Vitelli (Azimut-Benetti): “Più qualità per vincere i dazi. Abbandonare la nautica green è un errore”
dal nostro inviato Diego LonghinCANNES – “Abbiamo sperato fino all’ultimo di essere esenti, come altri settori. Nel 2025 siamo riusciti a gestire la situazione, riuscendo a mandare negli Stati Uniti una mole importante di consegne, accelerando anche quelle non previste nei 90 giorni di intermezzo con tariffa al 10%. Questo ci ha permesso di ammortizzare gli effetti. L’onere in più è stato diviso tra noi, il distributore e il mercato. Sull’anno prossimo è innegabile che il tema andrà riaffrontato, anche perché si è passati al 15% e perché con il dollaro debole il peso effettivo è anche maggiore”. Giovanna Vitelli, presidente del gruppo Azimut-Benetti, primo produttore al mondo di superyacht, parla dal Salone della nautica di Cannes, primo evento del mese dedicato al settore, poi ci sono le fiere di Genova e Monaco.
Quali saranno gli effetti sul settore?
“Dipende. Il filone dei superyacht sarà il meno toccato. L’armatore che acquista, se non è stanziale, magari fa l’inverno ai Caraibi e l’estate nel Mediterraneo, può …
CANNES – “Abbiamo sperato fino all’ultimo di essere esenti, come altri settori. Nel 2025 siamo riusciti a gestire la situazione, riuscendo a mandare negli Stati Uniti una mole importante di consegne, accelerando anche quelle non previste nei 90 giorni di intermezzo con tariffa al 10%. Questo ci ha permesso di ammortizzare gli effetti. L’onere in più è stato diviso tra noi, il distributore e il mercato. Sull’anno prossimo è innegabile che il tema andrà riaffrontato, anche perché si è passati al 15% e perché con il dollaro debole il peso effettivo è anche maggiore”. Giovanna Vitelli, presidente del gruppo Azimut-Benetti, primo produttore al mondo di superyacht, parla dal Salone della nautica di Cannes, primo evento del mese dedicato al settore, poi ci sono le fiere di Genova e Monaco.
Quali saranno gli effetti sul settore?
“Dipende. Il filone dei superyacht sarà il meno toccato. L’armatore che acquista, se non è stanziale, magari fa l’inverno ai Caraibi e l’estate nel Mediterraneo, può scegliere una bandiera diversa da quella degli Usa. La fascia 50-80 piedi, per intendersi le imbarcazioni medie, potrebbe essere la più colpita, così come quella delle barche più piccole, dove però la presenza di Azimut-Benetti è marginale”.
Che fare?
“Toccare livelli sempre più alti di prodotto e cercare nuovi mercati. Non è un caso che da qualche anno abbiamo orientato la produzione verso una fascia medio-grande e medio-alta. Stare su un livello premium ci permette di stare fuori dal coro. Non è un caso che alcuni anni fa abbiamo presentato una nuova gamma di prodotto che si chiama Seadeck: qualcosa di unico e diverso che può resistere anche all’effetto negativo dei dazi”.
Giovanna Vitelli, presidente di Azimut-Benetti
Guardate ad altri mercati oltre agli Usa?
“Siamo sempre stati forti in Medio Oriente. E stiamo crescendo ancora. Quest'anno in particolare abbiamo ben sfruttato l’incremento dell’Arabia Saudita, dove abbiamo fatto 300 milioni di fatturato. Stiamo spingendo anche in Asia, dove il mio visionario papà fu uno dei primi ad affacciarsi: siamo reduci da un evento a Tokyo che ha coinvolto tutta la nostra rete tra Hong Kong, Singapore, Vietnam, Tailandia, Filippine e Indonesia”.
La Cina è uno sbocco?
“Storicamente hanno un approccio al sole e al mare differente rispetto al nostro, ma stiamo vedendo un cambio generazionale. C’è una nuova fascia che ha studiato in America oppure in Europa, ha assorbito abitudini differenti, anche nel lifestyle, e sta decisamente cambiando l'attitudine allo yachting. Noi stiamo cercando di arrivare prima di altri, anche nel rendere le nostre imbarcazioni in generale moderne, pure nel gusto e nello stile, come l’ultimo Magellano, progetto svelato a Cannes e firmato dall’architetto De Lucchi (sarà pronto per il 2026, ndr), o il B.Neos di Benetti, una barca minimal e smart che vuole ridefinire il concetto di andare per mare prendendo ispirazione dal mondo della vela (pronto per il 2028, ndr)”.
Decarbonizzazione: i target nel settore stanno cambiando anche nella nautica?
“È chiaro che nelle agende di Trump e di Putin, che tengono banco sul fronte geopolitico, questo tema non è presente. C’è il rischio che passi in secondo piano anche per noi. Ed è sbagliato. Ritengo che, come Europa e come settore, la decarbonizzazione si debba portare avanti con un approccio diverso da quello che è stato tenuto fino a ora, in maniera estremista e ideologica. C’è una parte del nostro comparto che l’ha portata avanti così, facendo grandi annunci a cui però non è seguito nulla di concreto”.
Voi come lo interpretate?
“Tre sono gli elementi su cui lavorare. Il motore, che per noi vuol dire un diesel elettrificato, ibrido. Ed è solo uno degli ingredienti, non la soluzione. Non crediamo per ora né nell’idrogeno né nell’etanolo, annunci che possono essere molto sexy, ma non pragmatici e concreti. Noi crediamo nell’innovazione della cantieristica navale. Per cui gli altri due ingredienti su cui abbiamo molto lavorato sono stati l'alleggerimento delle imbarcazioni, grazie agli investimenti in carbonio, così da diminuire la potenza installata e quindi i consumi. E poi c’è il terzo elemento che è la forma della carena. Tutto questo ha portato a un risparmio di circa il 30% dei consumi, ma in modo seriale, sulle imbarcazioni varate e che ora sono in mare. Risparmi che dovrebbero essere decodificati grazie a un’etichetta energetica del comparto per classificare le imbarcazioni: sarebbe una grande innovazione. Altro tema su cui vogliamo incidere sono i consumi in porto, che spesso hanno un peso maggiore rispetto a quelli della navigazione. Abbassare già del 50% i consumi dell’aria condizionata o di altri servizi dell’hotellerie di bordo sarebbe un successo, ci stiamo lavorando”.
Il vostro piano di sviluppo prevede investimenti da 115 milioni al 2027 anche nelle sedi e nei cantieri, quali?
“Lo scopo del piano è aumentare la capacità produttiva, incrementando anche le dimensioni medie delle imbarcazioni. Ad Avigliana, in provincia di Torino, arriveremo a costruire barche fino a 28 metri. Prima eravamo al massimo a 20 metri. E poi stiamo rafforzando i poli di eccellenza del gruppo: ci sono lavorazioni particolari, come l’acciaio piccolo e la vetroresina, che abbiamo deciso di internalizzare, anche nel polo in Toscana”.