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Disgelo tra OpenAI e Microsoft, ChatGPT più vicina alla Borsa

Il fondatore e amministratore delegato di OpenAI Sam Altman, in un recente incontro alla Casa Bianca sull'Intelligenza artificiale

 (reuters)

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Prima intesa sulla trasformazione del campione dell’Intelligenza artificiale in società for profit. La Commissione europea chiude l’indagine antitrust su Teams: verrà separato da Office
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ROMA – La controversa metamorfosi di OpenAI, da no profit orientata al bene dell’umanità verso una più tradizionale società a scopo di lucro, fa un passetto in avanti. Mercoledì la startup prodigio dell’Intelligenza artificiale, creatrice di ChatGPT, e il suo azionista di maggioranza Microsoft hanno annunciato di aver firmato un memorandum di intesa “sul futuro della loro partnership” che potrebbe sanare un contrasto che si trascina da mesi e spianare la strada verso la quotazione in Borsa.

Tra i vari nodi il principale è la ripartizione delle quote della nuova società tra la stessa Microsoft, gli altri investitori, i dipendenti di OpenAI (a cominciare dal capo Sam Altman) e la no profit che fino ad oggi – almeno in teoria - ne ha controllato le sorti…

ROMA – La controversa metamorfosi di OpenAI, da no profit orientata al bene dell’umanità verso una più tradizionale società a scopo di lucro, fa un passetto in avanti. Mercoledì la startup prodigio dell’Intelligenza artificiale, creatrice di ChatGPT, e il suo azionista di maggioranza Microsoft hanno annunciato di aver firmato un memorandum di intesa “sul futuro della loro partnership” che potrebbe sanare un contrasto che si trascina da mesi e spianare la strada verso la quotazione in Borsa.

Tra i vari nodi il principale è la ripartizione delle quote della nuova società tra la stessa Microsoft, gli altri investitori, i dipendenti di OpenAI (a cominciare dal capo Sam Altman) e la no profit che fino ad oggi – almeno in teoria - ne ha controllato le sorti. L’intesa annunciata ieri prevede che a quest’ultima vada una fetta non inferiore ai 100 miliardi di dollari, che alla valutazione oggi attribuita alla società – circa 500 miliardi di dollari – potrebbe corrispondere a una partecipazione del 20%. Microsoft, secondo indiscrezioni, dovrebbe invece avere un 30%.

Oltre a definire i pesi degli azionisti, l’accordo deve determinare altri aspetti decisivi come l’accesso alla proprietà intellettuale di OpenAI, per cui la “vecchia” intesa riservava a Microsoft degli elementi di esclusiva. Tantissima – e miliardaria – carne al fuoco, su cui molto resta da definire: l’intesa di ieri è ancora non vincolante, le due società “stanno lavorando per finalizzare i termini di un accordo definitivo”: si spera possa arrivare entro la fine dell’anno.

Man mano che lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale si trasformava in una corsa miliardaria, la struttura e la vocazioni no profit con cui OpenAI era nata nel 2015 sono diventati un impaccio sempre più pesante, in particolare per l’esigenza di raccogliere continuamente nuovi mostruosi investimenti. Così, dopo la sua breve rimozione e il trionfale ritorno al comando, Altman ha deciso di passare a un modello più classico, trovando però enormi difficoltà con i primi investitori, a cominciare da Microsoft, e dovendo fronteggiare l’assalto legale dell’ex partner e oggi rivale Elon Musk. Se il suo piano originario prevedeva la trasformazione di tutta la struttura in una classica società profit, quello attuale si “accontenta” di un ibrido denominato “public benefit corporation” e lascia in campo la no profit con la sua missione di indirizzare l’IA al bene dell’umanità, sebbene limitandone in modo significativo il potere.

Intanto in Europa Microsoft è riuscita a chiudere la procedura antitrust aperta dalla Commissione contro il suo programma di videoconferenze Teams. Bruxelles ha giudicato sufficienti gli impegno della società a “separarlo” dal resto del pacchetto Office, interrompendo un’indagine che avrebbe potuto portare a una multa miliardaria.

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