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Severino: “Servire lo Stato come manager pubblici piace ai giovani migliori”

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La presidente della Scuola nazionale dell’amministrazione: “Fino a qualche anno fa avevamo l’età media più alta in Europa, oggi non è più così e i profili sono sempre più trasversali”. Spinta all’Intelligenza artificiale
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ROMA - “I migliori non considerano più la Pubblica amministrazione come il posto fisso al quale aspirare, ma un luogo dove sviluppare nuove competenze: l’alta dirigenza deve avere la capacità di operare in maniera digitale e avere dimestichezza con l’Intelligenza artificiale”. Paola Severino, dal 2021 alla guida della Scuola nazionale dell’amministrazione (Sna), è abituata a cimentarsi con i modelli formativi più moderni. È stata lei a rendere annuale il corso-concorso che seleziona i top manager pubblici perché - spiega - “un giovane qualificato non può aspettare anni per provare a entrare nella Pa e lo Stato non può perdere l’opportunità di avere professionalità sempre più qualificate e aggiornate”.

Sono passati trent’anni dal primo corso-concorso. Chi ambisce oggi a diventare un top manager nella Pa?

“La grande sorpresa è stata vedere che si sono avvicinati i giovani migliori. Chi si laurea e poi decide di completare il percorso universitario con un master o un dottorato di ricerca…

ROMA - “I migliori non considerano più la Pubblica amministrazione come il posto fisso al quale aspirare, ma un luogo dove sviluppare nuove competenze: l’alta dirigenza deve avere la capacità di operare in maniera digitale e avere dimestichezza con l’Intelligenza artificiale”. Paola Severino, dal 2021 alla guida della Scuola nazionale dell’amministrazione (Sna), è abituata a cimentarsi con i modelli formativi più moderni. È stata lei a rendere annuale il corso-concorso che seleziona i top manager pubblici perché - spiega - “un giovane qualificato non può aspettare anni per provare a entrare nella Pa e lo Stato non può perdere l’opportunità di avere professionalità sempre più qualificate e aggiornate”.

Sono passati trent’anni dal primo corso-concorso. Chi ambisce oggi a diventare un top manager nella Pa?

“La grande sorpresa è stata vedere che si sono avvicinati i giovani migliori. Chi si laurea e poi decide di completare il percorso universitario con un master o un dottorato di ricerca crede e vuole investire nella Pubblica amministrazione. Ma cosa è cambiato davvero rispetto a trent’anni fa l’ho capito quando nella Scuola è arrivato un ragazzo di soli 26 anni. Ha detto che mettersi al servizio delle istituzioni è un modo per contraccambiare l’investimento pubblico fatto su di lui. Vuol dire molto per il futuro dell’alta dirigenza della Pa”.

Perché?

“Quelle parole dicono che oggi la Pa non è più considerata un parcheggio per il posto fisso, oltre al fatto che lo Stato trae un vantaggio enorme”.

Quale?

“In una fase di autunno demografico, come è quello che il Paese sta attraversando, l’ingresso di giovani qualificati contribuisce ad abbassare sensibilmente l’età media nella Pa. Fino a qualche anno fa avevamo l’età media più alta in Europa, oggi non è più così. Basta pensare che fino a tre anni fa non avevamo neppure un vincitore della Scuola con meno di 40 anni”.

Che idea si è fatta delle motivazioni di chi punta a entrare nella Scuola?

"La risposta migliore arriva dai candidati e non solo da quelli più giovani. Il requisito per accedere alla Scuola alternativo al master o al dottorato di ricerca, è aver trascorso almeno cinque anni nella Pubblica amministrazione. Un dipendente pubblico che ha partecipato alla selezione ha dichiarato che la Pa è come una seconda casa e che spera di diventare un dirigente per ascoltare i bisogni dei cittadini".

Su quali profili potrà contare l’alta dirigenza?

“I profili sono sempre più trasversali. Le figure professionali sono variegate, dall’ingegnere robotico al filologo, ma oggi non basta più studiare sui libri per diventare un top manager”.

Cosa serve?

“Occorre verificare le proprie competenze e avere capacità di relazionarsi e risolvere i problemi. Per la prima volta nella Pa abbiamo introdotto tra i criteri selettivi proprio il problem solving”.

Quali sono i profili più richiesti?

“Al momento la richiesta principale da parte di Palazzo Chigi e dei ministeri è avere persone capaci di gestire efficacemente i fondi del Pnrr. La seconda priorità è la capacità di operare in maniera digitale e avere dimestichezza con l’Intelligenza artificiale non solo perché si sa cosa è, ma anche perché la si sa utilizzare. Non a caso la prossima iniziativa della Sna sarà l’avvio di un piano di formazione per l’IA”.

Come si crea l’incrocio tra domanda e offerta?

“Occorre creare un processo integrato. A una specializzazione che dall’alto si diffonde anche ai livelli intermedi e iniziali della Pa è necessario affiancare un processo inverso, in piena sintonia con la linea del ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo. Quindi più concorsi e una formazione continua”.

La Pa deve fare i conti con la fuga verso il privato. Come se ne esce?

“Pubblico e privato non sono due mondi contrapposti. Non devono guardarsi con diffidenza, ma conoscere l’uno il linguaggio dell’altro. Al privato occorrerebbe aprire aree di dialogo con la Pa, mentre la Pa potrebbe acquisire dal privato elementi per accelerare la realizzazione dell’interesse pubblico. Dall’incrocio può nascere una nuova cultura della cooperazione che fino ad oggi è stata molto predicata ma poco praticata”.

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