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L’intesa Ue-Mercosur divide il made in Italy

Foto di gruppo dei capi di Stato del Mercosur

 

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L’accordo azzera le tariffe con il mercato sudamericano per molti brand, ma apre le porte all’import agroalimentare low cost
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Un negoziato «che temiamo non garantisca una reale reciprocità con i partner commerciali e crei uno squilibrio sul mercato e concorrenza sleale». «L’apertura al Mercosur è un segnale importante in favore del libero mercato proprio in un periodo in cui sembrava se ne fossero perse le tracce. Questi sono gli accordi commerciali che ci piacciono». Le posizioni di Unaitalia (filiera avicola) e della Uiv (Unione italiana vini) sull’accordo commerciale appena varato dalla Commissione Europea non potrebbero essere più distanti. Se il trattato con gli Stati Uniti sui dazi viene respinto con forza da tutto il mondo agricolo, italiano ed europeo, il Mercosur invece ha avuto un’accoglienza differenziata, a seconda del settore di produzione. Perché, se da un lato spariscono le tariffe doganali e aumentano le tutele per 344 indicazioni geografiche protette, delle quali 57 sono italiane, e si mettono al bando i prodotti contraffatti che le imitano nei Paesi del Mercosur, dall’altro si aprono le por…

Un negoziato «che temiamo non garantisca una reale reciprocità con i partner commerciali e crei uno squilibrio sul mercato e concorrenza sleale». «L’apertura al Mercosur è un segnale importante in favore del libero mercato proprio in un periodo in cui sembrava se ne fossero perse le tracce. Questi sono gli accordi commerciali che ci piacciono». Le posizioni di Unaitalia (filiera avicola) e della Uiv (Unione italiana vini) sull’accordo commerciale appena varato dalla Commissione Europea non potrebbero essere più distanti. Se il trattato con gli Stati Uniti sui dazi viene respinto con forza da tutto il mondo agricolo, italiano ed europeo, il Mercosur invece ha avuto un’accoglienza differenziata, a seconda del settore di produzione. Perché, se da un lato spariscono le tariffe doganali e aumentano le tutele per 344 indicazioni geografiche protette, delle quali 57 sono italiane, e si mettono al bando i prodotti contraffatti che le imitano nei Paesi del Mercosur, dall’altro si aprono le porte a un consistente aumento, a dazi zero, di importazioni di riso, etanolo, carni bovine, pollame, zucchero, che mettono in allarme le confederazioni agricole, dall’europea Copa Cogeca fino a quelle di casa nostra, Coldiretti, Confagricoltura e Cia. Proteste anche dal mondo delle cooperative: «Dall’intesa con il Mercosur l’agroalimentare risulta ancora una volta, come nell’intesa sui dazi con Trump, il settore più penalizzato, sacrificato come merce di scambio al fine di ottenere vantaggi per altri comparti», lamenta il presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei.

L’accelerazione di dicembre

Dopo anni di tentennamenti, l’accordo con l’organizzazione che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay è stato firmato a dicembre dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, un’accelerazione dettata dalle prospettive di una guerra commerciale con gli Usa, poi puntualmente esplosa. Qualche giorno fa il via libera della Commissione Ue: adesso servono quello del Consiglio, a maggioranza qualificata, e del Parlamento, a maggioranza semplice. Con molta probabilità arriveranno: la convinzione più diffusa, dai conservatori fino alle sinistre, è che l’Europa abbia estremo e urgente bisogno di allargare la sua sfera di libero scambio con Paesi terzi, per sottrarsi alla morsa e ai ricatti degli Stati Uniti.

Le posizioni nel Parlamento europeo

«Con il Mercosur c’è un interesse strategico che va oltre il commercio - argomenta Herbert Dorfmann (Svp-Ppe) componente della Commissione Agri e della delegazione per le relazioni con il Mercosur - sono Paesi molto vicini a noi per cultura e storia, ci sono ampie comunità di origine italiana, spagnola o portoghese, e questo è un vantaggio per i nostri agricoltori: lì sono molto più interessati a mangiare cibo italiano piuttosto che danese o polacco. Sono legami da rafforzare, se non vogliamo che finisca come con l’Africa, in mano ai cinesi». Non molto diversa la posizione di Dario Nardella (Pd- S&D), altro componente della Commissione Agri: «In una situazione in cui l’Europa rischia un forte isolamento geopolitico, aprire ai grandi mercati è fondamentale. Ma mentre per prodotti come i vini e i formaggi c’è una grande convenienza da parte nostra a esportare, su altri settori come l’import di carne o di zucchero bisogna fare molta attenzione. Per questo il rispetto della reciprocità degli standard produttivi, e il blocco delle importazioni nel caso di violazione di questi standard, sono le condizioni indispensabili per sostener il Mercosur anche sul fronte agroalimentare». Anche in Commissione Agri, e nell’Europarlamento in generale, però, ci sono posizioni contrarie all’accordo: «Il Mercosur ancora una volta usa l’agricoltura e il nostro Made in Italy - rileva Valentina Palmisano (M5S-The Left) come merce di scambio per rafforzare il comparto industriale e le esportazioni di automobili tedesche nell’America latina. Dopo i tagli alla Pac e i dazi americani, questo accordo commerciale è l’ennesimo tradimento al comparto agricolo».

Rafforzate tutele e salvaguardie

La Commissione rivendica l’importanza delle salvaguardie ottenute, che si aggiungono al fondo da 6,3 miliardi di euro per compensare gli agricoltori da eventuali danni: se l’import dei prodotti considerati a rischio aumenta di oltre il 10%, o il prezzo sale di oltre il 10%, scatta un’indagine, con procedure velocizzate. I quattro Paesi del Mercosur hanno una popolazione di 270 milioni di persone, e al momento assorbono 84 miliardi di euro di esportazioni Ue. Bruxelles calcola che l’abbattimento di oltre il 90% dei dazi (che adesso per un largo spettro di prodotti vanno dal 14 al 35%), e la riduzione di molti altri, farà risparmiare alle aziende esportatrici più di 4 miliardi di euro l’anno. Le proiezioni Ue sono di un aumento dell’export del 40% nel giro di pochi anni, con un vantaggio che si potrebbe tradurre in 50 miliardi di entrate in più.

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