ROMA - Pagare più tasse adesso, meno nei prossimi anni. Una sorta di prestito a tasso zero allo Stato. Sul tavolo dei tecnici del governo che lavorano alla manovra rispunta lo schema che l’esecutivo scelse l’anno scorso, proprio con la legge di bilancio, per raccogliere 3,4 miliardi in due anni (2025 e 2026) dalle banche.
L’idea, anticipata da Repubblica a fine agosto, è ritornata a circolare ieri in ambienti di mercato alla luce delle simulazioni delle ultime ore: i calcoli riguardano la possibilità di allungare il congelamento delle deduzioni delle Dta (imposte differite attive) fino al 2027, un anno in più rispetto al biennio interessato dalla misura approvata con l’ultima Finanziaria. L’incasso aggiuntivo sarebbe stato stimato tra 1 e 1,5 miliardi, ma i conteggi sono ancora in corso perché agganciati a una serie di fattori ancora da definire con precisione. In ogni caso, lo schema è fermo alla valutazione tecnica.
ROMA - Pagare più tasse adesso, meno nei prossimi anni. Una sorta di prestito a tasso zero allo Stato. Sul tavolo dei tecnici del governo che lavorano alla manovra rispunta lo schema che l’esecutivo scelse l’anno scorso, proprio con la legge di bilancio, per raccogliere 3,4 miliardi in due anni (2025 e 2026) dalle banche.
L’idea, anticipata da Repubblica a fine agosto, è ritornata a circolare ieri in ambienti di mercato alla luce delle simulazioni delle ultime ore: i calcoli riguardano la possibilità di allungare il congelamento delle deduzioni delle Dta (imposte differite attive) fino al 2027, un anno in più rispetto al biennio interessato dalla misura approvata con l’ultima Finanziaria. L’incasso aggiuntivo sarebbe stato stimato tra 1 e 1,5 miliardi, ma i conteggi sono ancora in corso perché agganciati a una serie di fattori ancora da definire con precisione. In ogni caso, lo schema è fermo alla valutazione tecnica.
Interpellato sull’ipotesi all’uscita dalla riunione su Stm al ministero delle Imprese, il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha risposto così: “Lo apprendo solo adesso”. E infatti il Mef smentisce le cifre in circolazione spiegando che l’intervento sulle Dta è “solo una delle ipotesi prese in considerazione: dobbiamo parlarne con le banche, senza dialogo non si fa niente”.
A spingere per un incontro con gli istituti è Forza Italia, che resta contraria a una tassa extra: "No a nuove tasse, nessuna ipotesi di tassare gli extraprofitti, le banche italiane sono già le più tassate d’Europa”, dice il portavoce nazionale del partito, Raffaele Nevi. Cautela in casa Fratelli d’Italia: “Bisogna studiare delle misure che siano eque”. Il leader della Lega, Matteo Salvini, insiste affinché le banche “diano una parte dei loro enormi guadagni”.
Seppure con idee differenti, i tre partiti al governo puntano a un incontro con l’Abi a stretto giro. Fonti di maggioranza riferiscono di contatti costanti e della disponibilità dell’associazione bancaria a sedersi al tavolo per affrontare il tema, sottolineando però che un accordo esiste già. È quello sulle Dta in vigore quest’anno e il prossimo. L’ipotesi tecnica di un allungamento al 2027 potrebbe cambiare le carte in tavola.