Aerei, assist degli Usa ai piloti depressi: “Chiedete aiuto, non sarete penalizzati”
di Aldo FontanarosaROMA – Divisi su tutto, su una cosa gli americani sono d’accordo: bisogna aiutare i piloti di aereo che accusano problemi psicologici come l’ansia, la depressione, il deficit di attenzione con iperattività, il disturbo da stress (effetto di un trauma, magari segreto, magari maturato in famiglia).
Insieme, i democratici e i repubblicani americani approvano alla Camera un disegno di legge sulla salute mentale dei piloti che ha un preciso obiettivo. Vuole incoraggiare i piloti a confidare i problemi di tenuta. In cambio dell’ammissione, arriva l’impegno a non rallentare oltremisura o – meglio ancora – a non compromettere la carriera del pilota in difficoltà psicologica.
La mossa degli americani è importante perché cade a meno di due mesi dal caso indiano. A luglio 2025, ha preso corpo l’ipotesi che uno dei due piloti del volo Air India 171 abbia chiuso volontariamente le levette del carburante causando la tragica caduta dell’aereo il 12 giugno. Una mossa che sarebbe stata dettata dalla d…
ROMA – Divisi su tutto, su una cosa gli americani sono d’accordo: bisogna aiutare i piloti di aereo che accusano problemi psicologici come l’ansia, la depressione, il deficit di attenzione con iperattività, il disturbo da stress (effetto di un trauma, magari segreto, magari maturato in famiglia).
Insieme, i democratici e i repubblicani americani approvano alla Camera un disegno di legge sulla salute mentale dei piloti che ha un preciso obiettivo. Vuole incoraggiare i piloti a confidare i problemi di tenuta. In cambio dell’ammissione, arriva l’impegno a non rallentare oltremisura o – meglio ancora – a non compromettere la carriera del pilota in difficoltà psicologica.
La mossa degli americani è importante perché cade a meno di due mesi dal caso indiano. A luglio 2025, ha preso corpo l’ipotesi che uno dei due piloti del volo Air India 171 abbia chiuso volontariamente le levette del carburante causando la tragica caduta dell’aereo il 12 giugno. Una mossa che sarebbe stata dettata dalla depressione (ma un verdetto definitivo non c’è ancora e la responsabilità del pilota non è provata).
Il Rapporto del 2024
Per comprendere le ragioni della legge americana, bisogna andare indietro al primo aprile 2024. Quel giorno uno speciale comitato governativo, creato alla FAA (la Federal Aviation Administration), utilizza la parola “stigma” in un suo rapporto sulla salute mentale dei piloti.
Il rapporto spiega che tanti piloti, in passato, hanno raccontato delle loro difficoltà a un superiore, ai medici, all’ufficio del Personale della compagnia aerea. A volte hanno semplicemente comunicato di essere in terapia. Da quel momento, parecchi di loro hanno pagato a caro prezzo tanta sincerità.
Proprio mentre chiedevano aiuto, sono stati messi all’indice. Poco alla volta l’ambiente di lavoro ha trasformato un problema psicologico, che nessuna persona sceglie per se, in una colpa grave, quasi il pilota sofferente avesse rubato qualcosa.
L’incolumità dei passeggeri
Spesso i piloti sinceri sono stati messi a terra. Non hanno più potuto volare: e questo si può capire. La compagnia ha la responsabilità di proteggere l’incolumità dei passeggeri e degli altri membri di un equipaggio.
Poi però tante compagnie hanno seppellito la pratica del pilota depresso. Malgrado avesse affrontato lunghi periodi di cura, e nonostante fosse guarita, questa persona è riuscita a tornare sull’aereo dopo qualche anno di attesa, e comunque in un clima di irriducibile diffidenza. In situazioni simili non è insolito che un altro membro dell’equipaggio chieda di non partire con i colleghi “riabilitati”.
Lo stigma è esattamente questo. Una specie di maledizione che perseguita i professionisti finanche quando sono a posto.
Adesso la nuova legge americana sui piloti – approvata alla Camera l’8 settembre 2025 e trasmessa al Senato per la seconda lettura – cercherà di cambiare le regole del gioco, non senza difficoltà.
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In due anni
La riforma – che viene affidata alla FAA – intanto non sarà attuata da un giorno all’altro. Quando la legge diventerà definitiva, dopo il semaforo verde dei senatori, il garante della sicurezza dei cieli (la FAA) avrà due anni di tempo per metterla in campo: 24 mesi non sono pochi. Che cosa promette la riforma?
Grazie anche a un finanziamento da 15,2 milioni di dollari l’anno per tre anni, la FAA dovrà sbloccare l’arretrato. In sostanza, su pressione della FAA, tutte le autorità coinvolte esamineranno le pratiche dei piloti ammalati. Pratiche a lungo dimenticate, se non sepolte. In questo modo, i professionisti intanto guariti torneranno alla cloche, alla guida dell’aeromobile, senza ulteriori rinvii.
Gli esaminatori medici – le figure che danno un primo via libera alla riammissione del pilota a bordo – affronteranno serrati corsi di formazione così da imparare nuove metodologie di valutazione del professionista in via di guarigione. Esaminatori giovani saranno assunti, perché liberi dai pregiudizi che possono condizionare i più anziani verso il pilota acciaccato.
“Non è un appestato”
Il potere decisionale degli esaminatori sarà rafforzato, mentre oggi il loro verdetto è sottoposto all’ultima parola di speciali commissioni di indagine.
Alla fine, l’intera procedura di valutazione del pilota – in caso di difficoltà come di possibile guarigione – sarà aggiornata sentendo anche medici specialisti indipendenti e i sindacati.
La FAA inoltre dovrà ampliare la lista dei farmaci che, se assunti con regolarità dal pilota, possono fornire garanzie sulla sua tenuta quando guida l’aereo.
Una campagna di informazione spiegherà infine ai dipendenti delle compagnie aeree che un pilota con problemi psicologici non è certo un appestato da evitare, semmai un collega da sostenere e incoraggiare. Perché lo stigma finisca.