Pd, Cecilia Guerra, avverte: “I dati vanno maneggiati con cura, il governo continua a cercare di prendersi meriti non suoi”. Sotto la lente dei dem finisce l’andamento complessivo dell’occupazione: “Avevano esultato per i dati provvisori di giugno, occupazione record a 24.326 milioni di unità, oggi esultano per i dati assestati a 24.169”. Per i 5 Stelle, quella del governo è “propaganda utile a coprire le tante ombre che aleggiano sul mercato del lavoro, in primis produttività stagnante e salari al palo”.