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I fondi con Nagel, i cinesi divisi: ecco chi ha bloccato l’offerta di Mediobanca su Banca Generali

MEDIOBANCA SEDE PIAZZETTA CUCCIA (SALMOIRAGO FOTOGRAMMA/Fotogramma, MILANO - 2019-11-12)

 (fotogramma)

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Blackrock, Vanguard, Fidelity, Ishares, Norges Bank e altri investitori hanno detto “sì” all'operazione; pure Nagel, ma non è bastato a farla passare. Tra gli astenuti, Delfin, Benetton, le casse di previdenza, Anima e Amundi. Contrari il Gruppo Caltagirone e la quotata D'Amico. I casi della banca centrale cinese e di Axa-Mps
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MILANO – La maggior parte dei fondi internazionali dalla parte di Alberto Nagel nell'offerta su Banca Generali. I gruppi Anima e Amundi, con le casse previdenziali, si sono invece schierati sul fronte opposto, preferendo l’astensione. La divisione emerge dal verbale dell'assemblea degli azionisti di Mediobanca del 21 agosto, che ha respinto l'operazione sulla società di risparmio amministrato controllata dalle Generali. Da ricordare che il 35,4% del capitale sociale si era detto favorevole all'operazione studiata da Nagel (perché passasse sarebbe servita la metà più un'azione), il 10,5% aveva detto chiaramente "no" e il 32,1% aveva preferito astenersi. Lo stop dell'assise ha spianato la strada a Mps, che così si è potuta portare sopra il 60% di Piazzetta Cuccia.

Chi ha detto "sì" all'offerta

Tra i soci che si sono espressi a favore dell'operazione su Banca Generali, si segnala il colosso dei fondi statunitense Blackrock, di recente salito al 5% di Mediobanca. Discorso analogo per Fide…

MILANO – La maggior parte dei fondi internazionali dalla parte di Alberto Nagel nell'offerta su Banca Generali. I gruppi Anima e Amundi, con le casse previdenziali, si sono invece schierati sul fronte opposto, preferendo l’astensione. La divisione emerge dal verbale dell'assemblea degli azionisti di Mediobanca del 21 agosto, che ha respinto l'operazione sulla società di risparmio amministrato controllata dalle Generali. Da ricordare che il 35,4% del capitale sociale si era detto favorevole all'operazione studiata da Nagel (perché passasse sarebbe servita la metà più un'azione), il 10,5% aveva detto chiaramente "no" e il 32,1% aveva preferito astenersi. Lo stop dell'assise ha spianato la strada a Mps, che così si è potuta portare sopra il 60% di Piazzetta Cuccia.

Chi ha detto "sì" all'offerta

Tra i soci che si sono espressi a favore dell'operazione su Banca Generali, si segnala il colosso dei fondi statunitense Blackrock, di recente salito al 5% di Mediobanca. Discorso analogo per Fidelity, con una quota del 2,8% spalmata su diversi veicoli, così come Vanguard, al 3,1% del capitale, e Ishares, al 2,3% secondo la fotografia assembleare scattata il 21 agosto.

Tra i grandi gruppi finanziari internazionali che hanno detto "sì" all'operazione, sia pure con quote di capitale minori, ci sono poi Ubs, T. Rowe Price, Russel Investments, Pictet, Nordea, Morgan Stanley, Jp Morgan, Invesco, Hsbc, Dws, Dpam, Bnp Paribas, Marshall Wace, State Street, Aviva e Axa. In quest'ultimo caso, da segnalare il voto favorevole alla conquista di Banca Generali anche dei due fondi "Axa Mps previdenza per te - crescita" e "Axa Mps financial designated activity", che sono il frutto della joint venture tra il gruppo francese e Mps, salita al controllo di Mediobanca con un'operazione ostile agli occhi di Nagel.

Anche diversi fondi pensione esteri dei lavoratori, con una nutrita rappresentanza di insegnanti, hanno votato a favore della mossa "difensiva" su Banca Generali: da California public employees retirement system, che possiede quasi 1,5 milioni di titoli pari allo 0,18% del capitale di Piazzetta Cuccia, a California state teachers' retirement system (quasi 1 milione di azioni), passando per Teacher retirement system of Texas e Teacher's retirement system of the State of Illinois.

Molti rappresentanti dell'ormai ex accordo di consultazione di Piazzetta Cuccia (si è sciolto dopo il successo dell'offerta di Mps) hanno votato a favore: da Finprog Italia della famiglia Doris (che poi ha consegnato la quota di quasi l'1% a Siena) ai Monge passando per la cassaforte Mais spa dei Seragnoli e per la Fin.Fer del gruppo Pittini.

Una menzione a parte va poi al fondo sovrano norvegese Norges Bank, in assemblea con una quota rotonda dell'1,6% di Piazzetta Cuccia. C’è poi la banca centrale cinese, People's Bank of China, che partecipato all'assise con un comportamento che può sembrare un po' contraddittorio: con 223.521 titoli ha detto "sì" all'operazione e con altri 161.526 ha optato per l'astensione.

Anche una quarantina di fiduciarie Spafid, per un totale di quasi 8,5 milioni di titoli pari a circa l'1% del capitale, si è espressa per l'acquisizione di Banca Generali. Infine, lo stesso Nagel ha schierato 1.050 suoi titoli di Piazzetta Cuccia per sostenere l'operazione che ha studiato in prima persona.

Chi ha votato "no"

In prima fila tra i contrari all'offerta c'è il gruppo Caltagirone, che ha in mano il 9,9% di Mediobanca nel complesso e che si è espresso in questo senso tramite tutta una serie di veicoli in possesso delle azioni. Hanno detto "no" anche il piccolo socio noto per i suoi interventi assembleari Marco Geremia Carlo Bava, con 15 azioni, e la quotata in Borsa D'Amico società di navigazione, con 50mila titoli.

La platea degli astenuti

Rispetto ai contrari, molto più nutrita l'assemblea degli astenuti, guidata dalla Delfin della famiglia Del Vecchio, al 19,8% di Mediobanca, e da Schema Delta dei Benetton, al 2,14. Tra i gruppi finanziari, spiccano gli italiani, con Anima (gruppo Banco Bpm), allo 0,74% del capitale distribuito su più veicoli, e la controllata Kairos, con una piccola quota. Anche Tages Capital ha schierato il suo 1% con gli astenuti e pure Banca del Fucino con 450mila azioni.

E lo stesso hanno fatto le casse di previdenza Enpam (medici), con quasi il 2% del capitale, Cassa forense con l'1% e Enasarco (agenti di commercio), al 2,34% tramite la piattaforma Miria.

Anche Unicredit, con 14,52 milioni di titoli corrispondenti all'1,78% diretto di Piazzetta Cuccia, ha optato per l'astensione in assemblea. E il gruppo francese del risparmio gestito Amundi (Gruppo Crédit Agricole, a sua volta primo azionista di Banco Bpm), che tra l'altro ha un accordo di distribuzione di prodotti con Unicredit, si è comportato nello stesso modo con circa lo 0,7% del capitale.

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