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Lazar: “Strada in salita per il governo la scelta di Macron ricorda l’Italia”

Marc Lazar, 73 anni 

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Intervista allo storico e sociologo francese della politica, che lancia l’allarme: “Siamo all’ultima tappa. Se fallisce Lecornu, l’unica via per l’Eliseo sarà sciogliere il parlamento e convocare nuove elezioni”
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PARIGI – Entro qualche settimana si capirà se davvero Sébastien Lecornu riuscirà a varare la Finanziaria, anche con l’astensione dei socialisti», osserva il politologo Marc Lazar, professore a Sciences Po e alla Luiss. Dopo il declassamento della Francia deciso da Fitch, che ha motivato la scelta con l’instabilità politica, Lazar invita alla prudenza. «Il debutto di Lecornu è complicatissimo».

Appena nominato, il nuovo premier deve affrontare la pressione dei mercati finanziari con il downgrade di Fitch e, tra qualche giorno, la protesta in piazza dei sindacati.

«Un sondaggio indica che il 69% dei francesi ritiene la nomina di Lecornu inadeguata rispetto alle aspettative. Il nuovo premier comincia con un livello di consenso ancora più basso rispetto a Barnier e Bayrou. La scelta di Macron ricorda l’Italia. Ha nominato un suo fedelissimo ma gli ha chiesto di non formare subito il governo e organizzare invece le consultazioni. È la prima volta nella Quinta Repubblica, ma è ciò che acc…

PARIGI – Entro qualche settimana si capirà se davvero Sébastien Lecornu riuscirà a varare la Finanziaria, anche con l’astensione dei socialisti», osserva il politologo Marc Lazar, professore a Sciences Po e alla Luiss. Dopo il declassamento della Francia deciso da Fitch, che ha motivato la scelta con l’instabilità politica, Lazar invita alla prudenza. «Il debutto di Lecornu è complicatissimo».

Appena nominato, il nuovo premier deve affrontare la pressione dei mercati finanziari con il downgrade di Fitch e, tra qualche giorno, la protesta in piazza dei sindacati.

«Un sondaggio indica che il 69% dei francesi ritiene la nomina di Lecornu inadeguata rispetto alle aspettative. Il nuovo premier comincia con un livello di consenso ancora più basso rispetto a Barnier e Bayrou. La scelta di Macron ricorda l’Italia. Ha nominato un suo fedelissimo ma gli ha chiesto di non formare subito il governo e organizzare invece le consultazioni. È la prima volta nella Quinta Repubblica, ma è ciò che accadeva sotto la Quarta o avviene in Italia quando non c’è una maggioranza chiara. Vedremo, la strada per avanzare è molto stretta».

Barnier è durato tre mesi, Bayrou nove mesi. Lecornu può evitare la sfiducia?

«È entrato in politica a 17 anni, è stato sindaco e sa come costruire un rapporto diretto con gli elettori, un’esperienza che manca totalmente a Macron. È un presidente che oggi provoca un rigetto profondo, non solo politico ma anche personale. Il problema è che Macron si ama al 150%, quindi c’è poco posto nel suo cuore per il popolo. Lecornu può sfruttare la voglia dei centristi, dei Républicains e dei socialisti di evitare lo scioglimento e le nuove elezioni politiche. Ma trovare un compromesso sarà difficilissimo».

Lecornu dovrà cercare un accordo con la sinistra. È possibile?

«Non ci saranno ministri socialisti nel nuovo governo, questo sembra certo. Il dilemma del Ps è forte. Vuole evitare lo scioglimento dell’Assemblea, ma in cambio chiede misure sostanziali. Senza concessioni, i socialisti sarebbero costretti a votare la sfiducia, soprattutto in vista delle amministrative di marzo. Non possono permettersi troppi compromessi che il loro elettorato non capirebbe».

Perché le amministrative sono cruciali per i socialisti?

«Il Ps è molto indebolito. Ha solo 40mila tesserati e ha perso i suoi storici punti d’appoggio, come la categoria degli insegnanti. Resta però un partito forte a livello locale, che governa importanti città. Le elezioni del marzo 2026, alla vigilia delle presidenziali del 2027, saranno decisive. I socialisti devono mantenere e possibilmente conquistare nuove città – Parigi, Nantes, Montpellier, Nancy, Rouen – per sopravvivere. Storicamente, la vitalità del socialisme municipal ha spesso fornito idee e progetti al Ps nazionale».

Il Ps può aprire al governo mentre la piazza protesta?

«Difficile. Se la mobilitazione dei sindacati prevista per giovedì sarà imponente, i socialisti non potranno ignorarla. Ogni apertura verso il governo rischierebbe di essere bollata come tradimento dall’elettorato, soprattutto perché la France Insoumise cavalcherà con ancora più forza la protesta. La piazza peserà inevitabilmente sulle scelte politiche del Ps».

Se Lecornu fallisce, che succede?

«Siamo all’ultima tappa. Marine Le Pen ha ragione quando dice che questa nomina è l’ultima cartuccia di Macron. Barnier veniva dai Républicains, Bayrou non era del suo partito ed è stato imposto al presidente. Lecornu, invece, è la scelta di un fedelissimo. Se fallisce anche lui, l’unica strada per Macron sarà sciogliere il parlamento e convocare nuove elezioni, con un risultato che sembra molto aperto».

La sopravvivenza del governo si gioca nelle prossime settimane?

«Se la Francia adotta la legge di bilancio entro dicembre, allora Lecornu resterà anche nel 2026 e Macron potrebbe arrivare a fine mandato navigando a vista, senza grandi riforme. In fondo, è il destino di tutti i secondi mandati della Quinta Repubblica. Anche Mitterrand e Chirac hanno vissuto grandi difficoltà dopo essere stati rieletti».

Macron ha ancora margini di manovra sul piano internazionale nei 18 mesi che restano all’Eliseo?

«Se fosse meno bonapartista e cesarista, e lasciasse a Lecornu la gestione della politica interna, come lo spirito della Costituzione consentirebbe, potrebbe dedicarsi interamente a ciò che gli riesce di più come la politica estera, la riforma delle istituzioni europee. I francesi lo detestano in politica interna, ma nei sondaggi riconoscono che si muove bene sul piano europeo e internazionale: Ucraina, rapporti con gli Stati Uniti, difesa di un’Europa più autonoma. Mantiene quindi un credito sul piano internazionale».

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